Haemophagus – Stream Of Shadows – Recensione musica

Haemophagus – Stream Of Shadows

 

Anno: 2017

Provenienza: Italia

Genere: death metal

Membri: David – batteria; Giorgio – chitarra e voce; Gioele – chitarra e voce

Casa discografica: Selfmadegod Records

 

  1. Shadowline
  2. Tombtown
  3. Blastmaniacom!
  4. Deranger
  5. Meteor Mind
  6. Electric Circles In A Yellow Sky
  7. Captured From Above
  8. Innergetic
  9. The Cosmicorpse
  10. Infectious Domain
  11.  Monochrome
  12.  Unrestrained
  13.  Twisted Syllables
  14.  The Darkest Trip

 

Gli Haemophagus sono uno dei migliori gruppi death metal in circolazione. Si è vero, come inizio per una recensione è forse troppo semplicistico e diretto, ma d’altronde come fare a non andare fieri di un’entità di casa nostra così notevole? I commenti si sprecano, ma la cruda verità bisogna dirla. L’abilità e il coraggio di questi tre musicisti hanno pochi eguali nella scena e Stream Of Shadows ne è la testimonianza. C’era da aspettarselo comunque visto che hanno già militato in altri gruppi simili come Undead Creep e Gravesite; ma da paesi esteri, artigiani del genere con la medesima esperienza producono lavori molto più banali e meno ispirati. L’ultimo dei tre dischi del combo siciliano infatti è una perla, quasi un capolavoro, un po’ come l’ultimo degli Antropofagus. E’ sempre di death metal che si parla, anche se nel caso dei liguri si propende più sul versante brutal, mentre qui si recepisce un approccio più ragionato e musicalmente vario, dove permane la classicità del genere ma senza timore si inseriscono sonorità più ardite e particolari.

Nella prima traccia, Shadowline, viene messo in evidenza uno dei tratti distintivi di Stream Of Shadows, cioè un’alternanza stilistica, musicale e vocale, che parte idealmente dagli abrasivi e complessi Death e arriva ai più pesanti e profondi Entombed. Infatti un giro vorticoso di chitarra apre il discorso, una conclusione oppressiva e lenta guidata da una batteria sconquassante lo chiude. Un ottimo inizio. In Tombtown si percepiscono anche echi dei Torment italiani e dei Ghoul statunitensi. Stacchi e ripartenze improvvisi accompagnati da riff malati e accelerazioni, anche se il gruppo non si concentra mai troppo sulla velocità e l’aggressività, ma più sul ragionamento e sul groove; forti anche di una produzione cristallina che ne risalta ogni passaggio e sfumatura. Insomma, roba per palati fini. Si passa per la catacombale Blastmaniacom! dove emergono riff fenomenali ed ispirati. Uno dei più originali esempi di death metal che si possano sentire in giro. I nostri badano anche all’impatto ogni tanto, come si può sentire nella chitarra semplice e coinvolgente di Deranger, che comunque rimane un pezzo costruito egregiamente. Meteor Mind fa’ da contraltare: stortissima e coraggiosa per un gruppo death metal, stupisce con richiami claustrofobici alle tessiture complicate dei Voivod di Killing Technology, fino a giungere nei territori lisergici ed eleganti del progressive dei Pink Floyd. Notevole tecnica e fantasia. Se cercate qualcosa di diverso l’avete trovato. La scaletta prosegue alla grande con Electric Circle In A Yellow Sky, tipica ma suonata alla grande, e con Captured From Above, dove emerge ancora la perizia tecnica del gruppo palermitano. Innergetic è il primo pezzo normale del disco. Niente di eccitante. A risollevare l’attenzione ci pensano le bellissime chitarre sibilanti di The Cosmicorpse, che si produce per tutta la durata in un riff che ritorna per colpire e coinvolgere! Dopo la veloce e distruttiva Infectious Domain si torna in un labirinto di varietà e continui cambi di tempo con Monochrome. Qui gli Haemophagus tentano nuovamente di allontanarsi dai canoni del death metal con una struttura che non offre punti di riferimento. Bellissimo il fulminante assolo di chitarra nel finale, ma ancora più schizoide e particolare quello della breve ma intensa Unrestrained.

La pazzia e la personalità con cui il gruppo interpreta il genere si insinuano nelle pieghe più apparentemente ignoranti di Twisted Syllables, mostrando una preparazione e una conoscenza musicale di primo livello. Per concludere si ricorre ad una corta esecuzione strumentale, The Darkest Trip. Death metal spietato che sprofonda in atmosfere calde e psichedeliche. Una perla.
Stream Of Shadows, un’opera di spessore da annoverare assolutamente tra le uscite dell’anno.

Voto: 9

Zanini Marco

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