Stallion – From The Dead – Recensione musica

Stallion – From The Dead

 

Anno: 2017

Provenienza: Germania

Genere: speed metal

Membri: Aaron – batteria; Äxxl – chitarra; Oli G. – chitarra; Pauly – voce; Niki – basso

Casa discografica: High Roller Records

 

  1. Underground Society
  2. Down And Out
  3. Hold The Line
  4. Waiting For A Sign
  5. From The Dead
  6. Kill Fascists
  7. Lord Of The Trenches
  8. Blackbox
  9. Step Aside
  10. Awaken The Night

 

Gli Stallion vengono dalla ricchissima produttrice di metal Germania. Nati nel 2013, propostisi al pubblico come nuova grande promessa dello speed metal con quell’EP Mounting The World che colpì un po’ tutti e autori di un primo album, Rise And Ride, a mio avviso deludente. Niente è perduto comunque. From The Dead infatti mi giunge alle orecchie come la seconda possibilità e devo dire che sono rimasto ampiamente soddisfatto. Se nel primo lavoro il gruppo tedesco mi era sembrato approssimativo, inoffensivo e poco originale, per non dire a tratti ridicolo, stavolta ho trovato la proposta sviluppata molto meglio, con più personalità e maggiore vigore. Tanto che per tutta la lunghezza di From The Dead assistiamo ad uno speed metal potente, energico e ben eseguito. Certo, niente di particolarmente originale, ricordiamoci che gli Stallion sono un gruppo speed metal al 100%, innamorato degli anni ’80 e che se ne infischia delle mode. Ma fidatevi, la fattura di quello che sentirete è di livello. Si parte con il forte impatto e l’alta velocità di Underground Society che mette in luce tutto il senso di appartenenza alla scuola europea. Tuttavia Pauly nel ritornello si esibisce in un cantato che ricorda Mike Howe dei Metal Church. Complessivamente il pezzo funziona alla grande grazie alla sua stentorea anima heavy metal. Uno dei valori aggiunti di From The Dead sono sicuramente i suoni di chitarra caldi e corposi, caratteristica riconoscibile su Down And Out. Headbanging puro seguito da una battaglia di chitarre classica ma efficace. Micidiali e terremotanti le ripartenze. Gli Stallion ricordano i primi lavori dei connazionali Alpha Tiger, ma con una sostanziosa aggiunta vitaminica e un suono più sporco. Le atmosfere anni ’80 sono dietro l’angolo e ritornano alla mente entità dimenticate del passato come i Gravestone di Back To Attack. Hold The Line prosegue su questo sentiero spumeggiante e stradaiolo fatto di sentimento puramente ottantiano. Waiting For A Sign è uno dei momenti più riusciti del disco, per completezza stilistica. Arrangiamenti di tastiera che potrebbero piacere ai fan degli Europe, heavy metal classico spezzato perentoriamente da accelerazioni speed. Il tutto orchestrato nel rispetto dell’identità fiera e ribelle del gruppo.

In From The Dead gli Stallion si sbizzarriscono nella traccia più violenta. Thrash fatto di riff velocissimi e grattati, batteria pestatissima e cori potenti, che comunque non smentiscono l’approccio di base che rimane epico e heavy e continua a filare coerentemente. Pezzo costruito molto bene, di grande fattura ed incisività.
Piuttosto inaspettatamente i cinque tedeschi incidono su pietra un attestato politico con la dichiarazione d’intenti Kill Fascists. Un attacco chiaro ma brevissimo, che va a sottolineare la copertina raffigurante un cavallo che emerge dal sottosuolo per irrompere in un’adunata nazista. 17 secondi in cui gli Stallion mandano a morire i fascisti con lo speed metal. Il trittico seguente, di indubbia qualità, composto da Lord Of The Trenches, Blackbox e Step Aside è tellurico, energico e sconquassante metal con ottimi duelli di chitarra. Per la conclusione i nostri scelgono un brano lungo ed epico che sembra promettere bene. Awaken The Night infatti, dopo una partenza che recupera le semi ballate d’altri tempi, si libera in un crescendo convulso e da brividi che sfocia in un bellissimo assolo di chitarra. 6 minuti di pura estasi metal.

Gli Stallion sono vivi e con From The Dead hanno dimostrato di saperci fare alla grande. I denigratori del metal classico lo troveranno già sentito, ma i veri intenditori del genere ne capiranno il valore.

Voto: 9

Zanini Marco

 

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