Racconto: Salvo per un pelo.

Spesso due occhi e due orecchie non bastano, son mille le cose da guardare.

Quando il cielo si fonde con il mare, il sole ti batte sulla testa e ti abbaglia senza pietà.

Oggi è stranamente tranquillo, la stagione balneare non è ancora cominciata del tutto, ma io sono qui, presente come sempre, a guardarmi intorno, pronto ad intervenire se qualcuno ne avesse bisogno.

Non è un lavoro facile il mio, son tante le distrazioni quando intorno a te tutti si divertono, giocano, schiamazzano e fanno giochi in acqua che, a qualcuno poco esperto, possono sembrare richieste di aiuto; devi guardare dappertutto, devi vedere oltre il sole, devi distinguere ogni singolo grido e spesso due occhi e due orecchie non bastano.

Mi ricordo quel giorno di un agosto infuocato… ce la siamo cavata per un pelo!

Non so ancora come ho fatto ad accorgermi che quell’uomo aveva bisogno di aiuto….

Ho lasciato la mia postazione come un fulmine facendomi spazio fra la gente che mi guardava un po’ curiosa e un po’ impaurita, “Ma che avete tanto da guardare?” avrei voluto dir loro “Io sto lavorando, mica come voi che venite qua a riposare!” ma non c’era tempo, non c’era assolutamente tempo! Avevo quasi perso di vista l’uomo. Possibile che nessuno attorno a lui si sia accorto di nulla? Ma che domande mi faccio, lo so benissimo che spesso due occhi e due orecchie non bastano…

Ormai son già in acqua, vado più veloce che posso, il mare mi entra dappertutto, nel naso, nella bocca, ma vado avanti facendomi spazio fra i bagnanti che continuano a non capire e si scansano per pura curiosità di vedere che cosa stia facendo… certo che han davvero poca fantasia!

Mi fermo e mi guardo intorno… temo di aver preso un abbaglio… forse non era una richiesta d’aiuto, ma uno di quei stupidi tuffi che tanto li divertono… ma no! Eccolo là, che annaspa, appare e scompare fra le onde… in un secondo son su di lui… ma è un omone enorme e, per quanto l’acqua ne alleggerisca il peso, faccio davvero fatica!

Gli dico che deve star tranquillo, che basta che segua le mie istruzioni e fra un minuto sarà tutto finito, ma penso che la paura l’abbia inebetito, mi guarda con gli occhi spauriti mentre continua ad annaspare, forse non capisce la mia lingua… è una cosa che succede spesso, in queste spiagge arriva gente da ogni dove, rinuncio alla comunicazione, lo prendo come meglio posso e comincio a trascinarlo a riva…

Finalmente si sta rilassando, faccio meno fatica, anche la gente intorno ha smesso di fissarmi morbosamente curiosa ed ora mi guarda con occhi ammirati.

Mi sento lusingato ma non ho tempo per pavoneggiarmi o godermi la gloria, che gloria poi? In fondo faccio solo il mio dovere, e ora non devo distrarmi, devo nuotare e trascinare questo poveretto a riva prima che beva troppa acqua, già così chissà quanta ne avrà ingerita…

Metro dopo metro, finalmente, arrivano rinforzi, due miei compagni mi vengono incontro e si accollano il mal capitato… non ce la facevo più, mi butto sulla sabbia esausto mentre quelli della croce rossa danno il primo soccorso all’uomo, boccheggio fradicio sotto il sole infuocato, nella foga dell’acqua salata l’ho bevuta pure io, ma non me ne preoccupo, mi nutro avido di aria e aspetto di sapere come sta l’annegato.

Dalla mia posizione vedo solo gli uomini in arancione che armeggiano intorno a lui…

Sulla spiaggia c’è un gran vociare, qualcuno ha smesso le sue attività e guarda nella nostra direzione, ma la spiaggia è grande e moltissima gente ignara dell’accaduto continua a nuotare, mangiare o ad abbronzarsi pigramente, come se il mondo intorno non esistesse, allontanato magari da una radio sparata in cuffia a mille watt.

Chiudo gli occhi per un attimo accecato dal sole, mentre il respiro comincia a farsi meno affannato.

Li riapro e mi metto a sedere appena sento che le persone applaudono.

L’uomo per fortuna si è ripreso, posso tirare un sospiro di sollievo.

Ora la gente viene intorno a me, mi batte sulla spalla e mi fa i complimenti, la cosa mi da soddisfazione, ma in fondo ho fatto solo il mio dovere.

Oggi invece la giornata è stata tranquilla, nessun intervento e nessun falso allarme.

Il sole ormai sta tramontando, la spiaggia è praticamente deserta.

Finalmente posso rilassarmi e godermi lo spettacolo del sole infuocato che si tuffa nel mare, senza la tensione di dover guardare a destra e a sinistra, attento ad ogni movimento sospetto e ad ogni grido, con la consapevolezza che nonostante l’impegno, mio e dei miei colleghi, a volte due occhi e due orecchie non bastano…

Per fortuna ho quattro zampe!

Sandra Pauletto

Racconto inserito nell’antologia:AA.VV Antologia premio letterario Fortunanto Pasqualino 1ed 2009 a cura di Vera Ambra edizioni Akkuaria

spesso due occhi e due orecchie non bastano

Ha ricevuto il premio dalla Giuria premio dalla giuria

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