Manchester By The Sea – recensione film

Manchester By The Sea

 

Anno: 2016

Titolo originale: Manchester By The Sea

Paese di produzione: USA

Genere: drammatico

Regia: Kenneth Lonergan

Produttore: Matt Damon, Kimberly Steward, Lauren Beck, Kevin Walsh, Chris Moore

Cast: Casey Affleck, Michelle Williams, Kyle Chandler, Lucas Hedges, Ben O’Brien, Gretchen Mol, Tate Donovan, Kara Hayward, Matthew Broderick, Heather Burns, Erica McDermott

 

Lee Chandler vive da solo a Boston, si alcolizza nei pub tra una rissa e l’altra e campa facendo il tuttofare. Un giorno viene avvisato dall’amico George, di Manchester – By – The – Sea, che il fratello Joe è morto. Lee nella nuova cittadina scopre di essere stato indicato nel testamento del fratello come nuovo tutore del figlio Patrick, per altro rimasto orfano, visto che la madre, ex alcolista, ha lasciato la famiglia. Inizia una difficoltosa ricostruzione di rapporto tra Lee e Patrick: lo zio vorrebbe affidare il nipote all’amico George e tornarsene a Boston; il nipote vuole stare solo con lo zio e non ha intenzione di lasciare Manchester – By – The – Sea, dove ha il suo harem di ragazze, la squadra di hockey e il gruppo musicale. C’è una grande ragione per cui Lee vuole fuggire da questa incombenza: anni prima, quando aveva una moglie e tre figli, si è reso responsabile di una devastante perdita in famiglia che non è ancora riuscito a superare e gli impedisce di avere rapporti con le altre persone.

Michelle Williams e Casey Affleck.

Lee Chandler, uomo distrutto dalla vita, è il punto focale negativo del dramma di una famiglia considerevolmente disastrata. Non ci si poteva aspettare diversamente da Kenneth Lonergan, regista, sceneggiatore e drammaturgo americano. Il suo racconto, candidato agli Oscar per miglior film, regia e sceneggiatura originale, è incentrato sull’incapacità del suo protagonista di metabolizzare il lutto. Il personaggio in questione è interpretato da Casey Affleck, candidato in questo caso come miglior attore protagonista. Silenzioso, distaccato, inespressivo e disfatto. Questi gli aggettivi utili per descriverne la performance. Se l’obbiettivo era questo, il fratello di Ben c’è riuscito indubbiamente; che poi sia degno dell’Oscar è a mio parere discutibile, dato che impersona tutto quello che un attore non dovrebbe essere. Trovo oltremodo assurdo che una pellicola come Manchester By The Sea debba essere anche candidata ai premi succitati. La domanda principale che mi pongo al riguardo è: perché mai un regista dovrebbe realizzare un film su una storia del genere? Non so rispondermi, ma evidentemente molte persone provano un masochistico piacere a crogiolarsi nelle sfortune e nelle ingiustizie della vita, piuttosto che trovare la forza per andare avanti. Perché sembra questo il messaggio del film. Con questo naturalmente non intendo sminuire il comprensibile rimorso che una persona può portarsi dietro per essersi resa partecipe di una tragedia simile. Altresì vero comunque che si debba continuare a vivere. Superato l’aspetto prettamente concettuale, mi soffermo su quello tecnico e considero un film che si pone come emotivo ma non riesce a tirarmi fuori il coinvolgimento necessario. Sicuramente le interpretazioni non sono di livello per adempiere a questo compito, a parte quella di Michelle Williams (la ricordate in Dawson’s Creek?), l’unica spontanea che merita veramente la nomina all’Oscar come miglior attrice non protagonista.

Oltre al ritmo poi, lentissimo ed inesorabile, si unisce una regia scarna, che a tratti ricorda l’oniricità essenziale di Malick, senza naturalmente pareggiarne l’intensità. Il risultato è piatto e molto poco coinvolgente. Manchester By The Sea è veramente un film così interessante da essere proposto agli Oscar? Per me no, ma come si sa a volte la cerimonia delle statuette d’oro riserva qualche perplessità.

Zanini Marco

 

 

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2 thoughts on “Manchester By The Sea – recensione film

  1. La lentezza e l’asciuttezza del film sono le sue forze, un modo secondo me azzeccato di trasferire l’angoscia e il decadimento, che non devono per forza essere letti come cattivo insegnamento ma come modo per comprendere drammi che vanno a scavare cosí nel profondo dell’animo umano.
    É un dramma dell’individuo e del suo modo di modificare la propria visione degli affetti. A Casey Affleck é stato chiesto di essere poco attore senza essere stucchevole, un qualcosa che ha fatto la fortuna di attori come Ryan Gosling e che agli Academy, e anche a me, piace tanto

    • igufinarranti il said:

      La mancanza di brio non mi ha coinvolto. Sarà, ma per me gli attori che devono essere premiati devono fare ben altre interpretazioni. Quella di Casey Affleck è a mio avviso superficiale ed insipida. Per molti è sembrato perfetto, a me tutt’altro.

      Zanini Marco

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