Una terra per Rufus favola sull’ immigrazione

Una terra per Rufus

Il gatto Rufus aveva fame da giorni. La signora che abitava lì se n’era andata, e nessuno si era più occupato di lui, se fosse rimasto non sarebbe vissuto a lungo. Era molto triste per aver lasciato il suo giardino dov’ era nato e vissuto. Quello era il suo mondo, aveva da mangiare e dell’ acqua. Più volte avevano cercato di farlo entrare in casa, ma lui amava il giardino, era quello per lui la casa. La signora abitava dentro e lui abitava fuori, era felice così. Era lì la sua terra, non gli mancava nulla, fino a quando la signora non se n’era andata, e lui aveva capito che se voleva salvarsi doveva andarsene anche lui.

Una notte, di tante passate in perlustrazione, aveva visto un posto che poteva fare al caso suo.

Entrò nel nuovo giardino, ma era molto stanco, e trovato un angolo appartato si acciambellò. Si era da poco addormentato, quando si svegliò sotto i morsi e i graffi di più gatti. Riuscì a liberarsi ma finì in una strada senza uscita. Il muro che aveva davanti era troppo alto per scappare. Ci provò, ma precitò a terra ferendosi. Gli altri gatti lo circondarono.

“Devi andartene, questa non è casa tua, è casa nostra, non vogliamo gatti stranieri qui!”

Rufus provò a muoversi ma si era rotto una zampa, e non riusciva a camminare.

“Sei ferito” disse il gatto più grosso. Ti concedo di rimanere finchè la tua zampa non sarà guarita.

Rufus si trascinò sotto un mucchio di foglie e si riaddormentò. Quando si svegliò, i gatti erano tornati e lo stavano fissando.

“La zampa ti fa tanto male?” chiese un gatto rosso.

“Solo se sto in piedi” rispose Rufus sottovoce.

“Questa notte perché non ti sei steso? avresti evitato di piangere e urlare, e noi avremmo potuto dormire.”

“Non ho fatto bei sogni” disse il gattino.

“Quindi i versi terribili che abbiamo sentito erano causati da un incubo?” chiese il Rosso.

“Sì” rispose Rufus dispiaciuto.

“E cosa stavi sognando per star così male?”

“Ho sognato la mia casa, e il giorno che ho dovuto lasciarla, ho pianto tanto perché non avrei mai voluto andarmene, nessuno vorrebbe andarsene dalla propria casa. Mi sento perso e solo. Mi chiedo se riuscirò a trovare un nuovo posto dove poter vivere, o se dovrò scappare di giardino in giardino perché nessuno accetterà di tenermi con sé. Lo so che non sono gradito. Vi capisco, questa è casa vostra, non mia, ma io una casa non ce l’ho più”.

“Quindi non sei venuto qui solo per un capriccio?” Chiese il Rosso.

“Non me ne sarei mai andato dalla mia terra, e i lamenti che hai sentito ne sono la prova. Ho sognato che ovunque mi recassi venivo picchiato, nessuno mi voleva, tutti pensavano, che il mio migrare fosse solo un capriccio, e non la sola scelta rimasta. Non voglio disturbare nessuno, sto solo cercando un giardino dove vivere. Vorrei dei nuovi amici, non chiedo altro.” Rufus scoppiò in un pianto disperato.

“Ti chiedo scusa per averti aggredito ieri sera” disse il Rosso, non avevo idea di quale motivo ti avesse portato qui, ma ora l’ho capito e ti chiedo di rimanere con noi per tutto il tempo che vorrai. Se non ti dovessi trovar bene sei libero di andartene, ma finchè starai con noi, rispettando le regole e comportandoti nel migliore dei modi, sarai considerato come un fratello.

Rufus era così emozionato che si mise a far le fusa, e miagolò un: “Grazie”

Rimase con loro per il resto della sua vita, e più il tempo passava, più era come se fosse sempre stato li, e tutti dimenticarano il giorno in cui era arrivato Rufus lo straniero, perchè ormai quella era casa sua.

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