Sogno o son desto? racconto di Alberto Zanini

Sogno o son desto?

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Le cuffie le indossava per isolarsi dal mondo esterno, e la musica gli impediva di pensare, di ricordare, di rimpiangere. In pantaloncini corti e scarpette correva per sfinirsi. Un cartello attirò la sua attenzione e in un attimo prese una decisione. Doveva, voleva ricominciare a vivere. Dopo una settimana vendette la casa dove aveva passato giorni felici, e si liberò dei mobili per tagliare definitivamente con il passato. Acquistò la casa bianca dove aveva visto il cartello. Di fronte sorgeva una costruzione identica tranne che nel colore. Un grigio scuro cupo ed opprimente. Al limitare delle due costruzioni vi era un campo d’erba. La giornata volgeva al termine e una calda luce radente accompagnava il sole verso il commiato. Luca era sdraiato sul divano con lo sguardo puntato verso la tenda di cotone chiaro davanti a lui, ma in realtà perso nei suoi pensieri. Lo incuriosiva il suo vicino di casa. Era riuscito a vederlo poche volte. Usciva e rientrava in orari poco convenzionali con il suo taxi nero. Alto, magro e sempre vestito di scuro. Riservato e silenzioso, sembrava non volesse intrattenere nessun tipo di rapporto con la gente. Il miagolio di Omero lo riscosse dalle sue meditazioni, si alzò e avvicinandosi alla finestra, fece appena in tempo a scorgere la coda rossa del suo gatto che furtivamente entrava nel giardino del misterioso vicino di casa. Un’imprecazione gli sfuggì di bocca, e senza un attimo di esitazione uscì dall’appartamento e si diresse verso la casa di fronte. Attraversò la strada e spinse il cancello socchiuso. Sull’albero di tasso che svettava accanto alla casa, 3 corvi gracchiavano rumorosamente. Giunto davanti alla porta, dopo un attimo di esitazione, suonò ed attese vanamente. Nessuna risposta. Eppure era sicuro che l’uomo fosse in casa, perché fuori c’era la macchina. Risuonò ed attese ancora. Silenzio. Con un gesto meccanico spinse la maniglia in giù e la porta si aprì senza rumore. Perfettamente oliata pensò. Si accorse di avere invaso una proprietà privata, ma oramai era troppo tardi ed allora con una voce leggermente tremante disse:<<C’è qualcuno? Buon giorno, sono il suo vicino di casa.>> Ancora silenzio. Luca, senza rendersene conto, spinse la porta ed entrò senza aspettare che il padrone di casa gli dicesse avanti. Il cuore incominciò a battere forte. Era sempre stato così, impulsivo, curioso fin da piccolo. E spesso aveva rimediato brutte figure. Entrando Luca si trovò in un ambiente ampio, dove due muretti, alti un metro circa, creavano tre spazi di dimensione diverse. La parete davanti aveva a destra una porta chiusa. Le pareti erano completamente vuote, niente quadri, niente specchi, solo un orologio appeso al muro. Luca rimase sorpreso e perplesso nel notare che mancavano le lancette, come se il tempo fosse annullato. La casa era in penombra, tutte le finestre avevano le tapparelle quasi completamente chiuse, e uno strano odore aleggiava in casa, come di terra umida e marcia. C’era freddo. Luca fece qualche passo in avanti cercando di percepire qualche rumore. Silenzio. Guardò a sinistra senza rilevare nessuna presenza, invece a destra vide una porta chiusa, e appena dopo un’altra socchiusa. Si avvicinò e sentì un brivido di freddo. Si accostò alla porta e la spinse lentamente mentre il cuore prese a battere più forte. L’aprì completamente e nel buio scorse una scala che scendeva. Con la mano cercò l’interruttore, accese la luce che illuminò una scala di pietra nera con i gradini consunti, che scendevano fino ad un piccolo pianerottolo di riposo per ripartire verso il basso. Luca rimase stupito dalla lunghezza della scala, e si chiese dove andasse così in profondità. All’improvviso gli parve di sentire dei mormorii, delle voci che si accavallavano e non gli consentivano di capire cosa dicessero. Lentamente incominciò a scendere, arrivò al pianerottolo e si spense la luce. <<Cazzo>>, gli sfuggi a denti stretti, sentì un moto di paura nel ritrovarsi al buio. Un interruttore a tempo, pensò. Ritornò su lentamente con le mani che toccavano il muro per guidarsi nella risalita. Ritrovò l’interruttore e riaccese la luce. <<Adesso cosa faccio? >>Si domandò titubante. Decise di scendere più velocemente. Riprese la discesa quasi di corsa, imboccò la seconda rampa e vide un secondo pianerottolo.