Lucanus cervus ovvero: il cervo volante – Approfondimento

Cervo Volante

(Lucanus cervus – Linnaeus 1758)

Il cervo volante è forse il più conosciuto rappresentante della famiglia dei “cervi volanti”, (famiglia dei Lucanidae), con una diffusione maggiore in Europa occidentale.

Va detto che con il termine Cervo Volante si va, solitamente, ad identificare una specie particolare ovvero L. cervus.

Esso è stato indicato come “Specie Prossima alla Minaccia” dalla IUCN Red List. [1]

Tassonomia.

Quando ci si approccia allo studio della zoologia, ci si imbatte immediatamente nella Tassonomia. Vediamo, quindi di “farci immediatamente amicizia” in quanto ci accompagnerà lungamente, anche in questo semplice articolo.

Cerchiamo, prima di tutto di darne una definizione e, successivamente una spiegazione, sommaria, di come le sue regole vengono applicate.

La Tassonomia presenta diverse definizioni ed approcci, questo dipende dal campo di applicazione, andiamo dalla matematica alla biologia, sino alle scuole di pensiero. Noi rimarremo molto generici e ci concentreremo sulla sua declinazione in biologia.

Quindi, in zoologia intendiamo per Tassonomia, quella disciplina scientifica che si occupa di attribuire un nome agli organismi viventi e di classificarli. Si tratta di una sottodisciplina della biologia sistematica, di cui non ci occuperemo in questa sede, che va a studiare le relazioni di parentela tra gli organismi e la loro storia evolutiva [2] .

Come possiamo apprezzare, da questa sintetica definizione, la Tassonomia è legata a regole che, in taluni casi, possono diventare molto stringenti. Non ci prolungheremo oltre.

Ritorniamo al nostro cervo volenate. Cosa ci dice la Tossonomia di lui? L. cervus è identificato nel genere Lucanus, famiglia delle Lucanidae. È interessante notare che il genere Lucanus presenta due sottogruppi, identificati sia da ricercatori che in tempi diversi. Avremo quindi:

  • Lucanus Scopoli, 1763;

  • Pseudolucanus Hope and Westwood, 1845[3];

La specie L. cervus è composta, a sua volta, da 4 sottospecie. Qui riportate:

  • L. cervus cervus (Linnaeus, 1758), storicamente identificata a seguito della iniziale descrizione del 1758.

  • L. cervus judaicus Planet, 1900;

  • L. cervus laticornis Deyrolle, 1864;

  • L. cervus turcicus Sturm, 1843[4].

Possiamo sentetizzare tutte queste informazioni? Proviamoci con una tabella.

Classificazione Scientifica.

Regno

Animalia

Phylum

Arthropoda

Classe

Insecta

Ordine

Coleoptera

Famiglia

Lucanidae

Sottofamiglia

Lucaninae

Nomenclatura binomiale

Lucanus cervus LINNAEUS, 1758

Sinonimi:

  • Lucanus scapulodonta Weinreich, 1963;
  • Scarabaeus cervus Linnaeus,1758;
  • Scarabaeus tridentatus Linnaeus, 1758 (partim.);

Descrizione Generale.

Lucanus cervus presenta una marcato dimorfismo sessuale. Ovvero il maschio e la femmina fanno mostra dei caratteri peculiari, in questo caso, macroscopici, che ne permettono una facile identificazione. Foto 1 e 2

 

cervo volante

Il corpo è tipicamente suddiviso in tre parti: testa, tronco o pronoto ed addome. Sul quest ultimo sono localizzate due paia d’ali. Le prime ed esterne, dure e spesse, coprono le seconde, sotto di esse ripiegate, atte al volo, che vengono dispiegate al momento opportuno.

Il maschio presenta, sul capo, delle possenti mandibole. Curioso il fatto che i muscoli che articolano queste appendici risultano troppo deboli per far si che possano essere usate attivamente. Esse vengono impiegate per combattere con gli altri maschi durante il periodo riproduttivo, come viene fatto dai maschi di cervo, questo, assieme alla loro peculiare forma ha concorso sia nome comune che scentifico della specie. Le dimensioni di queste variano notevolmente in rapporto alle misure del corpo. Ciò ha fatto pensare alla presenza di una specie “maggiore” ed una “minore” [5]. Alcuni autori sottolineano che le maggiori dimensioni di queste “corna” implicano un maggiore dispendio si risorse, da parte del esemplare che le sviluppa, non di meno, le loro dimensioni possenti influiscono negativamente sulla sopravvivenza di questi esemplari [6]. Questa parte dell’apparato boccale è presente anche nelle femmine ma non ha lo stesso sviluppo, risultando maggiormente efficaci; la fammina è quindi in grado di infliggere morsi che risultano anche molto dolorosi.

