Nudist – Bury My Innocence – Ferale e claustrofobica sintesi di generi

Nudist – Bury My Innocence

Anno: 2017

Provenienza: Italia

Genere: post metal

Membri: France – batteria; Gabo – chitarra e sintetizzatori; Lore – basso e voce

Casa discografica: Argonauta (CD) – Dio Drone, Toten Shwan, Taxi Driver, Wooaaargh, Insonnia Lunare, Vollmer, Akaip, Bare Teeth, 5 Feet Under

  1. Strenghtless
  2. Bury My Innocence
  3. Bloody Waters
  4. Dead Leaves
  5. Drift

Non avevo mai sentito parlare dei Nudist, se non negli ultimi giorni quando su facebook mi ero imbattuto in delle locandine che riportavano il loro logo. Un concerto al Cox18 di Milano come supporto ai Lento mi è sembrata un’ottima occasione per scoprirli. Cosa dire? Senza dubbio sono stati uno dei gruppi più interessanti della serata. La loro proposta e l’efficacia dell’esibizione dal vivo mi hanno davvero colpito. L’acquisto dei loro dischi è diventata una pura formalità. Scoprire che suonano da nove anni e che hanno quattro dischi alle spalle mi ha lasciato di stucco. Come cazzo è stato possibile non accorgersi di loro fino a questo momento?! Mistero. Bury My Innocence è un ottimo disco, eseguito con rigore e un concetto di stile che, benchè saccheggi varie correnti, riesce ad amalgamarle tutte alla perfezione. Merito anche dei musicisti che compongono il gruppo, tutti estremamente preparati, in cui sicuramente spiccano le evoluzioni chitarristiche di Gabo, i tempi a volte veramente cerebrali di France, e la voce abrasiva di Lore. Quest’ultimo si esibisce in un urlo a metà strada tra Obituary e Chakal, uno stile azzeccato per la proposta che sa donare la giusta aggressività al risultato finale. Le atmosfere rarefatte e cadenzate di Strenghtless ci conducono in una catarsi musicale che sa prendere dal doom e dallo sludge attraverso un’ottica molto personale e profonda. Il finale, tutt’altro che scontato, lo conferma e promette emozioni inaspettate.

La traccia che da il titolo al disco rappresenta un’improvvisa virata stilistica verso le sonorità di Prong e Helmet. Sembra di rivivere in pieno la scuola post metal e hardcore degli anni ’90 fra riff cervellotici e passaggi claustrofobici. Da un punto di vista dell’intensità l’episodio più importante del disco è però Bloody Waters. Le chitarre qui si fanno più ipnotiche ed alienanti annichilendo ed affascinando allo stesso tempo l’ascoltatore. Un pezzo così cattivo e misterioso che potrebbe costituire un’ottima colonna sonora per un assassinio. I Nudist hanno le idee chiare non solo su come si suona, ma anche su come impressionare chi li ascolta. Dead Leaves è un po’ una mosca bianca in questa scaletta. La batteria si fa’ improvvisamente sostenuta e viene rincorsa dalle chitarre serrate. Stavolta è il thrash metal grezzo e sporco dei Celtic Frost a comparire nel dna del gruppo. Sarà per il ritornello antemico e ben scandito, sarà per la rudimentalità del metal estremo proposto, sarà che sono entrambi di Firenze, ma qui sono i Barbarian a tornare in mente. Niente da ridire comunque; Dead Leaves è un pezzo da tramandare ai posteri.  La conclusiva Drift è un massacro ferale ritmicamente eseguito alla perfezione.

Nelle trame dei Nudist riecheggia spesso qualcosa di già sentito, ma la loro sintesi personale dei generi e la precisa esecuzione dei pezzi fanno di loro un gruppo di valore inestimabile. Una realtà da sostenere assolutamente.

Voto: 10

Zanini Marco

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