Tarli asiatici del legno – Anoplophora glabripennis & Anoplophora chinensis malaisica

Anoplophora glabripennisTarli asiatici del legno – approfondimento

Anoplophora glabripennis ( 1856 Motschulsky) et Anoplophora chinensis malaisica (1865 Thomson)

Negli ultimi decenni si sono moltiplicate, con un andamento esponenziale, in tutto il globo le segnalazioni di “insetti alieni”. Cerchiamo di capire meglio di cosa ti tratta ed analiziamo il caso della Anoplophora glabripennis .

Colloquialmente, quando andiamo a parlare di “insetti alieni” ci riferiamo a specie che, per una serie di ragiorni, vengono a trovarsi, e da qui poi segnalate, al di fuori del loro habitat naturale. Nulla di male, verrebbe da pensare in un primo momento, purtroppo non è così. Nella maggior parte dei casi queste creature, introdotte in una ambiente diverso da quale si sono evolute, quindi privo di predatori naturali, proliferano senza controllo causando danni alla flora e fauna locale nonchè alla economia del Paese in cui si trovano.

Quando si iniziano a raccogliere le informazioni su di una “invasione” di un habitat da parte di una di queste specie non autoctone, si va sempre ad approfondire, già dalle prime battute, quali possano essere i i veicoli e/o i vettori che hanno permesso la diffusione di questa specie.

Poniamoci allora una semplice domanda, “Come ha fatto la Anoplophora glabripennis e raggiungere l’Italia dall’estremo oriente, suo habitat naturale?” Come in molte altre casi del genere la risposta che si è palesata ai ricercatori è stata sconcertante. Di fatti il veicolo, tramite cui questo coleottero ci ha raggiunto, sono state le assi di legname usate per proteggere le merci durante il trasporto dal Paese di origine.

Dentro questo materiale le larve hanno viaggiato, trovando a destinazione un ambiente a loro confacente iniziando a proliferare.

Addentriamoci nell’argomento e cerchiamo di conoscere meglio il soggetto di questa scheda; cercherò di soffermarmi sul come viene “contenuto” questo insetto all’estero, con particolare riferimento alle tecniche usate negli USA.

Tassonomia e Descrizione.

Classificazione Scientifica

Regno

Animalia

Phylum

Arthropoda

Classe

Insecta

Ordine

Coleoptera

Famiglia

Cerambycidae

Sottofamiglia

Lamiinae

Genere

Monochamini

Classificazione binomiale

Anoplophora glabripennis

(Motschulsky , 1853)

Sinonimi

Anoplophora nobilis

Ganglbauer , 1890

Anthonomus aeneotinctus

Champion , 1903

Il nome comune di A. glabripennis in Asia è “starry sky beetle” oppure “white-spotted longicorn beetle” come “white-spotted longicorn beetle”. Mentre, negli Stati Uniti, è meglio conosciuto col nome di “Asian long-horned beetle” o tramite il suo acronimo ALB[2].

Gli adulti si presentano di dimensioni importanti, il corpo ha dimensioni comprese tra 1,7 cm e 3,9 cm di lunghezza mentre le antenne possono raggiungere i 4 cm, anche 1,5/2 volte la lunghezza dell’insetto[2].

Di conolorazione scura, praticamente nera, presentano circa 20 macchie bianche sopra ogniuna delle due elitre, mentre le antenne si presentano con un bandeggio bianco e nero alternato per tutta la loro lunghezza. Questi insetti posso volare anche se per brevi distanze; la loro lunghezza e peso rappresentano un fattore limitante comune per tutti gli appartenenti alla famiglia dei Cerambycidae. È curioso notare che la parte superiore delle zampe, negli adulti presenta una colorazione bianco-bluastra  L’identificazione iniziale di questa specie può essere condotta tramite l’analisi delle elitre nonchè dal “motivo” presente sulle antenne[2].

Habitat e diffusione.

Il Tarlo asiatico del legno è nativo delle ragiorni del Est-Asia, elitariamente est-Cina, Corea e Giappone. Questa specie risulta essere invasiva al di fuori del proprio habitat originario[2].

