Intervista Novelli & Zarini La superba illusione Investigatore Astengo

Intervista con NovellI & Zarini La superba illusione Investigatore Astengo

Astengo

Ciao e grazie per aver accettato l’intervista, possiamo darci del tu?

Prima di tutto, un grande grazie a te Sandra per l’ospitalità e grazie ai Gufi Narranti per questa intervista. Diamoci del tu, molto meglio!

Come avete deciso di scrivere un libro assieme?

L’idea pazza di scrivere un libro insieme nacque mentre giocavamo a tennis. Entrambi con la passione per la lettura e per il cinema – e, non ce lo eravamo mai detti, come fosse un segreto inconfessabile – con la passione anche per la scrittura, con un bisogno latente di raccontare storie.

Una necessità tra le chiacchiere, che poi è mutata in volontà ferrea di scrivere qualcosa di concreto, di trasformare le idee in parole e frasi, nero su bianco.

Nell’ormai lontano 1999 è nato così “Soluzione finale” edito da Marsilio, il nostro primo libro e a quello ne sono seguiti altri, con lungo il percorso, lavori anche diversi dal romanzo, fino ad arrivare a oggi, con “La superba illusione.”, secondo libro con protagonista l’investigatore privato Michele Astengo edito da Frilli Editori.

Avete ruoli ben divisi per la scrittura ?

Lo scopo è di trovare innanzitutto una linea comune di idee sulla struttura iniziale. Fatto questo, utilizziamo il metodo della scaletta, sulla falsariga di quella usata dagli sceneggiatori americani, Syd Field in primis, per la stesura dello script di un film. Il passo successivo richiede la suddivisione della storia che abbiamo ideato in tanti capitoli composti dai punti chiave – i cosiddetti snodi narrativi. Insomma calibriamo nel miglior modo possibile l’ossatura di quello che vogliamo raccontare. Dopodiché, procediamo utilizzando un diagramma a blocchi (flow chart) per una verifica temporale degli avvenimenti e per individuare eventuali crepe nel susseguirsi logico delle vicende. Se tutto fila liscio, allora andiamo a sviluppare i singoli punti chiave con gli elementi di raccordo, di ambientazione e tutto quanto occorre per completare ed ottenere la trama nella sua interezza.

Nel frattempo, in un secondo contesto, andiamo a delineare i personaggi, definendoli caratterialmente, fisicamente e psicologicamente in funzione della trama che abbiamo creato. Qui, c’è da dire che il più delle volte, specie per i personaggi principali, questa parte è delineata dai personaggi stessi. C’è sempre un lampo accecante che ti fa vedere i personaggi così come vogliono essere raccontati.

Dopo questo, c’è una ulteriore seconda verifica nel diagramma a blocchi, questa volta, oltre che per la questione cronologica, per l’inserimento coerente di ognuno dei personaggi nel contesto della storia. Completato l’intero processo, che consta anche della lunghissima parte di attento e capillare approfondimento degli argomenti che andiamo a trattare nel libro, finalmente abbiamo il piacere di scrivere.

Quantificando, cinque o sei mesi, a volte di più, dopo questa intera operazione per i libri più lunghi e complessi, mentre il tempo si accorcia a due, massimo tre per i testi più brevi. Durante la scrittura sfruttiamo la posta e per scambiarci le singole parti per la lettura e una correzione incrociata delle singole parti scelte capitolo per capitolo. Scegliamo in base alle nostre attitudini, in base a quello che è il nostro sentimento verso il testo in quel momento. Ci sono diverse variabili in gioco.

Avete mai litigato sulla trama o sull’intreccio del libro?

Mai, ma ci siamo sempre confrontati sui punti cardine, trovando sempre un compromesso o un accordo comune.

Scrivete anche singolarmente?

Capita, per alcuni racconti, soprattutto per i più brevi, che uno lo scriva per intero e l’altro poi lo rilegga e applichi o proponga i suoi interventi. Dipende dall’ispirazione del momento.

Visto il tema del libro, mi è venuta in mente la teoria cospirazionista su Paul Mc Cartney, voi la conoscete? Che ne pensate? Vi ha in qualche modo ispirato?

Conosciamo la celeberrima PID, sì, ma l’idea per questo libro è nata riguardando il finale di un vecchio film del 1947 del grande Orson Welles, “La signora di Shangai”. Se ricordi quel finale, avendo letto il libro, capirai come sia potuto nascere il plot de “La superba illusione”.

La passione per la bicicletta è un dettaglio utile solo per il romanzo o avete inserito una vostra passione?

Il ciclismo può essere visto come un parallelo alla creazione letteraria. C’è la fatica, lo sconforto, l’intuizione, la volontà, la vetta impervia da superare, c’è la sfida contro se stessi e contro ciò che si incontra lungo la strada. C’è il traguardo. Anche la scrittura è una corsa a tappe. Una corsa programmata, ma anche molto umana.

Astengo è un personaggio molto originale potete dirci com’è nato? Assomiglia a uno di voi due?

Michele Astengo è un nostro modesto omaggio a un genere letterario che apprezziamo. È un grazie sentito alle atmosfere inarrivabili hardboiled di Raymond Chandler e Dashiel Hammett, agli uomini dalla scorza dura, ma con un cuore accanto alla pistola. Astengo può essere un ritaglio, il fotogramma di un fumoso bianco e nero di una pellicola anni Quaranta o Cinquanta tratta da quei libri e trasportata nel presente. È una creazione per un vivere anacronistico e tormentato, un sentirsi a disagio difendendosi con un arrogante cinismo di facciata. Non c’è somiglianza con uno di noi due, se non nei silenzi.

C’è un libro poco noto al grande pubblico che volete consigliarci?

Diciamo sempre, entrate in libreria, ascoltate il sussurro dei libri. Vi arriverà quello giusto. L’importante è essere là, in mezzo alle pagine. Il libro verrà a voi. Lo sentirete al tatto che è quello giusto. La libreria è il percorso, il libro è il viandante che si incontra su quella strada e con il quale si finirà con lo scambiare parole.

Grazie per la disponibilità e arrivederci alla prossima indagine dell’Investigatore Astengo!

Grazie a te Sandra e ai Gufi Narranti per l’ospitalità. Alla prossima!

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