Il cielo di Leo racconto di Sandra Pauletto

Il cielo di Leo

Leo continuava già da un po’ a rigirarsi nel letto senza riuscire ad addormentarsi. Forse era colpa del caldo o forse, più semplicemente, non aveva bisogno di dormire. La casa era avvolta nel silenzio e al buio. Nessun rumore veniva dalle altre stanze. Il resto della famiglia stava beatamente sognando. Leo sospirando si girò e rigirò nel letto, poi esasperato decise di alzarsi. Accese la lampada sul comodino, ed i suoi occhi abituati al buio protestarono ferocemente così la richiuse all’istante. Dalla finestra aperta arrivava la pallida luce della città. Un po’ a tentoni , sperando di non scontrarsi con qualche sedia fuori posto, riuscì a raggiungere la finestra. La strada era deserta, lui non abitava in una zona trafficata quindi la notte non passava anima viva. Continuò a fissare per un po’ la strada vuota, respirando l’aria leggermente fresca, poi quasi inconsciamente sollevò lo sguardo, la volta nera del cielo era muta ed immobile quasi come la strada sottostante, eppure qualcosa catturò l’attenzione di Leo. C’era un puntino luminoso che si muoveva nel cielo! Non seguiva una linea retta, né una traiettoria apparentemente logica. Vagava per le nuvole cambiando ritmo e velocità di tanto in tanto per poi riprendere l’andamento normale. A Leo inizialmente corse un brivido di terrore lungo la schiena. E se fosse un disco volante? Già si vedeva rapito dagli alieni e sottoposto a chissà quali torture, ma dopo un pò si rilassò, non poteva essere un ufo era così piccolo, quasi una punta di spillo. Avrebbe potuto, se solo la distanza glielo avesse permesso, tenerlo in una mano, come gli era capitato di fare ogni tanto con le lucciole, ma non era una lucciola, quelle le conosceva bene con la loro luce verde. Dopo un po’ lo perse di vista. Si era fatto tardi e finalmente aveva cominciato ad avere sonno, così senza pensarci troppo andò a letto e si addormentò. La vita continuò tranquilla per diversi giorni, finché una notte, Leo si svegliò per andare in bagno ma prima di rimettersi a dormire sbirciò curioso fuori dalla finestra. Scrutò il cielo in lungo e in largo cercando qualcosa di luminoso che si muovesse nello spazio libero, ma non vide nulla, stava per tornare a letto, quando: eccolo lì muoversi zigzagando a velocità diverse e senza una rotta precisa. Questa volta la curiosità era salita al massimo ma che cos’era? Possibile che nessuno se ne fosse accorto? Era lui l’unico essere umano sveglio a scrutare il cielo in quel preciso istante su tutta la Terra? Non era possibile, eppure non aveva sentito nessuna notizia che parlava di strane luci nel cielo, nonostante avesse provato a cercarle anche su internet. Prese una sedia e si mise comodo, deciso a non tornare a letto fino a quando non avesse capito cosa fosse, o fino a quando, come la volta precedente, quel puntino luminoso non fosse scomparso dalla sua vista. La seguiva con gli occhi quella stella impazzita, perché altro non poteva essere che una stella, la guardava muoversi con grazia fra le altre che immobili continuavano a brillare, ma un momento! Non poteva credere ai suoi occhi! Li chiuse e li riaprì più volte per accertarsi che il troppo guardare non gli giocasse degli scherzi alla vista, ma non si stava sbagliando! Non era sempre la stessa stella a muoversi nel cielo! Una prendeva il posto dell’ altra sostituendosi in un gioco apparentemente senza fine. Era così bello guardarle mentre si alternavano in quella folle corsa. Leo cominciò a ridere immaginando che come lui, anche loro per divertirsi stessero giocando a rimpiattino o cose simili. Continuò a guardare il cielo mentre i suoi occhi abituati al buio della notte riuscivano a vedere mille e mille stelle brillare. Ma quante erano! Non ne aveva mai viste così tante, o forse, purtroppo, più semplicemente, non si era mai preso la briga di fermare la vita per mettersi ad osservarle come stava facendo ora. Il silenzio intorno, anche quello era qualcosa a cui non aveva mai prestato la giusta attenzione e dato il giusto valore. Abbassò le palpebre per gustarlo meglio, riguardando con gli occhi della memoria i movimenti illogici delle stelle. Rimase così per un po’ come inebriato, poi sentì, quasi sottopelle, che il silenzio non era poi così muto. Non c’era nessun suono apparente eppure… Cominciò a respirare a fondo per concentrarsi, avrebbe voluto aprire gli occhi per vedere se le stelle correvano ancora, ma sentiva che se l’avesse fatto quella piacevole sensazione sarebbe andata perduta, forse, per sempre. E così non li aprì, continuò a ricordare il movimento delle stelle nel cielo, e lentamente, quasi senza accorgersene, i suoi pensieri vennero sorpresi da una musica delicata, impalpabile, leggera. Ma era la sua mente a crearla o la sentiva davvero? Aprì gli occhi piano piano, e guardando il cielo rimase esterrefatto. Ora tutto aveva un senso. Quello che aveva scambiato per una folle e illogica corsa delle stelle, in realtà era una splendida danza che cambiava ritmo e velocità come la musica voleva. Era lo spettacolo in assoluto più bello che avesse mai visto, e per qualche brevissimo istante, si sentì tutt’uno con quell’immensa volta stellata, mentre il suo corpo si muoveva lentamente, anch’esso seguendo il suono della musica che ora percepiva come parte integrante di lui. Dopo un tempo che non era in grado di definire l’incanto svanì, la musica tacque, e le stelle ricominciarono ad essere dei puntini luminosi e immobili nel blu delle nuvole. Leo tornò a letto ma era felice, forse non era mai stato così felice. Sapere che nel cielo c’era vita, una vita della quale anche lui aveva fatto parte, gli faceva apparire la notte meno paurosa e il cielo meno buio. E ancora adesso, ogni tanto, quando il sonno tarda ad arrivare, disteso sul letto si mette a scrutare fuori dalla finestra e si lascia cullare da quella dolce ninnananna che le stelle ballano e suonano solo per lui. Perché solo lui, con la sua sensibilità, è capace di sentirla.

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