Libreria Fantàsia – Racconto breve di Alberto Zanini

Libreria Fantàsia

Era una serata fredda ma serena.

Quattro vie che si intersecavano ad angolo retto delimitavano la piazzetta “Dei bambini felici”, al centro della quale c’era una fontana, illuminata, a filo pavimento con zampilli a getto intermittente. Una presenza discreta ma continua.

I quattro alberi, attorno alla fontana, confortavano un gruppetto di persone che, sommessamente, parlava e si dirigeva verso la libreria “Fantàsia” sul lato nord della piazzetta.

In lontananza una sirena annunciava l’arrivo di una nave nel porto.

Anna, la libraia, attendeva davanti al negozio gli amici del “Caffè letterario”.

Sandra con Giovanna, Zoia, Sonia, Amalia, Eleonora, Renata, Silvia, Monica, Daniela, Michelina, Gianfranco, Biagio e Matteo quel giorno decisero di fare visita all’amica che aveva aperto da poco la libreria.

Varcata la soglia rimasero sorpresi dalle dimensioni del locale. Da fuori sembrava più piccolo, ma, alte scaffalature che raggiungevano il soffitto e scale di metallo appoggiate e scorrevoli avevano risolto il problema dello spazio, mentre i libri, ordinati per argomento, facilitavano la ricerca.

Il mondo magico della lettura accolse i nostri amici che si dispersero felici tra le file scaffalate. Gianfranco individuò subito un autore che apprezzava particolarmente, prese un libro dalla libreria, lo aprì e una voce uscì d’incanto dalle pagine: “La missione di cui Guglielmo era incaricato mi rimase ignota lungo tutto il viaggio, ovvero egli non ne parlò. Fu piuttosto ascoltando brani di conversazioni, che egli ebbe con gli abati dei monasteri in cui ci arrestammo via via, che mi feci qualche idea sulla natura del suo compito”.

Sorpreso piacevolmente Gianfranco richiuse il libro e la voce si spense improvvisamente.

Nello stesso momento Giovanna stava ascoltando: “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica…”.

Nella stessa corsia Monica andò a colpo sicuro e prese un libro di uno scrittore brasiliano apprezzato in tutto il mondo. Lo aprì e questo si mise a parlare: “Il padrone del bar si incamminò insieme a noi lungo la strada polverosa e brillante nel caldo sole del pomeriggio. Arrivammo alla fine del paese, e lì ci indicò una casa appartata, che si affacciava sul Cammino”.

Sandra, naturalmente, stava sfogliando un’edizione rara del suo libro preferito: “Lo duca e io per quel cammino ascoso intrammo a ritornar nel chiaro mondo; e sanza cura aver d’alcun riposo, salimmo su, el primo e io secondo, tanto ch’ì vidi delle cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo; e quindi uscimmo a riveder le stelle.”

In un’altra corsia Zoia si muoveva con calma ammirando classici antichi ed immortali, prese un volumetto dalla copertina vissuta, lo aprì e ne usci una voce lenta e affascinante: “Alcinoo Rege, che ai mortali tutti Di grandezza e di glòoria innanzi vai, Bello è udir, gli replicava Ulisse, Cantor, come Demodoco, di cui pari a quella d’un Dio suona la voce: Nè spettacol più grato havvi, che quando Tutta una gente si dissolve in gioia, Quando alla mensa, che il cantor rallegra…” chiudendo il libretto la voce tacque.

Nella corsia della Memoria Paola sapeva cosa cercare, un piccolo grande libro che le faceva stringere il cuore. Lo trovò e una sottile voce di ragazzina incomincio a parlare e le parole uscirono e invasero l’aria propagandosi ovunque: “ Cara Kitty, ti voglio raccontare qual’è il primo desiderio che ciascuno di noi soddisferà quando potremo di nuovo uscire. Margot e il signor Van Daan desiderano soprattutto un bagno caldo completo, e vogliono restarci mezz’ora. La signora Van Daan andrà subito a mangiare delle paste. Dussel non pensa che a Lottie, sua moglie, mamma alla sua tazza di caffè, papà vuol fare per prima cosa una visita al signor Vossen, Peter andare in città e al cinema, e io per la felicità non saprei dove cominciare”.