<<Ma quanto scende questa scala? >>mormorò con il cuore che ormai batteva all’impazzata. La luce si spense di nuovo, ma Luca decise di appoggiarsi al muro e continuare la discesa. Sentiva una specie di lanugine sotto le mani, era il salnitro che aveva notato prima. La muffa denotava un ambiente insano ed umido, ed infatti l’odore che aveva sentito nell’appartamento era diventato più forte, mentre la temperatura si era sensibilmente abbassata, faceva proprio freddo, un brivido percorse il suo corpo. Sentì qualcosa sulla mano e con un moto di fastidio cercò di spazzarla via con l’altra mano, ebbe un brivido lungo la spina dorsale e si rese conto di essere invaso da decine di zampette, che dalla mano risalivano il braccio fino ad prendere possesso del corpo. Ormai in preda al ribrezzo e alla paura incominciò a dimenarsi e a scalciare, per cercare di liberarsi di quegli animaletti disgustosi. Sentì quelle presenze infilarsi anche sotto il jeans risalendo verso l’inguine. Incominciò a spogliarsi in preda alla follia, rimase in slip percuotendosi il corpo con le mani aperte nella speranza di togliersi quello schifo dal corpo. Recuperò il cellulare dalla tasca del jeans e l’accese per illuminare un attimo quel buio gelido e puzzolente di marcio. Vide una miriade di scarafaggi correre da tutte le parti. I brividi procurati dal freddo e dal ribrezzo divennero incontrollabili, allora riprese i suoi vestiti e se li rimise dopo un superficiale controllo. Riprese a scendere e sentì qualcosa di viscoso sul viso che gli procurò un ulteriore moto di disgusto. Con la mano cercò di rimuovere quello che lui credeva si trattasse di una ragnatela. Intanto gli parve di vedere un bagliore azzurrino nel buio quasi assoluto. Ansia, angoscia e vero terrore si alternavano in lui. Per un attimo pensò a lei. Spesso le tornava in mente durante la giornata. Lui le parlava come se fosse presente. <<Francesca>>, disse sottovoce, <<cosa sto facendo? Perché mi trovo qui?>> In un attimo ripercorse i momenti passati insieme. Il giorno del matrimonio vestita di bianco e bella come il sole. Come in un film scorsero le immagini dei giorni passati insieme. Pensò a lei infine distesa su quel letto di sofferenza, ormai divorata dal male vigliacco . Riprese a scendere ormai attirato dalla pallida luce che gli sembrava di scorgere in fondo alla scala. Lentamente, gradino dopo gradino, la luce aumentava di intensità, e gli parve di udire un leggerissimo mormorio. Si trovò su un altro pianerottolo dal quale ripartiva un’altra rampa che risultò essere l’ultima. Spasmi di paura lo invasero ad ondate. Da una porta socchiusa la luce azzurrina ormai illuminava abbastanza per rendersi conto che si trovava in uno scantinato umido e malsano. <<Ti stavo aspettando>> disse una voce fredda e impersonale. Luca sentì la voce uscire dalla stanza davanti a lui con la porta socchiusa. <<Entra pure, ti stavo aspettando Luca>> Sentendo il suo nome un altro brivido gli percorse la spina dorsale, qualcuno lo chiamava e lo conosceva. Ma chi poteva essere? E come faceva a sapere che c’era lui dietro la porta? Paralizzato dal terrore e con una voglia incredibile di scappare Luca incominciò ad indietreggiare lentamente cercando il gradino della scala. <<Sarebbe un peccato che tu andassi via, dopo tutto, credo che tu voglia sapere perché ti trovi qui.>> Paura e curiosità ormai si scontravano in lui. Si bloccò e percorse i metri che lo separavano dalla porta, la spinse e si trovò in una stanza dove una persona, fiocamente illuminata da una lampada alla sua destra, era seduta dietro ad un tavolo. Il freddo era veramente insopportabile, quasi doloroso. Si rese conto che una patina di ghiaccio ricopriva il pavimento rendendogli l’equilibrio precario. Il resto della stanza era in penombra, e faceva fatica a distinguerne i contenuti. L’uomo aveva davanti a se un enorme libro aperto. <<Qui c’è scritto che Francesca è già con noi>> l’uomo fece una pausa ad effetto aspettando la reazione di Luca, che rimase stordito da quelle parole. <<Cosa vuol dire?, ma lei chi è?>> sussurrò in preda ad una angoscia crescente. Il ricordo della moglie gli bruciava nel petto dolorosamente.

