La bambola del Cisternino – Diego Collaveri – Recensione

La bambola del Cisternino – Fratelli Frilli Editori – 2017

Botteghi

Livorno.

Non è la prima indagine per il Commissario Botteghi, e chi si avvicina per la prima volta a questo personaggio, troverà tra le righe flash di avvenimenti avvenuti  nei volumi precedenti:

L’odore salmastro dei Fossi (Fratelli Frilli Editori 2015)

Il segreto del Voltone (Fratelli Frilli Editori 2016)

che però non compromettono la lettura. Il pregresso si intuisce quanto basta.

Un giallo in cui c’è dentro tanto, già a partire dal numero di indagini che si intrecciano.

Una prostituta non più florida strangolata, un’altra, più giovane, scomparsa, strane morti tra i dipendenti di una ditta, compreso uno dei titolari con il vizio del gioco e una traccia di “polvere bianca”.

Una squadra composta dal Commissario Botteghi e due giovani poliziotti, che assieme,  anche grazie ad un aiuto “speciale”, verranno a capo della questione.

Almeno in parte, perché questa indagine sembra essere più grande di loro, più grande di tutti, come una piovra dai mille tentacoli, come uno spettacolo di burattini dove è impossibile vedere chi è davvero che manovra i fili.

Giallo ambientato a Livorno, della cui città sfrutta la storia per sviluppare parte dell’elaborato intreccio.

Il libro galleggia in una bolla di pessimismo, o crudele realtà dei giorni.

Il senso di colpa per le cose fatte o non fatte, dette o non dette, accompagna il protagonista pagina dopo pagina, per venire alla fine appesantito nuovamente da un ulteriore avvvenimento da aggiungere al fardello già molto ingombrante.

Del resto ci sono azioni che portano a conseguenze, ma non sempre le conseguenze ricadono direttamente su chi l’azione l’ha fatta partire. Ci sono alternative? Probabilmente sì, ma nell’immediato tutto sembra sempre essere la sola cosa giusta

Ottimo libro per i livornesi che sapranno di più di altri immedesimarsi nelle descrizioni dei luoghi, ma consigliato a tutti gli amanti delle storie complesse  ed articolate, con più vittime, dove nulla può essere svelato fino all’ultima riga.

Sandra Pauletto

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