Il sole dietro la collina T. Carbone, recensione di Matteo Melis

Adriana, ragazza rumena, arriva in Italia in cerca di una buona occupazione per sostentare sé stessa e la sua famiglia. E’ una ragazza molto buona ed ingenua, vive una situazione difficile perché suo padre e il suo futuro marito sono minatori. In seguito alla malattia del padre causata  dalle polveri che aveva respirato per tutta una vita, viene a mancare l’unica fonte di mantenimento della famiglia,quindi lei parte, e mediante degli intermediari giunge nel nostro Paese. Dovrà affrontare molte vicissitudini, a causa ad esempio del sentimento di razzismo che molti provano nei confronti delle donne dell’Europa dell’Est, viste come delle mangiasoldi opportuniste e disinibite rovinafamiglie. Nei momenti di buio non mancheranno sprazzi di luce, che si materializzeranno soprattutto nelle figure di Gianluca, giovane insegnante dal vissuto problematico e insicuro perché figlio unico di una madre profondamente nevrotica e possessiva nei suoi confronti in quanto vedova da molto, sua nonna Eleonora (per cui lavorerà come badante) e Nadine, altra giovane rumena in Italia, dal carattere molto estroverso e che le saprà donare un affetto sincero. Questo romanzo breve e scorrevole dell’autore Tommaso Carbone sviluppa un tema molto attuale, quello dell’immigrazione, persone che, per vari motivi, partono dal proprio Paese d’origine in cerca di un futuro migliore. Si induce il lettore a riflettere su vari punti: l’accoglienza, la fratellanza, il vedere oltre le apparenze, accettare diversità date da un’altra appartenenza etnica, per cogliere il cuore di una persona
Più di una volta ci si scorda del fatto di essere noi stati dei migranti, e che pure noi abbiamo subito ostilità pur muovendoci con gli stessi intenti dei nuovi migranti: cambiare in positivo la nostra esistenza.
Bisogna superare lo stereotipo di migrante stupratore e ladro di beni e di lavoro nei confronti del popolo italiano, per quanto obiettivamente più di un fatto di cronaca veda come protagonisti persone giunte qui da “fuori”

Matteo Melis

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