Tre cose solamente mi so’ in grado – Cecco Angiolieri

AngiolieriTre cose solamente mi so’ in grado – Cecco Angiolieri

Testo:

Tre cose solamente mi so’ in grado,

le quali posso non ben ben fornire:

ciò è la donna, la taverna e ’l dado;

queste mi fanno ’l cuor lieto sentire.

Ma sí me le conven usar di rado,

ché la mie borsa mi mett’al mentire;

e quando mi sovvien, tutto mi sbrado,

ch’i’ perdo per moneta ’l mie disire.

E dico: «Dato li sia d’una lancia!»

Ciò a mi’ padre, che mi tien sí magro,

che tornare’ senza logro di Francia.

Trarl’un denai’ di man sería più agro,

la man di pasqua che si dà la mancia,

che far pigliar la gru ad un bozzagro.

BIBLIOGRAFIA: Cecco Angiolieri, Le rime, a cura di Antonio Lanza, Archivio Guido Izzi, Roma, 1990. Si può vedere anche il testo stabilito da Gianfranco Contini in Poeti del Duecento, Milano – Napoli, Ricciardi, 1960 che adotta un’altra lezione.

Parafrasi:

Solamente tre cose mi sono gradite,

anche se non me le posso permettere come vorrei (nella quantità desiderata),

cioè la donna, la taverna (il vino) e il dado (gioco d’azzardo);

queste mi allietano il cuore.

Ma sono costretto a goderne raramente,

poiché la mia borsa (che contiene pochi soldi) mi smentisce (me le nega);

e quando ci penso mi metto a sbraitare (vado su tutte le furie),

poiché per la mancanza di denaro non posso soddisfare i miei desideri

E dico: «Che sia colpito (venga trafitto) con una lancia!»;

questo a mio padre, che mi tiene così a stecchetto

che tornerei dalla Francia senza logorìo (senza dimagrimento).

Infatti la mattina di festa, quando si dà la mancia,

sarebbe più difficile strappargli un soldo (a mio padre)

che far acchiappare la gru a una poiana

Schema metrico: sonetto con schema: ABAB ABAB CDC DCD


Commento:

La poesia di Cecco Angiolieri, seppur in contrasto con l’atmosfera del Dolce Stil Novo, ha al suo interno un carattere di colto gioco letterario. Nel sonetto in questione, che può essere preso come il manifesto del pensiero e della poetica dell’Angiolieri, i motivi del piacere fisico e del denaro non sono altro che quelli della tradizione goliardica mediolatina e dell’ascesa della nuova borghesia comunale. In effetti lui maledice l’avarizia paterna perché non può portare avanti un suo materialistico programma di vita ed è proprio questa la parte ove le risorse letterarie e retoriche dell’autore emergono meglio: l’eccezionalità dell’avarizia paterna (simbolo del contrasto generazionale tra genitori e figli oltre che dell’ordine contro il quale Cecco si scaglia) è suggerita da due paragoni iperbolici e nel secondo ricorre ad un classico topos dell’esempio impossibile tratto dalla caccia con gli uccelli rapaci, assai diffusa nel periodo medievale. Il sonetto si chiude così riconducendo il discorso al piano scanzonato e brillante della prima quartina. Stilisticamente, accanto a riferimenti concreti (le due terzine), non mancano né termini realistici (i tre termini chiave assieme a “sbrado”) né rime molto aspre (lancia / Francia / mancia; magro / agro / bozzagro).


Note esplicative:

  1. v. 1. mi so’ in grado: i sono gradite, mi interessano (so’, anche per la 3a persona plurale, è un tratto senese).

  2. v. 2. le quali posso non ben ben fornire: non posso procurarmi nella quantità desiderata.

  3. v. 3. la donna, la taverna e ’l dado:  i tre piaceri qui citati da Cecco sono ripresi dal carme goliardico di Ugo Primate Estuans intrinsecus; inoltre l’esordio del sonetto è una parodia della tecnica provenzale e stilnovistica del plazer poiché le cose che piacciono non sono raffinate bellezze ma donne mercenarie, il vino da taverna e il gioco d’azzardo.

  4. v. 5-6. ma sí … mentire: sono costretto a godermele raramente perché la mia borsa mi smentisce, me le nega perché contiene pochi soldi.

  5. v. 7-8. tutto mi sbrado … disire : vado su tutte le furie, impreco, poiché perdo per la mancanza di denaro le cose che desidero.

  6. v. 9. dato li sia d’una lancia: venga trafitto con una lancia. Il soggetto, come viene chiarito subito dopo, è il padre.

  7. v. 11. senza logro di Francia: che tornerei dalla Francia senza dimagrimento, data l’impossibilità di essere più magro. Il logro è un attrezzo di cuoio per richiamare il falcone, rapace usato nella caccia, che forniva delle migliori prestazioni quanto più veniva tenuto magro ed affamato.

  8. v. 12-13. trarl’un … mancia: sarebbe più difficile (agro) strappargli un soldo la mattina di una festività (pasqua) quando si danno le mance.

  9. v. 14. che far … bozzagro: che far catturare una gru ad una poiana (bozzagro), rapace non adatto alla caccia e tantomeno a quella della gru, più veloce e più grossa.

Figure retoriche e note linguistiche:

Discorso diretto (esclamazione): «Dato li sia d’una lancia!»

Paragoni iperbolici: esempio impossibile dell’adúnaton (la caccia con uccelli rapaci; l’impossibilità della poiana nel prendere una gru) e strappare al padre un soldo la mattina di un giorno festivo.

sbrado: il senese sbradare è forma equivalente a sbranare, da intendersi in senso figurato (mi dilanio interiormente).

pasqua: nell’italiano antico ha spesso il significato generico di “festività”, e qui potrebbe indicare l’Epifania.

mie (v. 5 “mia”) e mie (v. 8 “mio”): sono dei tratti senesi.

Prof. Francesco Martillotto

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