Le dimensioni variano molto in base all’area di distribuzione. Gli esemplari presenti in Spagna, Germani e nei Paesi Bassi risultano essere più grandi di quelli, della stessa specie, residenti in Belgio o nel Regno Unito.[7] Il o i motivi di queste variazioni sono, ad oggi, argomento di discussione tra gli entomologi che si occupano della specie.

Distribuzione ed habitat.

L. cervus è molto diffuso in tutto il continente europeo[7] ma curiosamente assente in Irlanda. [1] In Germania è ampiamente diffuso nel sud dello Stato.

Stato

Areale di distrubuzione

Germania

Ampiamente diffuso nel sud.

Ungheria

Diffuso nelle zone collinari e montagnose.

Romania

Diffuso nelle zone collinari, specialmente quelle con versante esposto a sud.

Turchia

Presente nelle terre “europee”

Italia

Principalmente diffuso nel nord e nelle regiorni centrali del Paese. [8]

Spagna e Portogallo

Presente solo nella parte nord dei relatiti Stati. [9][10]

Regno Unito (Isola Principale)

Largamente confinato nella zona sud-est dell’Isola Principale, dove sono ampiamente diffusi. [11]

Danimarca e Lituania

Attualmente estinte in queste regioni.[12]

È stato rinvenuto anche nel Caucaso, in Asia Minore, Siria e nell’Ovest del Kazakhstan[1]. Attualmente gli unici ambienti nei quali possiamo apprezzare un incremento significativo della fauna di L. cervus , sono la Croazia e la Slovacchia [7] .

La presenza di L. cervus è normalmente associata con boschi “maturi”, con ceppaie e tronchi marcescenti. La presenza di questo incredibile insetto è associata con diverse specie di alberi quali quelli della famiglia delle querce (Quercus), lime (Tilia), faggio (Fagus), salice (Salix), e certamente specie di altre famiglie che includono alberi quali il pioppo nero (Populus nigra) , frassino (Fraxinus excelsior), ippocastano (Aesculus hippocastanum), castagna selvatica (Prunus avium) e la comune noce (Juglans regia) [13] .

Discorso a se stante meritano lo stadio larvale del L. cervus. Infatti l’ambiente di sviluppo delle larve viene spesso a trovarsi in corrispondenza della alloctona Quercus rubra[14]. Le peculiarità di questo stadio di sviluppo del cervo volante verrano approfondite successivamente.

Ciclo di Vita.

Il ciclo di vita del cervo volante è particolarmente affascinante e non privo di sorprese.

Gli esemplari adulti appaiono in un periodo di tempo compreso tra Maggio inoltrato e l’inizio di Agosto, mostrando una attività maggiore alla sera. Le femmine della specie prediligono depositare le loro uova in un pezzo di legno in decomposizione che sia solidamente impiantato nel terreno. Seguendo questa necessità possiamo capire che i luoghi preferiti siano i ceppi degli alberi che ancora presentano le radici, morte, ben piantate nel terreno.

Le larve del cervo volante, che sono cieche ed hanno una forma che richiama la lettera “C”, si nutrono e passano la il loro tempo in una varietà di luoghi quali, ceppi d’albero, vecchi alberi ed arbusti, pali di recinzione in putrefazione, cumuli di “compost” e depositi di foglie ammuffite.

Le larve presentano un corpo trasparente, morbido, di color crema con 6 zampe colore arancione. Dello stesso colore la testa. Essa mostra distintamente due affilate chele, dedite alla nutrizione, di colore scuro.

Le zampre portano delle strutture “a pettine” che, tramite la “stridulazione”, vengono usate per la comunicazione con gli altri esemplari della stessa specie e che si trovano nello stesso stadio evolutivo.

Le larve vanno in contro a diversi stati di sviluppo intermedi che richiedono, alla creatura, un periodo di tempo tra i 4 ed i 6 anni prima di trasformarsi in pupa [15]. La larva, “impupandosi,” si racchiuderà i un bozzolo da lei stessa filato, che le darà protezione durante questa delicata fase di crescita.