Commossa Paola richiuse il libro e se lo strinse al cuore.

Un gruppetto nella corsia dei thriller/horror, guardava estasiato il robusto librone che Matteo sosteneva in mano, che aperto a caso si mise a parlare: “Fu verso le tre di quel pomeriggio che, dopo aver chiuso bene a chiave e ben riposta la chiave di riserva nella tasca dei jeans, Beverly Marsh sbucò in Richard’s Alley, una stretta scorciatoia tra Main e Center Street, e s’imbattè in Ben Hanscom, Eddie Kaaspbrak e un ragazzo di nome Bradley Donovan, impegnati in una gara con le monetine”.

Nella stessa corsia, Renata parve trovare quello che cercava. Un thriller di risonanza mondiale che aperto si mise a parlare : “<<Plague, non ti lavi mai, qua dentro c’è puzza di scimmia. Se ti capitasse di uscire ti suggerirei un sapone. Si trova al supermercato.>>

Felice di aver trovato il libro che cercava, Renata lo richiuse e la voce se ne andò.

Nel frattempo Biagio si perse nella corsia dei romanzi di avventure, si fermò davanti ad un enorme tomo di oltre mille pagine. Aperto iniziò a raccontare: “C’era un gran silenzio: niente campane, niente grida degli stallieri o degli sguatteri. Caris, profondamente scoraggiata, rallentò l’andatura e si rese conto che il luogo era disabitato e che, come ogni altro edificio del villaggio, era stato dato alla fiamme”. Soddisfatto lo richiuse e lo tenne in mano soppesandolo.

La corsia dei classici italiani del novecento attirò Eleonora e Daniela che insieme presero un tascabile datato ma prezioso, incominciarono a sfogliarlo e una bella voce profonda ma chiara disse: “Mio padre sapeva difendere la sua quiete da vero pater familias. L’aveva questa quiete nella sua casa e nell’animo suo.. Non leggeva che dei libri insulsi e morali. Non mica per ipocrisia, ma per la più sincera convinzione: penso ch’egli sentisse vivamente la verità di quelle prediche morali e che la sua coscienza fosse quietata dalla sua adesione sincera alla virtù”.

Nella stessa corsia, poco lontano, Amalia fu attirata da un libro di un grande drammaturgo, scrittore e poeta italiano. Aprì un libretto e una voce dalla inconfondibile cadenza siciliana disse:

“<<Che è stato?>>

<<Due topi, signor Romitelli!>>

<<Ah, topi…>> fece lui tranquillamente.

Erano di casa; c’era avvezzo, e riprese, come se nulla fosse stato, la lettura del suo libraccio.”

Amalia sorrise richiudendolo.

Dopo un po’ tutto il gruppo contento si avviò verso l’uscita, preceduto dalla padrona di casa che sull’uscio sorrideva. Le voci si sovrapposero in una dolce cacofonia nei saluti finali.

La piazzetta per un attimo riprese vita, mentre Sandra, dopo pochi metri entrò nel suo caffè letterario, alcuni decisero di andare al ristorante etnico sul lato est della piazzetta, mentre il resto del gruppo si dileguò inoltrandosi verso la città e il chiacchiericcio s’intese ancora anche in lontananza. Quando, poco dopo, anche la fontana decise di andare a dormire, il silenzio della notte posò il suo manto sulla città. La trapunta in cielo era incastonata di stelle luminose che sembravano lì per augurare la buona notte.

 

Nota. Spero che le persone citate non se l’abbiano a male. E’ solo un “divertissement”. Mi scuso eventualmente con gli interessati.

 

Alberto Zanini

 

 

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