Listeriosi – Battere – Approfondimento di Emanuele Airola

Listeriosi

Il battere Listeria monocytogenes causa la malattia nota come LISTERIOSI.

Il nome Listeria deriva dal chirurgo inglese Lord J. Lister menre monocytogenes trarrebbe origine dalla Monocitosi, ovvero l’elevata concentrazione di monociti (che sono i globuli bianchi più voluminosi), Epatica che si presenta durante l’infezione.

L. monocytogenes, fig. 1, batterio Gram positivo con forma di corto bastoncino, non forma spore ( è asporigeno), tollerante anche ad ambiente acido, prospera in un pH compreso tra 4,4-9,6, nonchè alle alte temperature, il battere cresce in un range compreso tra i +1/+3 ° C ed i +45° C, è un aerobio e anaerobio facoltativo, (ovvero normalmente sfrutta i vantaggi del “metabolismo aerobio”, ma in condizioni particolari è in grado di passare in anarobiosi), tollerante alle alte concentrazioni saline. . Queste sue resistenze lo rendono, un potenziale contaminante alimentare, in fatti tende a resistere anche alle condizioni ambientali presenti in un normale frigorifero. A 20°/25° C mostra una caratteristica mobilità, grazie alla presenza di flagelli peritrichi, ovvero strutture simili a peli posti lungo il perimetro esterno della cellula batterica, e che gli permetto di spostarsi. Positivo al test della catalasi ma negativo a quello della ossidasi. Queste due prove vengono condotte, come primi passi per la tipizzazione del battere in modo da indirizzare i passi successivi della identificazione nel modo più corretto. Il microrganismo appartiene alla famiglia delle Listeriaceae che comprende i generi Listeria e Murraya. Delle 6 specie catalogate nel genere Listeria solo L. monocytogenes risulta patogena per l’uomo.

In base alla analisi dei diversi antigeni somatici, ovvero presenti sul “corpo” batterico, o flagellari, localizzati sui flagelli stessi, sono stati distinti 13 sierotipi diversi, di questi solo 3 risultano di rilevanza medica per l’uomo andando a rappresentare oltre il 90 % dei casi. L’identificazione dei vari ceppi è di particolare importanza per fini epidemiologici durante le epidemie stesse.

Listeriosi
Listeria

Epidemiologia & Patogenesi.

L. monocytogenes risulta essere una importante causa di zoonosi, ovvero di malattia infettiva degli animali trasmissibile all’uomo, soprattutto tra bovini ed ovini.

Quando parliamo di Listeria monocytogenes dobbiamo considerare il fatto di essere di fronte ad un organismo particolarmente diffuso in natura, sia nel suolo che nell’acqua. Esso risulta essere presente anche nella vegetazione in decomposizione e nelle acque stagnanti e fa parte della flora saprofita di numerose specie animali sia domestiche che selvatiche. Può essere isolata anche nelle feci di circa il 5% degli uomini adulti senza che essi presentino sintomi di sorta.

Il microrganismo L. monocytogenes è stato riscontrato nel 15%-70% dei campioni di verdura cruda, latte e formaggi non pastorizzati, pesce, pollame e carni crude.

Praticamente nessun alimento fresco risulta essere esente da una eventuale contaminazione a carico di questo patogeno. Difatti questi alimenti possono entrare in contatto con L. monocytogenes, in un qualsiasi momento della loro lavorazione e/o produzione. La resistenza alle basse temperature, di questo organismo, rende inefficaci le normali tecniche di refrigerazioni, anche quelle industriali che, in generale, sono volte al contenimento della crescita microbica.

Infatti le fonti di epidemia sono rappresentati, nella maggior parte della volte, da prodotti a base di carne lavorata e/o prodotti caseari non pastorizzati, conservati per lungo tempo a temperature di frigo (circa +4° C).

Nell’uomo la Listeriosi si contrae più frequentemente ingerendo cibi o bevande contaminate, con possibilità di assistere ad epidemie più o meno estese. Altre modalità di contagio sono rappresentate dal contatto con gli animali, (si segnalano casi nei veterinari, macellai ed allevatori di bestiame) e la trasmissione materno-fetale.

È stata accertata una maggiore incidenza stagionale di casi, nel periodo luglio-agosto nonché un andamento binomiale relativamente all’età dei soggeti colpiti. Ovvero abbiamo dei picchi massimi di casi nei soggetti con età maggiore a 60 anni e nei neonati. Un deficit nella immunità cellulomediata, comunque indotto (es. terapie immunodepressive, linfomi, AIDS) favorisce l’insorgere della malattia.

