Marta e le quattro stagioni – Fiaba di Sandra Pauletto

 

Marta e le quattro stagioni

Un giorno Marta alzandosi scoprì che un colpo di vento aveva fatto cadere la gabbia di Ciuffo il pappagallino, e che se n’era volato via. Lo cercò più giorni, finché disperata, si recò alla Montagna del Teschio d’oro dove abitava la strega Babù in cerca di aiuto.

Marta

La vecchia promise di aiutarla solo se, entro tre lune, le avesse portato: un fiocco di neve, la prima foglia d’autunno, un raggio del sole d’agosto e il nettare di primavera. Marta ritornò a casa disperata, provò a cercare nei cassetti e a chiedere in giro, ma nessuno aveva ciò che le serviva, né sapeva come aiutarla. Dalla disperazione cominciò a piangere. Quando si fu calmata, asciugandosi gli occhi, trovò davanti a lei una rana blu. Marta l’accarezzo sorridendole e disse:

“Oh piccola rana che triste destino il mio, se non porterò a Babù quello che mi ha chiesto, non vedrò più il mio amato Ciuffo.”

La rana con meraviglia di Marta disse:

“I fratelli Autunno e Inverno e le loro due sorelle Primavera ed Estate sono gli unici che possono aiutarti a trovare quello che cerchi”.

“Dici d’avvero? Ma come faccio a parlare con loro?”

“Beh, uno non farai fatica trovarlo, ora sarà al lavoro”.

Marta guardò la rana stupita, poi mentre un alito di vento fece stormire le fronde capì, e corse giù nei campi, dove uomini e donne erano occupati a vendemmiare. “Questa è la tipica attività dell’autunno, quindi lui deve esser qui da qualche parte”. Si guardò intorno, finché i suoi occhi si posarono su un vecchio signore dal viso color bruno e le mani stranamente simmetriche. Marta andò da lui e provò a chiamarlo sottovoce, l’uomo si girò sorpreso:

“Come hai fatto a riconoscermi?” Marta non rispose, ma gli raccontò di Ciuffo e della richiesta di Babù. “E così quella megera vorrebbe la prima foglia d’autunno… va bene” disse “te la darò, ma prima dovrai aiutarmi a colorare di bruno le foglie di quest’albero”.

Marta rimase tutto il giorno ad aiutarlo, e quando ebbe finito, Autunno le diede una scatola dove dentro dormiva una foglia secca, e le disse che per trovare suo fratello Inverno doveva recarsi sul Monte del Ghiaccio Freddo.

scatolafoglia

Marta anche se stanchissima, si rimise in cammino, e quando raggiunse la vetta del monte si addormentò per la fatica. Al risveglio trovò vicino a lei un uomo, che per barba aveva un grande blocco di ghiaccio. “Ciao gli disse lui con un gran vocione, tu devi essere Marta, mio fratello mi ha raccontato tutto, ti darò il fiocco di neve che vuole la strega, ma prima devi aiutarmi a costruire un igloo perché il mio si è rotto”.

Marta che amava far le costruzioni con la neve, si mise subito al lavoro, e quando ebbe finito, Inverno gli diede un cubetto di ghiaccio magico perché non si scioglieva mai, e al suo interno c’era il primo fiocco di neve.

cubetto

“E ora vai” le disse “mia sorella Primavera ti aspetta nel prato dei mille fiori”. Marta corse giù dalla montagna e continuò a correre fino ad arrivare in un prato, dove una bellissima ragazza, coperta di collane di fiori, la salutò e le disse: “Ciao Marta, ti stavo aspettando, spero che quei bestioni dei miei fratelli non ti abbiano fatto lavorare troppo, ma devi sapere che nostro padre non vuole che aiutiamo gli umani, a meno che non si tratti di ricambiare loro un favore, ecco perché dobbiamo chiederti qualcosa in cambio”. Marta disse: “Che posso fare per te allora?” Primavera le sorrise: “devi aiutarmi a fare cento collane di fiori, in modo che io possa essere pronta appena sarà il mio turno”. Marta non era molto brava a far le collane, ma seguendo i consigli di Primavera alla fine riuscì a completare il lavoro.

Quando ebbe finito ricevette un barattolo di vetro pieno di nettare dai mille colori.

polline-nero

“Brava” disse Primavera “ora corri da mia sorella Estate, la troverai sulla Spiaggia dalla Calda Sabbia”. Marta la salutò, e ringraziandola corse via. Stava quasi per fermarsi a riposare, quando in lontananza vide la spiaggia, e una ragazza con i capelli biondi e luminosi come i raggi del sole, le faceva cenno di raggiungerla.

Marta arrivò li ansimante: “Ciao” le disse la ragazza, “Io sono Estate, vedo che Primavera ti ha dato quanto le hai chiesto, che cosa ti serve ancora?” Marta con un filo di voce disse: “un raggio del sole di agosto”. “Va bene, te lo darò, ma prima devi raccogliermi i capelli in tante treccine, le ho sempre sognate ma da sola non ci riesco, le sai fare vero?”

Marta che aveva sempre avuto i capelli lunghi sapeva farle benissimo, e si mise subito al lavoro, ci mise del tempo ma non era faticoso, quando ebbe finito Estate si guardò allo specchio e rise di gioia: “te lo sei proprio meritato” le disse mentre le porgeva una scatola nera con all’interno un bellissimo raggio di sole.

raggiodisole

Marta dopo averla ringraziata stava per andarsene, ma Estate la fermo dicendo: “a causa mia hai perso molto tempo, e ho paura che tu non riesca a raggiungere Babù in orario, sali su questa nuvola e arriverai in un battibaleno”.

Marta non se lo fece ripetere due volte, salì sulla soffice nuvola che Estate aveva fatto comparire, e subito quello strano mezzo di trasporto si alzò in aria e si diresse velocissimo alla Montagna del Teschio d’oro.

Giunta davanti alla capanna bussò, la vecchia le aprì sorpresa: “Non credevo che ce l’avresti fatta, hai preso tutto?” Marta appoggio sul tavolo i quattro oggetti, alla vecchia brillarono gli occhi. “Brava! Bravissima”. Andò alla finestra, fece un fischio strano, e Ciuffo entrò nella sala andando a posarsi sulla spalla di Marta, frullando felice le ali. La bambina lo coprì di baci, e cominciò la discesa con il suo amato pappagallo. Mentre scendeva, sentì che un freddo vento invernale la salutava, portandole i profumi della primavera, mentre un raggio di sole estivo brillò nel cielo più luminoso di tutti, e una piccola foglia d’autunno si posò sul suo piede.

“Grazie di tutto amici, senza di voi non avrei mai rivisto il mio amato Ciuffo”, e mandando un bacio al cielo, camminò verso casa con il pappagallino che le volava felice sopra la testa facendo mille piroette in aria.

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