Song To Song – Recensione film

Song To Song

 

Anno: 2017

Titolo originale: Song To Song

Paese di produzione: USA

Genere: drammatico, sentimentale

Regia: Terrence Malick

Produttore: Nicolas Gonda, Sarah Green, Ken Kao

Cast: Michael Fassbender, Ryan Gosling, Rooney Mara, Natalie Portman, Cate Blanchett, Val Kilmer, Holly Hunter, Patti Smith, Flea, Anthony Kiedis, Iggy Pop, Josh Lydon, Bèrènice Marlohe, Florence Welch, Lykke Li, Callie Hernandez, Tom Sturridge, Austin Amelio, Chad Smith, Black Lips, Alan Palomo, Linda Emond, Dora Madison Burge, Spank Rock, Angela Bettis

 

Faye vuole vivere nella musica, vuole sognare, vuole volare, vuole viaggiare, vuole “cantare la sua canzone”. Per fare questo deve stare con il produttore discografico Cook. Un giorno però Faye conosce il musicista BV e se ne innamora. Cook, dal canto suo, inizia a frequentare la cameriera Rhonda. E così via, altre persone si aggiungono a questa incontrollabile danza dei sentimenti e del sesso. Parte un intrigo amoroso in cui i personaggi saltano da un fiore all’altro con fluida noncuranza. Ciascuno di loro tracciato con buona caratterizzazione: Faye la sognatrice con la testa fra le nuvole, vive un giorno alla volta lasciandosi travolgere da tutto; Cook lo spietato ed edonista magnate dell’industria discografica assoluto dominatore del guadagno e del sesso; BV il trasandato e talentuoso bonario; Rhonda, una ragazza normale con la famiglia in ristrettezze economiche incespicata nel lusso improvvisamente. Intorno a loro gravita un mondo della musica etereo, che li unisce, insieme ad altri comprimari, nella ricerca della libido, del successo e della libertà.

Da sinistra: Faye (Rooney Mara), Cook (Michael Fassbender) e BV (Ryan Gosling).

Com’è facile capire l’aspetto musicale è nello sfondo del nuovo film di Malick, che predilige bensì occuparsi di una vicenda sentimentale. Questo rende già il titolo Song To Song fuorviante ed inadatto. Ad essere sinceri di canzone non se ne sente nemmeno una intera e questo porta ad un ancora più profonda riflessione sull’intento del regista. Ci sono i personaggi storici (Flea, Anthony Kiedis, Iggy Pop, Patti Smith, John Lydon ecc..), ogni tanto si vede qualcuno su un palco, la folla, il moshpit, qualche rimando ai Die Antwoord (che di per se fa capire la parsimoniosa qualità musicale proposta). Aggiungiamo poi la maniera in cui il tema viene affrontato, estremamente superficiale e priva di una qualsiasi profondità che possa scatenare un qualche tipo di riflessione. In questo senso Song To Song è subdolo con il suo incedere inutilmente filosofico e pretenzioso. Caratteristica che rappresenta il suo regista in toto, con il suo stile onirico e anti convenzionale infarcito di voci fuori campo e dialoghi tagliati e rincollati per rendere il tutto più strano, ma poco scorrevole. Riconosciuto il fatto che Malick abbia gusto per l’immagine e cerchi di seguire gli ambienti con un innegabile rigore, si salta al piano contenutistico e ci troviamo di fronte ad un linguaggio narrativo volutamente complicato volto solo a rendere una trama molto dozzinale, un po’ insolita. Morale: la storia rimane una banale messa in scena di prevedibilissimi tradimenti, celata sotto modalità assolutamente sperimentali che non ne smentiscono la vera natura.

Song To Song vuole “cantare la sua canzone”, ma non la canta mai. Song To Song vuole risultare struggente ma annoia. Song To Song vuole essere suggestivo ma fa’ solo della gran retorica. Infarcire il proprio film con un linguaggio fuori dagli schemi solo per atteggiarsi è una presa in giro, non una scusa per essere giudicato per il proprio status di regista esperto. Cercare ostinatamente qualcosa di artistico in ogni movimento o ridicolo dialogo dei propri attori non vuol dire realizzare un’opera d’arte. Chiamatelo fumo negli occhi o aria fritta o truffa cinematografica. Del rapporto tra i suoi personaggi e la musica ciò che ci rimane è il nulla ed è ben rappresentato da Patti Smith che dice: “Potrei andare avanti per ore a suonare lo stesso accordo.” Il nulla. Per uno che aveva fatto La Sottile Linea Rossa è un bel cambio di registro. In negativo naturalmente.

Zanini Marco

 

 

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