Intervista ad Alberto Minnella autore del noir “Portanova e il cadavere del prete”

Intervista ad Alberto Minnella autore del noir “Portanova e il cadavere del prete”

 

Alberto Minnella

La Sicilia, splendida terra pregna di storia e capolavori d’arte, è sempre stata anche ricca di scrittori e poeti. Ad Agrigento sono nati Pirandello, Sciascia, Camilleri e Alberto Minnella, un giovane scrittore che fa parte di una nutrita e interessante “nouvelle vague” di autori noir siciliani. I suoi romanzi sono ambientati nella Siracusa degli anni 60, e sono pubblicati da Frilli Editori.

 

D- Il tuo blog “Il bicchiere di Hanky” ti ha in qualche modo influenzato ad intraprendere la strada del romanzo noir?

R- È iniziato tutto con il blog. Ho cominciato per gioco e dopo due anni mi sono ritrovato a scrivere un romanzo sulla città che mi ha cresciuto.

D- Hai scritto il tuo primo romanzo “Il gioco delle sette pietre” in terza persona. Nei successivi due: “Una mala jurnata per Portanova”e “Portanova e il cadavere del prete” hai deciso di raccontare in prima persona. L’Io narrante credi che sia più congeniale per le tue storie?

R- Durante la correzione della prima stesura di “Mala jurnata” ho capito che la storia aveva bisogno degli occhi del commissario. Una visione soggettiva sia di Siracusa che del caso giallo in questione. Così ho deciso di continuare con la prima persona anche con il terzo romanzo e così in futuro con i successivi, se ci saranno. Il primo romanzo, in terza persona, lo considero come una grande mappa che ha preparato me e i lettori alla conoscenza di Ortigia e del mondo del commissario.

 

D- Hai scelto di ambientare le storie negli anni 60. Hai quindi bisogno di documentarti su quegli anni. Come fai?

R- Ho chiesto a chi ha abitato Ortigia in quegli anni quale fosse l’atmosfera della città, come fosse la gente e la mentalità. Il resto l’ho ricostruito attraverso altri documenti storici. Bisogna comunque capire che non è un romanzo storico e quello di Portanova non è che uno dei mondi possibili, un universo letterario, un’Ortigia parallela a quella realmente esistita.

D- Hai dichiarato di essere un grande ammiratore di Georges Simenon. Il suo celeberrimo commissario Maigret ha dei punti in comune con il tuo Portanova?

R- La mia prima intenzione, data la mia passione per Simenon, è stata quella di far di tutto per allontanarmi da Maigret, ma ho tenuto fede al Polar più puro, con un investigatore che si fa male, che fuma qualcosa che brucia lentamente, che beve di gusto e che conduce le indagini cercando di capire innanzitutto chi è la vittima, di gran lunga più importante di sapere chi è l’assassino di turno, e di muoversi nel suo mondo spinto dal disagio ancestrale che gli irrora le vene.

D- L’uso sapiente del dialetto nei tuo romanzi rende più gustose e credibili le storie. Non temi però la lettura possa risultare ostica a chi non conosce il siciliano

R- Paolo Portanova è prima di tutto un siciliano e come ogni siciliano usa e alterna la lingua siciliana a quella italiana. Scrivendo, quindi, in prima persona non ho potuto che scegliere questa linea e fargli raccontare le sue giornate e il suo lavoro nel modo più naturale possibile. Portanova, inoltre, tende a raccontare la vicenda cadendo nel tranello dell’antilingua dei verbali. Quest’impasto linguistico a me è piaciuto e ritengo sia una qualità che spiega, oltre ogni ruzzolone didascalico, il personaggio stesso e, come succede spesso fra esseri umani, ogni tanto può capitare di non capirlo/capirsi. L’importante è che finita la lettura del romanzo il lettore abbia una visione d’insieme sia della storia gialla sia dei personaggi e credo che questo si concretizzi nonostante la cripticità di certe porzioni di siciliano.

D- Portanova non sembra proprio un eroe, anzi, ma uno che cerca, e non sempre riesce, ad emergere dalla mediocrità. Questa è l’impressione che mi sono fatto io. E’ così?

R- Io non parlerei di mediocrità, ma di disagio. Cerca invano, dunque, di fuggire da questo disagio. E questa fuga non è altro che la continua ricerca delle verità, un’indagine esistenziale, il motore di ogni uomo, la voglia irrefrenabile di capire perché e per chi siamo qui.

D- Racconti di una Siracusa spesso invernale, cupa, plumbea, piovosa ed umida. Come mai questa scelta?

R-Svelo un segreto: piove anche in Sicilia!

Nel romanzo “Una mala jurnata per Portanova” siamo in piena estate e i colori sono quelli accesi della Siracusa assolata, umida e afosa. Il commissario suda e le sue passeggiate lo sfiancano.

Negli altri due romanzi, invece, l’indagine si svolge in autunno e in inverno e come pioveva nell’Ortigia degli anni 60, piove oggi nell’Ortigia degli anni duemila. Portanova, in più, mal sopporta l’inverno e questo ce lo dice chiaro e tondo.

D- “La città lo rendeva triste, qualsiasi stagione fosse”. Perché Portanova ha questo rapporto di odio/amore verso Siracusa?

R- Portanova è un catanese fuori sede, ma, a dirla tutta, è un uomo fuori sede e fuori tempo. Non riesce a trovare il suo posto nel mondo ed ecco che lo vediamo soffrire a Siracusa, mal sopportare l’inverno e lamentarsi di qualsiasi cosa gli capiti.

D- La politica è presente nei tuoi romanzi, anche se in modo poco appariscente. E’ il periodo che hai scelto di raccontare che ti ha costretto a prenderla in considerazione?

R- Scrivo romanzi che hanno al centro della questione l’esistenza umana, l’impasto di bontà e malvagità. Non mi occupo di saggistica politica e non ho intenzione di schierare i miei romanzi da una parte o dall’altra. La mia natura politica è chiara e netta, così come lo è quella del commissario e con una lettura più attenta, soprattutto del secondo e del terzo romanzo, la mia riflessione politica emerge senza alcuna ambiguità di sorta.

D- Cosa stai leggendo adesso? E quale libro vorresti consigliare agli amici dei “igufinarranti”?

R- Al momento sto leggendo un librone immenso che affronta mille anni di storia medievale e sto rileggendo “120, rue de la Gare” di Léo Malet.

D- Se ti chiedessi di accompagnarci in giro per Ortigia a mangiare. Cosa ci proporresti? Street food, o ristorantino di pesce? E cosa mangeremmo? Ti prometto un “Antico” tutto per te e una bicchiere di Talisker Storm che ti aspetta alla fine del pasto.

Sicuramente un buon ristorante di pesce e una bella pasta con i ricci. E non dimentichiamo il vino…

 

E dopo questa mangiata, “Arricriamoci” a leggere Portanova nelle sue avventure a Siracusa.

ciao Alberto e grazie per la tua disponibilità. a presto

 

intervista raccolta da Alberto Zanini

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