Nelle regioni natie, A. glabripennis infesta principalmente piante di acero, pioppo ed olmo. Negli Stati Uniti si è riscontrato che, il nostro coleottero, si è totalmente adattato anche a piante del genere Aesculus, Albizia, betulla, katsura, frassino e Sorbus, nelle quali è riuscito a completare l’intero ciclo di sviluppo. D’altro canto in Canada il suo sviluppo è stato confermato solamente in alcune specie di piante quali l’acero, betulla, pioppo e nel salice. Tuttavia l’ovoposizione è stata osservata in altri tre generi di piante. Delle tre specie vegetali che vengono predilette dall’ A. glabripennis ,l’acero è la pianta più comunemente infestata, seguono olmo e salice. È importante notare che, in Europa, l’infestazione, con ciclo completo dell’insetto, è stato rilevato nelle piante di Acero, Aesculus, ontano, betulla, carmine, faggio, frassino, platani, pioppi, Prunus, salice, Sorbus.

Possiamo elencare le cinque specie di piante, nel Continente Europeo, che vengono predilette dal nostro tarlo sono, in ordine decrescente l’acero, betulla, salice, Aesculus e pioppo. È interessante notare che non tutte le specie di pioppo sono ugualmente suscettibili al loro attacco[3].

In Nord America la prima popolazione è stata scoperta nell’agosto del 1996 a Brooklyn, New York. Successivamente il coleottero è stato successivamente rilevato in altre aree in New York, successivamente nel New Jersey, Massachusetts, Illinois, Ohio, da qui in Ontario in Canada[4].

È interessante notare come l’ A. glabripennis, sia anche stato eradicato da alcuni di questi stati, provincie e regioni[2][5][6][7][8].

In Europa, sono state trovate delle popolazioni attivamente insediate sul territorio in Austria, Belgio, Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Svizzera [2]. In questi casi il coleottero è stato isolato, in queste aree, anche attraverso l’ispezione degli imballaggi in legno usati per le spedizioni internazionali di merci[2][9][10][11].

Ciclo di vita.

Una femmina adulta arriva a depositare tra le 45-62 uova durante tutto il suo ciclo di vita. Risulta essere particolarmente curioso il processo di deposizione. Sempre la femmina, crea un piccolo buco usando il suo apparato boccale, attraverso la corteccia dell’albero parassitato sul cui fondo depositerà un singolo uovo della lunghezza di 5-7 mm. Nel caso di uova deposte a fine state, autunno, esse sverneranno, nella cavità scavata dalla femmina, per schiudersi solo nella stagione successiva [2].

Le larve si presentano di forma allungata e possono essere lunghe 50 mm con un diametro di 5,4 mm  Le larve andranno a creare una “galleria di alimentazione” scavando nel tessuto vegetale della regione cambiale del tronco, mentre le larve mature preferiranno nutrirsi del “durame” presente più in profondità nel tronco.

Le larve passano attraverso 5 fasi di crescita durante un periodo di tempo di circa 1-2 anni (Fig. 4), questo periodo di tempo varierà in base alla temperatura oppure alla percentuale di umidità ambientale. La larva espelle i suoi escrementi poco distante dalla apertura originaria praticata dalla femmina al momento della oviposizione. Un singola larva può arrivare a consumare 1.000 cm2 di materiale arboreo durante tutta la sua esistenza. L’insetto non va incontro allo stato di pupa sino a quando non raggiunge un peso “critico”[1].

Il passaggio a stadio di pupa avviene solitamente in primavera, la larva si posiziona alla fine del tunnel, normalmente nell’alburno dell’albero (Fig 5 et Fig 5a). Lo sfarfallamento necessita di un periodo di tempo compreso tra i 12 ed i 50 giorni dal momento della deposizione. Una settimana dopo, lo sfarfallamento, l’adulto è già in grado di masticare il legno [2]. Gli dulti si nutrono di piccioli fogliari e possono mangiare, distruggendola, la morbida corteccia che è localizzata in prossimità dei rami più piccoli come, in alternativa concentrarsi sul tessuto del “cambio vascolare” della pianta[2].(Fig 6)

Uova, larve o pupe possono svernare all’interno dell’albero. Durante questa fase; le pupe sono inattive e lo sviluppo si blocca. Risulta interessante notare che il ciclo di vita andrà a riprendere quando le temperature, dell’ambiente esterno, supereranno di 10° Celsius [2] [3].