Definitiva chiarezza, sulle ultime tappe del ciclo di vita del Cervo Volante, fu offerta dal lavoro dell’Entomologo Charlie Morgan tramite i suoi studi sul finire degli anni ’70, del secolo scorso; le sue osservazioni ci permisero di capire meglio il comportamento di questa specie al termine della sua crescita. Fu verificato, seguendo il lavoro di Morgan, che la pupa rimane nel suolo per un tempo di circa 3 mesi. Terminato questo periodo il bozzolo protettivo viene rotto e ne uscirà l’individuo adulto pienamente formato. L’adulto vive solo per poche settimane, la loro alimentazione si basa su nettare e linfa proveniente dagli alberi. Il Cervo Volante presenta un volo lento e pesante, gli esemplari si librano solitamente al calar del sole, producendo il distintivo suono ronzante. È curioso notare che il maschio presenta maggiori doti di volatore rispetto alla femmina.

Comportamento ed Ecologia.

Interessante notare il comportamento di questi esemplari all’avvicinamento di “oggetti” di grandi dimensioni. In queste occasioni gli stessi rimangono immobili, questa tecnica di difesa li rende degli eccelenti soggetti forografici.

Attività diurna, gestione dello spazio e rilevabilità.

Nelle ancestrali foreste presenti nell’Italia il maschio di Cervo Volante è molto meno elusivo della femmina. È frequente, infatti, rilevarlo tramite radio-traccimento in volo, mentre le femmine tendono a risiedere nel sottosuolo o in prossimità di alberi morti ed in decomposizione. I maschio sono stati osservati volare maggiormente al tramonto, mentre tendono a riposare o muoversi camminando sugli alberi. Il fatto che i maschi si alzino in volo in un momento preciso della giornata consente una migliore rilevabilità della specie in una determinata zona. Si reputa che la combinazione tra la temperatura dell’aria e la sua umidità, determina le condizioni metereologiche ideali per il volo dei maschi. [14] Il Cervo Volante ha mostrato una maggiore attività durante la prima parte della loro vita adulta. Si è anche notato che i maschio di questa specie sarebbero più inclini, rispetto alle femmine, alla “dispersione”, ovvero a spostarsi rispetto al luogo di schiusa della pupa; nonostante questo sia gli esemplari di sesso maschile che femminile non presentano differenze nei loro rispettivi “home range”. Possiamo dividere la stagione del “volo” in tre distinti intervalli. Individiduiamo una maggiore attività degli soggetti durante il primo ed il secondo intervallo, terporalmente identificato nella prima e seconda metà di giugno [14] .

Predatori.

Sono stati effettuti diversi studi in merito. I predatori tendono a cambiare in base all’ambiente in cui si sviluppa l’insetto. A tale scopo andiamo a riportare due diversi studi che chiariscono quanto appena detto.

In Inghilterra, infatti, sono stati identificati come principali predatori del L. cervus i gatti, volpi, alcune specie di corvi presenti nell’Isola, gazze e gheppi. Tutti questi tendono ad aggredire l’insetto nel momento di maggiore vulnerabilità, ovvero quando l’adulto cerca di accoppiarsi o depositare le uova [12]. Interessante notare che nel caso di gazze è stato osservato il fatto che questi uccelliarrivano ad attendere l’emergere in superfice degli insetti, spesso sostando in una singola area, per poi procedere all’attività di predazione consumandone l’addome [16] .

A riprova di quello detto precedentemente precedentemente notiamo che in Italia, annoveriamo anche il corvo dal cappuccio (Corvus cornix) tra i nemici naturali dell’insetto [17] .

Parassiti.

Curioso ma vero anche gli insetti possono essere parassitati da altre creature. Nel nostro caso specifico acari del ordine Monogynaspida (Sottordine degli Uropodina) sono “foretici”, ovvero si attaccano all’esemplare per essere trasportati altrove. Nello specifico sono stati osservati esemplari di questo acaro, in forma di deutonimide, attaccati sulla membrana che collega la testa al pronoto in esemplari adulti del nostro coleottero.

Il Cervo Volante e l’Uomo attraverso la Storia.

Avviandoci a concludere trovo deveroso affrontare un argomento più leggero e meno scientifico; ovvero il rapporto di questa stupenda creatura con l’essere umano.

Mentre ad oggi è meglio conosciuto, rispettato nonché protetto dalla normativa vigente, le cose per il nostro Cervo Volante non sono stato sempre rosee.

