I formicaleone – Approfondimento di Sandra Pauletto

I formicaleone

Immagino che nessuno o pochissimi di voi avranno mai sentito parlare dei formicaleone.

Allora prima che pensiate ad un esserino nero con la criniera, vi dico subito che il formicaleone non esiste, o meglio è un nome che raggruppa tutti gli insetti appartenenti alla famiglia dei Myrmeleontidae costituita da circa 2000 esemplari che appartengono all’ordine dei neurotteri.

Esteticamente i formicaleone adulti hanno un corpo lungo e sottile, due coppie di ali, due occhi e l’apparato boccale masticatore, per questo il profano cade spesso in errore scambiandoli per libellule.

formicaleone
Formicaleone mentre depone le uova Foro di Aldo De Bastiani

Di seguito vi diremo alcuni trucchi per riuscire a distinguerle senza sbagliare.

Guardare le ali.

Quelle dei formicaleone sono piene di nervature visibili ad occhio nudo, di più difficile individuazione nelle ali della libellula.

Guardare la testa

Quella dei formicaleone ha due lunghe e prominenti antenne cavlate, ossia con un funicolo più o meno allungato e sottile seguito da un ingrossamento terminale chiamato: “clava”, anche le libellule hanno le antenne ma praticamente invisibili ad occhio nudo.

Guardarle volare

I formicaleone sono degli scarsi e goffi volatori, si alzano dal suolo per brevi tratti. La libellula viceversa ha delle ottime capacità di volo, basti pensare che anche Walt Disney ne inserisce una nel suo cartone animato “Le avventure di Bianca e Bernie” chiamata Evinrude che volando sarà decisiva per le sorti dei due topolini.

Giorno o notte?

Se è giorno son libellule, se è notte o crepuscolo son formacaleone.

I formicaleone in quanto animali notturni sono come le falene attratte dalle fonti di luce.

Gli insetti adulti sono golosi, amano infatti le cose dolci come il nettare e la linfa. Diverso il discorso per le larve che andremo a vedere di seguito.

La fase dello sviluppo dei formicaleone è composta da 4 momenti come molti suoi simili:

Uova

Larva

Pupa

Adulto

Il lettore attento si starà domandando: “Come mai, se assomiglia ad una libellula questa famiglia di insetti vengono chiamati così ?”

La spiegazione la troviamo nella seconda fase del loro sviluppo.

Ma andiamo con ordine.

La femmina, dopo esser stata fecondata, depopne le uova nella sabbia, dalle quali uscirà la larva. È questa che dà il nome alla famiglia.

Larva di formicaleone foto di Plinio Camaiti

Ha un’addome voluminoso, un capo piatto, robuto e tozzo. Dotato di mandibole seghettate cave e ricurve a forma di tenaglia, molto visibili.

Il corpo è coperto di setole solitamente di colore chiaro con punti scuri.

A differenza dell’esemplare adulto la larva si nutre di piccoli insetti ed è intelligente e spietata.

Per procurarsi il cibo scava delle trappole nella sabbia. Questa struttura viene chiamata: “cono”.

Sono gallerie scavate nel terreno (buche) di un diametro di 7 centimetri per 3 di profondità. Nel fondo del cunicolo si sistema la larva con le tenaglie pronte ad acchiappare lo sfortunato che ci cadrà dentro. Una volta catturata la preda la larva inietta un veleno paralizzante che gli permette di mangiarla con tutta calma.

Sono le formiche gli insetti che prevalentemente finiscono nelle sue fauci impietose ed affamate come quelle di un leone.

Ecco svelato il mistero di questo strano nome dato a quelle che una volta adulte sono simili a delle libellule dal volo sgraziato.

Una curiosità, nel 2010 i formicaleone si sono aggiudicati il titolo di Insetto dell’anno”

Il riconoscimento è stato istituito nel 1999 grazie al “Deutschen Entomologischen Instituts” di Müncheberg. Ogni anno in Germania un comitato di entomologi di fama e di illustri rappresentanti di istituzioni e società scientifiche internazionali decidono a chi attribuirlo con lo scopo di sottolineare la straordinaria varietà biologica che contraddistingue gli insetti. Mai premio quindi fu più meritato viste le caratteristiche di questa famiglia che variano in maniera radicale da larva ad adulto e che vanta più di 2000 esemplari.

Si ringraziano Aldo De Bastiani e Plinio Camaiti per le foto.

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