In casi emergenza le femmine possono copulare anche prima che sia trascorso il tempo necessario per alimentarsi adeguatamente; di fatti una massa minima di cibo assorbito, dall’esemplare, e direttamente collegato allo sviluppo delle ovaie.

Studi condotti in laboratorio, quindi in ambiente controllato, hanno indicato in 9-15 giorni il tempo necessario per la maturazione femminile [12]. I maschi maturano, sessualmente, precocemente ed ecco che, in questo caso l’alimentazione del soggetto ha solo la funzione di sostenerne l’esistenza durante le normali attività [13]. Gli esemplari femmina seguono un particolare comportamento, relativamente alla gestione del territorio. Difatti, piuttosto che colonizzare nuove piante, espandendo l’areale della specie, preferiscono rimanere sulla pianta dove hanno trovato i natali. Le femmine adulte depongono le loro uova direttamente sulla piante dove sono nate e sviluppate nei loro primi stadi vita. Il luogo natio sarà abbandonato, a favore di una nuova sistemazione, solo nel caso in cui la densità di A. glabripennis sia troppo elevata o che la pianta ospite sia morta [2]. In occasione di questa dispersione, gli esemplari possono viaggiare fino a circa 2Km e mezzo dall’albero che li ha ospitati la stagione precedente. Per quanto possano raggiungere questa distanza, studi di “MARK-RECAPTURE”, ricattura di esemplari censiti, spesso solo con una macchiolina di vernice apposta sulla parte suepriore delle ali esterne, hanno evidenziato come il 90% degli adulti liberati dopo la marcatura si siano localizzati in una distanza massima di 1 Km dal luogo della libearzione [2] [3]. Questo, seguendo un pensiero di tipo estensivo, ci permette di supporre che anche in caso di “dispersione” gli esemplari non si allontanino troppo dall’albero dove sono nati.

Gli adulti generalmente , quando aggrediscono la pianta, prima infestano la corona delle stessa, per poi passare ai rami principali. Quando la pianta è ormai morente, l’insetto intaccherà il tronco [2].La longevità e la fecondità degli adulti sono influenzate dalla condizione della pianta, da quella delle larve, nonché dalla temperatura ambientale. In laboratorio, quindi a 25° Celsius ed a umidità costante, le femmine hanno vissuto per circa 202 giorni, mentre i maschi hanno evidenziato una aspettativa di vita minore attestandosi in circa 158 giorni.

Una Specie Invasiva.

Il regime alimentare delle larve, al di fuori del loro habitat naturale, causa una alta mortalità degli alberi infestati. Per questo A. glabripennis è causa di imponenti modificazioni sia negli ecosistemi forestali che in quelli urbani.

Negli USA è stato stimato che una diffusione incontrollata di questo insetto causerebbe la distruzione del 30,3 % del verde urbano, causando $ 669 milioni di perdite economiche. Per questo motivo il governo federale ha ingaggiato una lotta attiva verso l’insetto, volto alla sua eradicazione.

Il Monitoraggio.

L’infestazione di un albero può essere determinata andando alla ricerca dei fori di uscita, ( del diametro di 1-2 cm), sui rami più grandi delle corone degli alberi infetti (Fig. 7). In taluni casi si può notare la linfa trasudare dai fori di uscita; altri segnali di infestazione sono la presenza di segatura grossolana, o “frass”, sul terreno, attono agli alberi, o sui rami più bassi. Non solo, la presenza di alberi morti o morenti, foglie ingiallite, il tutto in assenza di siccità, sono indici di infestazione da A. glabripennis. Per avere la certezza di infestazione ci si può avvalere di apposite trappole allestite sia con ormoni tipici dell’insetto, come con un “KAIROMONE” vegetale, il tutto per attivare i maschi della specie eventualmente presenti nella prossimità della trappola stessa.

Tecniche più sofisticate sono state impegnate con successo. Tra queste annoveriamo sensori acustici per rilevare l’azione delle larve nei tronchi oppure cani appositamente addestrati a riconoscere l’odore del “frass”, (escremento dell’insetto), sull’albero[2].