Il suo percorso, nei secoli, si è sempre affiancato ed intrecciato a quell’dell’uomo che l’ha considerato in modi diversi a seconda delle epoche e nelle varie aree geografiche.

Di fatti, mentre oggigiorno, in Giappone, dove questi animali sono molto diffusi, viene spesso adottato come “animale totemico”, ovvero creatura eletta a protezione della casa, nel passato in Europa, esso, era considerato molto “pericoloso”.

Nel medioevo il coleottero era comunemente considerato come simbolo di satana e così riportato in numerose opere pittoriche e/o miniature medievali, questo fino al 1600. Non solo, visto la solimiglianza ad un diavoletto, sempre in questo periodo, era considerato un portatore di incendi.

Proviamo ad innoltrarci un poco di più in questa analisi.

Dato il suo aspetto imponente, le poderose mandibole, lo sguardo laterale che gli impedisce una osservazione diretta dell’ambiente che lo circonda, il nostro L. cervus è stato spesso considerato antitetico al bene.

Dobbiamo considerare anche la morfologia del capo nonché il colore scuro della sua livrea che lo accumunavano pericolosamente alla concezione che la popolazione, del periodo, aveva del Maligno.

Possiamo avere conferma di quanto sopra osservando un messale, conservato nella abbazia di Novicelle (Bressanone), e realizzato attorno al 1526. Una raffinata miniatura, presente in questa opera, mostra un L. cervus, tra l’altro raffigurato in modo perfettamente coerente con la realtà del animale, aggredire un paio di poveri angioletti. In questo caso, vediamo come il Cervo volante volesse “fagocitare il bene”. Foto 6

Nei successivi 100 anni possiamo vedere come, piano piano, il nostro coleottero si faccia sempre più presente nell’arte pittorica. Il suo significato cambia leggermente; di fatti ad esso si assocerà la “caducità” della vita, all’ossessione della “consumazione del tempo”.

Questo pensiero esistenziale/religioso trae linfa, secondo diversi autori, dalla lettura ed intepretazione del testo biblico delle Ecclesiaste. Infatti il contenuto di questo induce al approcciarsi ai beni ed averi, nonché ai piaceri ad essi correlati, sapendo che sono tutti destinati a dissolversi o comunque alla morte. Esempio classico risiede nello stupendo dipinto Natura morta con pesca e cervo volante di Georg Flegel (1566-1638).

Per interpretare correttamente l’opera dobbiamo approcciarsi considerando una “composizione d’impianto cristologico”. Notiamo l’associazione tra pane e vino, rappresentati l’eucarestia, il pesce simbolo di Gesù. Interessanti sono i cipollotti, presenti in molte raffigurazioni di Ultime cene, e simbolo di un pasto frugale. Su tutto questo spicca L. cervus che simboleggia il Male. Contrasto evidente, in questa opera, con tutti i simboli cristiani.

L’accostamento del L. cervus al mondo del Male è anche testimoniato dalle credenze che esso fosse portatore di incendi boschivi. Tale idea nasceva dalla osservazione delle poderose mandibole degli esemplari maschi che assimigliavano alle “pinze dei caminetti”. Grazie ad esse l’insetto avrebbe afferrato un tizzone ardente e portato questo “innesco” anche per lunghe distanze. Solo in questo modo il nostro coleottero avrebbe assolto alla propria vocazione demoniaca protetto dal fuoco tramite la sua “impenetrabile corazza”.

In altre nature morte però si va a sottilineare come il L. cervus possa rappresentare la “Vanitas” ovvero il contrasto della vanità dei sensi e della esistenza in contrapposizione al decadimento ed al mistero della morte.

Per concludere una ultima riflessione sul Cervo Volante e la sfera onirica. Dobbiamo tenere in considerazione che la antica iconografia traeva linfa, relativamente agli animali, dalli loro atti e/o comportamenti. Ecco che il coleottero che vola con energia, talvolta sbattendo su chi ne attraversa la traettoria, andarà a simboleggiare quello che possiamo definire come “un’inquetante sorpresa del destino”. Evento negativo in quanto le sue mandobole portano dolore. Percepito a livello psicologico come un evento oscuro che interrompe il cammino in piena luce. Non solo esso potrebbe sottilmente intendersi come il terrore che la propria vita possa cambiare a seguito di un evento negativo imprevisto. La mente invita a vigilare e a non abbassare mai la guardia [19].

bibliografia

Emanuele Airola

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