Il Silenzio Degli Innocenti – Clarice incontra Lecter. Film – Recensione

Il Silenzio Degli Innocenti

Il Silenzio Degli Innocenti

Anno: 1991

Titolo originale: The Silence Of The Lambs

Paese di produzione: USA

Genere: thriller

Regia: Jonathan Demme

Produttore: Kenneth Utt, Edward Saxon, Ron Bozman

Cast: Jodie Foster, Anthony Hopkins, Scott Glenn, Anthony Heald, Ted Levine, Frankie Faison, Kasi Lemmons, Stuart Rudin, Diane Baker, Ron Vawter, Roger Corman, Brooke Smith, Paul Lazar, Dan Butler, Charles Napier, Alex Coleman, Danny Darst, Chris Isaak, Brent Hinkley, Cynthia Ettinger, Lawrence T. Wrentz, Chuck Aber, Tracey Walter, Kenneth Utt, Pat McNamara, Leib Lensky, Harry Northup, Bill Miller, Lauren Roselli, Maria Skorobogatov, Lawrence A. Booney

Clarice Starling corre tra boschi umidi e nebbiosi, ma presto il suo addestramento viene interrotto. L’assassino, soprannominato Buffalo Bill, è a piede libero e Jack Crawford dell’FBI vuole catturarlo servendosi del pericolosissimo Hannibal Lecter, attualmente detenuto. Per estirparne informazioni, Crawford sceglie proprio la giovane ed attraente Starling, che con queste sue qualità potrebbe convincere Lecter a collaborare.

silenzio degli innocenti
Hannibal Lecter (Anthony Hopkins) si destreggia con grazie teatrale dopo un brutale assassinio.

Jonathan Demme porta sul grande schermo il romanzo omonimo di Thomas Harris inaugurando un proseguimento temporale per Hannibal Lecter. Il famoso cannibale fece la sua prima comparsa al cinema nel 1986 in Manhunter – Frammenti Di Un Omicidio di Michael Mann, mentre, dopo Il Silenzio Degli Innocenti, riapparve altre tre volte: in Hannibal del 2001 diretto da Ridley Scott, in Red Dragon del 2002, remake di Manhunter – Frammenti Di Un Omicidio, di Brett Ratner e in Hannibal Lecter – Le Origini Del Male del 2007 firmato Peter Webber. In più, tra il 2013 e il 2015, n’è stata realizzata una serie televisiva. In tre di queste trasposizioni è stato presente Anthony Hopkins che qui battezza il proprio corpo e le sue sconfinate qualità interpretative alla mente depravata del suo personaggio. Oscar per lui, così come per Jodie Foster (miglior attrice), miglior film, miglior regia e miglior sceneggiatura. Il Silenzio Degli Innocenti è stato un successo totale. Questo un po’ fa’ capire l’importanza che ha avuto fin da subito e che ancora oggi nutre nel pubblico. Il lavoro di Demme è tradizionale ma allo stesso tempo figlio della sua epoca. La sua fotografia nitida, che risalta momenti di suspense e cadaveri e la cura con cui vengono tracciati i criminali, insieme ai luoghi che occupano (in questo caso un’abitazione internamente derelitta ma con uno spazio infinito di cunicoli, porte, corridoi, serre e pozzi profondissimi) faranno sicuramente scuola nella mente di un altro asso del thriller, David Fincher.

Poi l’importanza dei primi piani, intensi, a volte al limite del patetismo, ma fondamentali per trasmettere i rapporti tra i personaggi. Un esempio è quello tra Crawford e Starling, dove la stima reciproca sembra non escludere un interesse sentimentale, anche se dall’inizio alla fine le effusioni tra i due rimangono sempre sopite dal rispetto e dai ruoli. Una brava e minuta Jodie Foster (anche se non così tanto da meritare l’Oscar a mio parere) si arrangia bene in un mondo di soli uomini, uno stratosferico Anthony Hopkins e un Ted Levine inedito nei panni del sadico e malato Buffalo Bill. Perchè anche se Lecter orchestra tutto dalla sua cella di massima sicurezza, è lui a mantenere il controllo per tutto il film, mentre Buffalo Bill appare come un dilettante, la trasposizione inesperta del suo mentore imprigionato. Ma in questo capitolo Clarice sancisce soprattutto l’inizio di un legame strano proprio con Lecter, fatto di paura, psicoanalisi, ma anche di fiducia e amore platonico (?). Il piano di Crawford perciò si rivela utile ma anche molto pericoloso. Interazioni spesso improbabili, scene ai limiti della realtà, una recitazione a volte sopra le righe, ma che volete? E’ cinema hollywoodiano, e Demme in questo caso fa’ centro su tutto, incorniciando momenti di rara violenza e depravazione, affidati per lo più al ghigno malvagio di Hopkins. Chapeau.

Marco Zanini

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