Personal Shopper – Cinema spiritico con un notevole tratto filosofico.

Personal Shopper

 

Anno: 2016

Titolo originale: Personal Shopper

Paese di produzione: Francia

Genere: drammatico, orrore

Regia: Olivier Assayas

Produttore: Charles Gillibert

Cast: Kristen Stewart, Lars Eidinger, Nora von Waldstätten, Anders Danielsen Lie, Sigrid Bouaziz, Ty Olwin, Audrey Bonnet, Pascal Rambert, Benjamin Biolay, Dan Belhassen, Hammou Graïa

 

Maureen sta superando la morte del fratello Lewis. Insieme alla fidanzata di lui, Lara, decidono di venderne la vecchia casa. Prima però Maureen, che è una medium, vuole che Lewis le dia un segno dall’al di là per poi lasciarlo andare per sempre. Nel frattempo la sua vita prosegue con il lavoro di personal shopper, ovvero acquistare per Kira, una celebrità, vestiti ed accessori d’alta moda. I suoi tentativi di mettersi in contatto con Lewis continuano, ma non saranno sempre così rassicuranti.

Personal Shopper, nella scia del cinema spiritico degli ultimi dieci anni, è una delle opere più degne di nota. Solitamente è proprio quando sembra che il genere abbia detto tutto che saltano fuori i tentativi più riusciti e audaci. Assayas infatti mette in scena una storia di fantasmi con piglio brillante e di grande classe, circondandola con la vita della sua protagonista Maureen, che allo stesso tempo penetra e si rivolge agli spettri ectoplasmatici che deve affrontare. Angosciata dalla vita, un po’ nevrotica, distratta e approssimativa nelle gestualità, la Stewart si cala completamente nella parte producendosi in un’interpretazione di livello. Performance fortemente voluta dal regista che vede ormai nell’attrice americana un feticcio. La qualità filmica di Assayas è indiscutibile sotto tutti gli aspetti, sia nell’immaginazione pura (fenomenali le apparizioni), che nei momenti più thriller e noir, capacità che contraddistingue da sempre il cinema francese.

Maureen (Kristen Stewart). Interpretazione da ricordare per l’attrice americana, che sotto atteggiamenti mascolini, nasconde un certo erotismo.

In ogni caso, nonostante Personal Shopper risulti libero e vario nella narrazione, che indaga senza paura ma con la giusta distanza la vita di Maureen, la suspense è sempre alta; in questo senso rimarrà memorabile la lunga sequenza di chat su smartphone tra la protagonista e uno sconosciuto. Inquietante ma intrigante allo stesso tempo. Personal Shopper si propone dunque come film sullo spiritismo (esiste qualcosa dopo la morte?) e sull’effetto che tale materia ha sul nostro inconscio. E’ davvero reale quello che percepiamo quando siamo convinti che esistano i fantasmi? O è solo frutto della nostra suggestione? Questo il punto di partenza. Poi la fase seguente, che attanaglia Maureen di continuo: accertarsi che esista davvero un al di là e che il contatto che si è stabilito con un’entità sia vero. Nel finale, che abbatte i muri della realtà filmica, la Stewart si interroga: “Sei tu Lewis? O sono solo io?” Ormai di fronte all’evidenza questo atteggiamento dubitativo prende la forma di un esasperato desiderio di sentire qualcosa di netto e mai provato, una sorta di dipendenza spettrale, ma che potrebbe essere vista anche come un superamento della paura.

In definitiva risulta interessante ed efficace la scelta di far impersonare a Maureen una personal shopper, cioè un’ombra, un fantasma di una celebrità da cui viene tra l’altro maltrattata. Visto come proibito è il suo desiderio di indossarne gli abiti costosissimi per provare per un attimo il potere e forse la libertà a cui aspira, e concretamente per essere qualcun altro. D’altro canto il suo lavoro la relega in una stagnante condizione di insoddisfazione, accettata soltanto dal desiderio di riuscire a stabilire un contatto con il fratello morto. L’ultima opera di Assayas quindi prende le forme distinte del cinema filosofico e indaga profondamente nell’anima umana. Detto in soldoni Personal Shopper è davvero tanta roba e per i palati fini diventerà un film di super culto.

Zanini Marco

 

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