Le infestazioni non vengono rilevate solamente in Natura, infatti negli USA, durante il loro impiego, i lavoratori, hanno denunciato la presenza di materiale infestato nei magazzini negli Stati di CA, FL, IL, MA, MI, NC, NJ, NY, OH, PA, SC, TX, WA e WI, mentre in Canada casi simili sono stati denunciati nel Grande Ontario [14]. Il Governo Canadese ha immediatamente intrapreso un programma di contenimento molto aggressivo a seguito del quale si è registrato l’ultimo avvistamento dell’insetto nel 2007. Solo il 5 aprile 2013 le autorità canadesi hanno dichiarato il territorio libero da questa specie, revocando le restrizioni al movimento di matereiali di origine arborea sul territorio nazionale [15].

Nel settembre del 1998 le norme doganali statunitensi sono state modificate in modo tale da richiedere che i materiali di imaballaggio, in legno, proveninanti dalla Cina, vengono trattati chimicamente o essiccati in forno, questo per impedire l’arrivo di ulteriori esemplari infestanti.

Ispezioni fianlizzate alla ricerca di parassiti, nuove regole e la consapevolezza, da parte del pubblico, sono passaggi cruciali per la prevenzione della diffusione del coleottero.

Quarantena.

Le quatantene sono state stabilite nelle aree infestate per prevenire la diffusione accidentale A. glabripennis da parte dell’uomo (Fig 8). L’uso di materiali di imballaggio in legno massello (SWPM) usata negli imballaggi di merce ed attrezzature trasportate via nave, sono sottoposti a specifici regolamenti relativamenti ai trattamenti a cui sottoporli nelle varie condizioni [16][17].

Gestione e Contrasto.

Tutti gli alberi infestati devono essere rimossi da personale specificatamente addestrato, questo per avere una ragionavole certezza che la procedura venga effettuata adeguatamente. Bisogna eseguire, oltre alla rimoziona della parte arborea, l’escavazione dell’apparato radicale che, come il resto della pianta, dovrà essere rimosso e poi adeguatamente smaltito. L’aggressione della forma audulta e larvale, avviene attraverso l’ausilio di prodotti chimici iniettati, quali IMIDACLOPRID, CLOTHIANIDIN, DINOTEFURAN.

Gli insetticidi impiegati sulle piante presentano un limite, ovvero non si distribuiscono uniformemente in tutti i tessuti vegetali, questo comporta che alcuni A. glabripennis sopravvivano al trattamento[2]. Viste le combinazione di diversi fattori che spaziano dalle mere preoccupazioni sulla efficacia o meno del trattamento, senza considerare gli eventuali costi di realizzazione, passando per gli effetti “non target su altri insetti”, è obbligo che le decisioni relative sia il trattamento iniziale, per il focolaio di infestazione, che eventuali azioni preventive riguardano solo il personale scientifico [2].

Basti pensare che nella sola Chicago, per eradicare l’infestazione sono stati abbattuti più di 1.500 alberi. In New York 6.00 alberi infetti hanno causato l’abbattimento di ulteriori 18.000 esemplari, a scopo cautelativo. Di numeri più imponenti parliamo quando affrontiamo l’infestazione del New Jersey (USA). Qui 700 alberi infestati da A. glabripennis, hanno condotto l’abbattimento, a scopo preventivo, di ulteriori 23.000 esemplari di flora [18]; nonostante questo impegno si continua a scoprire nuovi soggetti arborei infetti[19]. Per procedere alla ripiantumazione delle aree infestate si è preceduto alla selezione di nuove specie arboree resistenti alla aggressione di A. glabripennis. Queste piante riescono a riempire rapidamente le fosse di oviposizione con della linfa, oppure producono del tessuto “calloso” che va ad incapsulare e quindi ad uccidere le uova [2].Il controllo biologico, condotto tramite l’uso di organismi antagonisti a A. glabripennis, è stato usato in alcune aree infestate specialmente in Cina. Funghi come Beauveria brongniartii agiscono riducendo la lunghezza di vita sia delle larve che delle forme adulte. Altre specie funghine, quali Metarhizium e Beauveria asiatica riducono l’aspettativa di vita delle forme adulte dell’insetto. L’impiego di parassitoidi di A. glabripennis non è consigliabile in quanto presentano una vasta gamma di ospiti, questo li rende inadatti come agenti di controlo. L’impiego di uccelli quali Picchi (famiglia dei Picidae vigors) rappresentano una fonte significativa di mortalità. Solitamente i Paesi che combattono contro l’infestazione non adottano il controllo biologico quale primo approccio [2].

