Il Pharaone – Ai Limiti Della Notte – Recensione musica

Il Pharaone – Ai Limite Della Notte

Anno: 2017

Provenienza: Italia

Genere: rap

Membri: Il Pharaone

Casa discografica: autoprodotto

  1. Live Slow
  2. Rap Bull
  3. 2010
  4. Strani Sogni
  5. Anna
  6. Attila (Un Buon Giorno Per Morire)
  7. I Miei Mesi Di SERT
  8. Marmellata Di Fichi
  9. N. P. F.

Il fermento rap italiano non si ferma ai nomi più noti dell’ultimo periodo. Infatti da Cremona proviene un giovane maneggiatore di rime che vuole dire la sua in questo immenso mare di flow e dissing. Il suo primo disco, Ai Limiti Della Notte, è uscito quest’anno e merita di essere segnalato. Si fa’ chiamare Il Pharaone, appellativo indubbiamente narcisista e spaccone, caratteristica che si intravede a tratti anche nei testi e che, bisogna dirlo, appartiene alla stragrande maggioranza del mondo hip hop. Poteva andare peggio, in fin dei conti lo scritto della qui presente antica eminenza egizia non è trito e ritrito. Infatti, nonostante si percepisca la giovane età, i contenuti proposti sembrano piuttosto maturi e si apprezza il modo in cui si è cercato di veicolare il genere musicale. Le note acide, tremolanti ed azzeccate di Live Slow, fanno da apripista e concedono uno spazio di presentazione al rapper. La prima vera dichiarazione di stile è però Rap Bull, sorretta dall’abilità linguistica e ritmica scandita a più velocità. La base ricorda il rock italiano degli anni ’70 che va a creare un’atmosfera quasi da film poliziottesco. L’impressione avuta fino a questo punto, di ascoltare un rap abbastanza anticonvenzionale, viene spazzata però via da 2010. Melodica e ruffiana, la terza traccia pare voler strizzare l’occhio al grande mercato, rifacendosi agli esempi più commerciali e in voga. L’accompagnamento nonostante tutto segue bene l’emotività ed è sempre di livello, ma lo stile vocale non è della medesima qualità. Complessivamente, inspiegabilmente quasi, il risultato funziona riuscendo a sfuggire per un pelo al patetismo, arrivando a coinvolgere! Strani Sogni ci fa’ precipitare in un baratro cupo e trascinante. Sempre ottime le capacità vocali de Il Pharaone che ci delizia con una base rock/jazz di grande impatto e gusto. Giusto per aggiungere un po’ d’ignoranza ma anche di sana appartenenza arriva Anna, canzone che si attesta tra l’etereo e il disperato. I lamenti di chitarra, gli assoli e la batteria pestata dominano un contorno nebbioso di grande effetto. Per questa traccia è stato realizzato anche un video che sa incutere una certa inquietudine. Il Pharaone è un tipo di larghe vedute, tanto che nel finale di Attila (Un Buon Giorno Per Morire) non c’è la solita manfrina hip hop ma uno spietato post hardcore pesante e da brividi. Paludosa e dal notevole flow.

ilpha.bandcamp.com/

Passando per la desolata I Miei Mesi Di SERT, che denota una poeticità disperata ed una sensibilità matura, si arriva alla enigmatica Marmellata Di Fichi che sa comunque esercitare un fascino misterioso. Qui la voce del rapper oscilla ipnotica come un pendolo. Come se non bastasse nella conclusiva N. P. F. c’è anche spazio per un sentimento molto italiano anni ’90, che non nasconde qualche assonanza con il primo Jovanotti. Da una palude melmosa e malmessa emerge Il Pharaone, che con le idee ben chiare, una naturale predisposizione al racconto ritmato e una scelta musicale appassionata e coraggiosa, ci consegna un disco curioso e di grande fascino. Senza troppa arroganza, nonostante l’appellativo gargantuesco, lasciando parlare liberamente il cuore con le sue ispirate visioni.

Voto: 10

Zanini Marco

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