La “penetrazione”, nel paziente umano e/o animale, di questo patogeno, avviene tramite il tratto gastrointestinale dopo l’ingestione di cibi altamente contaminati. Il periodo di incubazione della infezione invasiva oscilla tra i 10 ed i 70 gioni (si indica una media di 1 mese). Superata la mucosa intestinale le listerie sono in grado di raggiungere il torrente circolatorio e disseminarsi in vari organi. La resistenza alla Listeria è da ricondursi sopra ogni cosa alla efficienza del sistema immunitario del soggetto in questione. Diversi studi indicano uno spiccato tropismo, affinità, del patogeno per la placenta, il feto e per il sistema nervoso centrale. Siamo davanti ad un così detto parassita endocellulare; viene catturato dai Fagociti, (cellule che si legano al battere tramite il meccanismo antigene-anticorpo e che inglobano in patogeno per distruggerlo tramite sistemi biochimici), dove eludendo i meccanismi di azione, vi si moltiplica. Il battere cresce e si moltiplica portando alla lisi della cellula fagocitaria, ovvero il fagocita colonizzato “esplode” come un palloncino, liberando il suo contenuto; i batteri così liberati si diffondono nelle cellule d circostanti.

Le fasce della popolazione maggiormente colpite da Listeriosi sono rappresentate da tutti quegli individui con una immunità cellualre indebolita. Andiamo ad includere in questo elenco anziani, neonati, pazienti sottoposti a terapie con immunosoppressivi e/o tutti i soggetti affetti da malattie immunosoppressive.

Il rischio di infezione nelle donne in stato interessante può essere determinato dalle modificazioni immunologiche, sia sistemiche che locali, che avvengono durante la gravidanza.

Mentre l’esposizione a L. Monocytogenes risulta essere indubbiamente, molto comune, la Listeriosi acuta è, fortunatamente, piuttosto rara. Essa è caratterizzata da setticemia, che in taluni casi porta a meningite. L’incidenza dei casi con esito infausto è stimata in circa il 20%.

Diagnosi, Trattamento & Prevenzione.

L’infezione nella donna in stato interessante può verificarsi in qualsiasi momento della gestazione anche se sembra che le maggiori possibilità si abbiano a ridosso del III trimestre. Nella madre la malattia si presenta asintomatica in almeno un terzo dei casi. Nei rimanenti il quadro denota febbre che in alcuni casi si accompagna con sintomi simili a quelli influenzali, dolori articolari e muscolari, mal di testa, lombalgia.

È curioso notare che più raramente sono segnalati sintomi gastro-intestinali.

Frequentemente l’infezione materna si risolve in modo spontaneo senza neppure essere diagnosticata da personale medico.

L’infezione del feto può avvenire per trasissione ematogena trasplacentare, piccoli passaggi di sangue dalla madre al feto, durante la fase di batteremia materna, ovvero quando la presenza batterica nel sangue della madre è massima. I battere agisce negativamente sul feto e sulla placenta, potendo portare ad un aborto spontaneo. Nel caso di madri con infezione genitale asintomatica assistiamo ad una contaminazione del neonato al momento della nascita, quando il bambino entra in contatto con Listeria al momento del passaggio tramite il canale del parto. Questi infezioni sono particolamente severe con possibili esisti infausti sulla vita del nato anche a distanza di tempo.

La listeriosi neonatale, come l’infezione da streptococco B, può avere o un esordio precoce o tardivo.

L’esordio precoce si osserva prevalentemente in neonati di madri che lamentano una recente sindrome simil-influenzale o con corioamnionite (infiammazione delle membrane fetali). Questa forma a carico del bimbo, si presenta pochi giorni dopo la nascita, alcuni autori indicano 36 ore dopo il parto, presentato un quadro clinico serio che può spaziare alla sepsi alla meningite. Inutile sottoliniare che cure mediche specialistiche sono essenziali anche se non sempre sufficienti ad ottenere una soluzione fausta della malattia.

L’esordio tardivo è più raro rispetto al primo, ed è associato ad uno specifico sierotipo di Listeria. Interessa usualmente neonati nati a termine del periodo da madri asintomatiche. Molto probabilmente l’infezione avviene al momento del passaggio nel canali del parto. I bambini si presentano sani al momento del parto, ma entro due settimane manifestano sintomi simili alla meningite, o più raramente simili a quelli della sepsi.

La terapia antibiotica a base di pennicellina, amplicillina o una combinazione di trimetoprimsulfametossazolo risulta una scelta vincente. Ad oggi circa il 50-70% dei soggetti a cui viene diagnosticata e trattata precocemente la malattia guarisce completamente. Purtroppo sequele neurologiche permanenti sono comuni nei pazienti che hanno sofferti di meningite e/o ascessi cerebrali.

