Rhynocoris Iracundus ovvero La cimice assassina

Rhynocoris Iracundus ovvero La cimice assassina

 

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La cimice assassina non è il titolo di un giallo di serie B, ma il nome comune di un insetto che vive anche su tutto il territorio italiano, isole comprese (anche se ci son dei dubbi sulla sua presenza in Sardegna).

E’ possibile trovarlo tra l’erba di prati e siepi. Le sue dimensioni sono modeste rispetto ad altre creature che troviamo in natura, infatti misura appena tra i 1,2 e i 1,6 centimetri.

Esteticamente appare con il dorso bicolore, rosso e nero, questo la rende assai poco mimetica, e per nutrirsi è costretta a nascondersi tra le foglie saltando fuori improvvisamente per assalire le sue vittime arpionandole con le zampe.

La cimice assassina prende il suo nome infatti proprio per la modalità con cui si ciba. Si nutre principalmente di altri insetti, senza troppe distinzioni al punto che per necessità son capaci anche di nutrirsi delle loro stesse larve.

Il tutto avviene a questo modo:

la cimice assassina si nasconde e resta immobile. Appena qualcosa di commestibile arriva alla sua portata, lo arpiona con le zampe anteriori (o protoraciche), lo trascina a sé e lo infilza con il rostro di cui è dotata nell’apparato boccale. Una volta che il rostro è inserito all’interno della vittima, la cimice assassina vi inietta una tossina che rapidamente immobilizza e scioglie il corpo della preda in modo che una volta avvenuto lo scioglimento lei possa nutrirsi succhiandola. Questo tipo di nutrizione è detta digestione esterna

Anche l’uomo deve guardarsi dal suo morso, che per quanto non sia mortale risulta essere particolarmente doloroso.

Le cimici assassine sono fornite anche di ali la cui struttura è in parte sclerificata (nella zona che va dal dorso al centro) e in parte membranosa (nella parte finale).

Per concludere segnaliamo una curiosità: le cimici assassine che possiamo incontrare oggi sono esattamente identiche ai primi esemplari di 25 milioni di anni fa, come lo dimostra il ritrovamento di un fossile.

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