<<Non riesci proprio a capire chi sono? La tua mente si rifiuta di ammetterlo? Io sono una delle poche certezze della vita >> replicò l’uomo inclinando leggermente la testa di lato, come per studiarlo con attenzione. Luca cercò di replicare ma la voce rimase impigliata in gola.<<Sto sognando, si, sto sicuramente sognando>> disse flebilmente.

<< Filosoficamente potrei dire che sono solo per coloro che vivono, non per coloro che muoiono>> sentenziò l’uomo. <<Se credi in Dio non devi temermi perché sono legato inscindibilmente alla resurrezione, e dopo non avrai più sofferenze e dolori, e la tua vita sarà meravigliosa.>> Mentre l’uomo parlava, Luca scorse, nel buio di fianco al tavolo, due puntini rossi come la brace muoversi leggermente. Un debole ringhio gli procurò un brivido di paura. Altri due puntini apparvero alla destra dell’uomo e il sommesso ringhio si fece forte e spaventoso. L’uomo alzò leggermente la mano e il silenzio scese improvviso. <<Se invece sei ateo, allora purtroppo non credo che tu abbia molte speranze, perché negando l’anima che sopravvive al corpo dopo di me non esiste più nulla.>> concluse dispiaciuto l’uomo richiudendo rumorosamente il librone davanti a se.

Il rumore di un tagliaerba in funzione si perse nell’urlo sincopato di Luca, che si ritrovò per terra accanto al divano. Sudato e tremante, prese coscienza di essere sveglio, e di aver fatto solo un brutto sogno, anzi un terribile incubo. Si rese conto di essersi addormentato. Si alzò faticosamente per sedersi sul divano quando sentì un rumore venire dalla cucina. Immediatamente si bloccò paralizzato. <<Ci saranno i ladri in casa>> pensò. Un attimo dopo vide una persona apparire sulla soglia della porta. Luca non credette ai propri occhi; Francesca gli sorrideva radiosamente mentre si avvicinava. <<Francesca, non capisco, ma tu sei…morta. Sto sognando ancora. Mi sei venuta a trovare in sogno.>> disse Luca. <<No, non stai sognando, sei tu che mi hai raggiunta e adesso staremo insieme per sempre>> rispose Francesca accarezzandogli il viso e abbracciandolo.

Zanini Alberto

Racconto Sogno o son desto? scritto da Alberto Zanini e pubblicato nella raccolta di racconti “Pezzi” Sensoinverso Edizioni

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