Risulta quindi raccomandabile per ogni donna che, durante la gravidanza, presenti sintomi simil-influenzali sottoporsi ad accertamenti di laboratorio volti a scoprire o meno la presenza di questo patogeno. Questo per iniziare, se dovuto, una specifica terapia antibiotica.

La diagnosi della Listeriosi, fig. 2, è condotta su campioni di sangue o di liquidi spinale prelevati dai pazienti. In questi campioni si procede alla coltura del battere usando un terreno agar-sangue.

Le tecniche laboratoristiche che consentono di isolare ed identificare il patogeno spaziano dalle più classiche, tramite coltura diretta, alle più innovative che si basano sulle moderne scoperte nel campo della biochimica e della immunologia (es. “ribotyping” o PCR ovvero la reazione a catena della polimerasi).

Profilassi.

La listeriosi può essere prevenuta adottando le generali misure igieniche consigliate per le intossicazioni alimentari. Quindi:

  • Cottura del cibi di derivazione animali;

  • Lavaggio accurato delle verdure;

  • Uso di prodotti lattiero-caseari pastorizzati;

  • Lavaggio delle mani e degli utensili da cucina;

Bisogna fare particolare attenzione alla suscetibilità delle gestanti. È quindi buona norma evitare il consumo di pietanze come panini conteneti carni o altri prodotti gastronomici senza preventivo riscaldamento ad alta temperatura, formaggi a pasta molle, paté di carne freschi e non inscatolati, pesce affumicato, va evitato di contaminare i cibi in preparazione con alimenti crudi. Per la malattia non è, ad oggi, disponibile un vaccino. La sia denuncia è obbligatoria alle autorità sanitarie del paese di residenza.

In caso si contaminazione di impianti di produzione si deve provvedere il ritiro dal commercio degli alimenti contaminati nonchè tutti quegli atti finalizzati a limitare la contaminazione nei centri di trasformazione alimentare. L. monocytogenes risulta essere sensibile sia al calore che alle radiazioni. Questo agevola la decontaminazione sia dei cibi crudi che delle attrezzature per la trasformazione degli alimenti.

Situazione attuale.

Le epidemia di Listeriosi si sono ciclicamente presentate nel corso degli anni. I dati epidemiologici di maggiore affidabilità provengono da studi statistici effettuati negli USA in un periodo che oscilla dal 1989 al 2002.

Questi evidenziano una sempre minore incidenza di casi partendo da 8 per milione del 1989 arrivando ai 2,7 per milione del 2002. Questo grazie anche alla implementazione di nuove tecniche di sterilizzazione e/o pulizia degli impianti per la lavorazione dei prodotti alimentari che ad un controllo e monitoraggio più serrato condotto da parte delle autorità sanitarie.

In Italia nell’anno 2009 sono stati identificati 109 casi di Listeriosi.

Attualmente, anno 2018, in Europa l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) e l’ EFSA (European Food Safety Authority) denunciano una epidemia in corso di questa patologia. Essa sarebbe partita da uno stabilimento ungherese ed avrebbe coinvolto la produzione alimentare degli anni 2016, 2017 e 2018.

Lo Stato magiaro ha provveduto a disporre il ritito di tutti i prodotti a base di vegetali surgelati a scopo cautelativo.

I dati, aggiornati dal 2015 a giugno di questo anno, evidenziano casi si Listeriosi in 5 paesi Europei (Austria, Danimarca, Finlandia, Svezia e Regno Unito).

Si contano 47 contagiati e 9 morti confermate. Purtroppo, visto il lungo periodo di incubazione della malattia, che può arrivare a 70 giorni, nonchè il protratto periodo di produzione, 3 anni ed il tipo di produzione effettuata, surgelati, le autorità sanitarie europee non esludono il verificarsi ulteriori casi della malattia anche nel lungo periodo. Questo nonostante tutte le procedure di tutela e prevenzione messe in atto dai vari Stati.

Bibliografia.

  • Brock- Biologia dei microrganismi – M.T. Madigan; J.M. Martinko

Casa editrice Ambrosiana; ISBN 978-88-408-1405-6

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  • A. S.Fauci, E. B. Braunwald, D. L. Kasper, S. L. Hauser, D. L. Longo, J. L. Jameson, J. Loscalzo . Malattie infettive batteriche – McGraw Hill – Serie Harrison
  • M. Moroni, R. Esposito, S. Antinori. Malattie infettive – Ed. Masson – ISBN 978-88-214-3690-1
  • G. Nicoletti, V. Mar Nicolosi – Dizionario di batteriologia umana – normale e patologica – Ed. Centro Documentazionale Scientifica Menarini
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