Eradicazione.

In Nord America, dove i focolai di infestazione sono di piccole dimensioni, A. glabripennis può potenzialmente essere eradicata [2]. È regola che quado gli alberi infestati vengono rimossi o trattati, tutti gli altri presenti entro una distanza prestabilita , che siano siti sia su suolo pubblico come privato, dovrebbero essere ispezionati da personale addestrato. Le aree infestate vengono riesaminate almeno una volta l’anno per un periodo di 3-5 anni da quando è stato individuato o l’ultimo scarabeo o l’ultimo albero infestato.

A. glabripennis è stato eradicato da Islip (Long Island), Manhattan, da Staten Island in New York, Jersey City in New Jersey, Chicago, nell’Illinois e Boston Massachusetts. Inizialmente dichiarato eradicato a Toronto, Ontario è stato poi riscoperto nel 2013 [2].Nel 2012 fu registrato il primo focolaio di A. glabripennis nel Regno Unito, rilevandolo a Paddock Wood nel Kent, vicino a piccole attività commerciali che avevano importato del materiale dalla Cina. Furono impiegate nuove tecniche per controllare l’epidemia; questo nuovo approccio compreso l’impiego di 2 cani, appositamente addestrati, provenienti dall’Australia, in grado di sentire l’odore degli insetti sugli alberi. Alla fine del primo anno anno, i controlli portarono alla eradicazione ed incenerimento di 1.500 alberi che si trovavano in campi e/o sui bordi delle strade, 700 in aree pubbliche e/o giardini privati. Dal 2017 non si sono più registrati avvistamenti del coleottero [20].

Situazione in Italia.

In Italia, il tarlo asiatico è stato rinvenuto per la prima volta nel 2007 in Lombardia. In seguito la sua presenza è stata segnalato in altre due Regioni. Lo stato Italiano tramite il “ Decreto Ministeriale 9 novembre 2007 “Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il cerambicide asiatico Anoplophora chinensis (Thompson). ” (pubbl. sulla G.U. n. 40 del 16/02/2008)”, ha stabilito le norme di azione in caso di infestazione [23].

Regione Lombardia:
Nel giugno del 2007, il coleottero invasivo è stato scoperto a Corbetta, in un giardino privato. Un acero e tre betulle presentavano i sintomi di infestazione.
Nel marzo del 2010 sono stati ritrovati due aceri infestati a Vittuone. Nel 2011 e nel 2012 qui non sono più stati osservati i sintomi di un attacco.
Nel 2013 si sono trovati due aceri infestati a Sedriano: si ritiene che l’infezione sia da ricondurre a una azienda che in passato sul sito aveva lavorato con materiale di imballaggio.

Regione Veneto:
Nel 2009 in un giardino a Cornuda è stato trovato un acero infestato da ALB, mentre nel 2010 si è trovato un gruppo di alberi infestato nel comune di Maser.

Regione Marche:
Nel meso di agosto 2013 sono stati osservati fori di sfarfallamento e ovideposizioni su un acero in un giardino privato a Grottazzolina[21].

Regione Piemonte.

Agosto 2018. Il coleottero è stato avvisato in localitò Vaie (Torino). Si tratterebbe del primio focolaio in Piemonte. L’Anoplophora glabripennis è stato identificato in una zona di verde pubblico. La situazione è sotto attento monitorarrio da parte delle autorità competenti della Regione Piemonte. In parallelo alla attività di contrasto è iniziata una camapagna di sensibilizzazione da parte della popolazione relativamente al pericolo che questa specie alloctona manifesta per la nostra flora[22].

Bibliografia.

bibliografia

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