Gli anni 70. Treno Italicus, Watergate, Curcio e attentato dell’Ira. 1974 (seconda parte)

Gli anni 70. Treno Italicus, Watergate, Curcio e attentato dell’Ira. 1974 (seconda parte)

1974

Alle 20. 42 del 3 agosto 1974, il treno espresso 1486  Italicus partì dalla stazione Roma Tiburtina, con destinazione Monaco di Baviera, con sette minuti di ritardo rispetto all’orario previsto.

Era una calda notte, quella tra il 3 e il 4 agosto, quando alle 0.17 il treno fece sosta al binario 11 della stazione di Santa Maria Novella di Firenze. Un uomo salì sulla quinta carrozza completamente vuota, e nel secondo scompartimento mise una valigetta ventiquattrore sotto un sedile. All’interno vi erano circa due chili di una miscela di nitrato di ammonio e tritolo con una sveglia della Uhren di Rottweil che sarebbe servita come timer. Quindi scese incrociando la famiglia Russo che saliva.

Dopo una sosta di 19 minuti il convoglio riprese la sua corsa nella notte verso la sua destinazione.

Era l’1.17 quando il treno, con 17 carrozze e con 342 passeggeri, venne scosso da una terribile esplosione all’interno della galleria appenninica, lunga 18 chilometri, che collega la Toscana all’Emilia.

Il macchinista Giovanni Mancini riuscì a condurre con estrema perizia il treno fuori dalla galleria, verso la stazione di San Benedetto Val di Sambro.

L’immagine che si presentò ai primi soccorritori fu terribile. La quinta carrozza, con una fiancata squarciata dall’esplosione, era avvolta da fiamme altissime che resero le lamiere incandescenti. Alcuni passeggeri uscirono dai finestrini con le vesti in fiamme. Un odore di carne bruciata si diffuse nell’aria, mentre il controllore Silver Sirotti cercò disperatamente di salvare i corpi avvolti dalle fiamme con un estintore, salvando la vita di Maria Russo, finché non fu sopraffatto anch’egli dalle fiamme morendo arso vivo.

attentato
treno italicus

Sul marciapiede della stazione vennero adagiati 12 corpi carbonizzati pietosamente coperti da lenzuola bianche:

Nicola Buffi

Elena Donatini

Elena Celli

Raffaella Garosi

Herbert Kontriner (tedesco)

Fukada Tsugufumi (giapponese)

Antidio Medaglia

Jakobus Wilhelmus Hanema (olandese)

Silver Sirotti

Nunzio Russo con la moglie Maria Santina Carraro e il figlio Marco di 14 anni, che salirono a Firenze e si sedettero nello scompartimento numero 5.

Si salvarono invece gli altri due figli: Mauro di 13 anni e Maria di 19 anni, che sebbene ustionata completamente, fu salvata grazie all’intervento del controllore Silver Sirotti.

L’attentato venne rivendicato da Ordine Nero tramite un volantino trovato il 5 agosto in una cabina telefonica di Bologna. Ma due giorni dopo vennero trovati a Milano e a Bologna altri 2 volantini che smentivano la responsabilità di Ordine Nero nella strage dell’Italicus.

Maurizio Del Dottore, un simpatizzante neofascista aretino, impiegato alla Lebole di Licio Gelli, pochi giorni dopo l’attentato denunciò al maresciallo dei carabinieri Franco Cherubini, il camerata Luciano Franci, incolpandolo di essere l’attentatore, e indicando l’Alpe di Poti come il luogo dove trovare l’esplosivo nascosto usato per gli attentati. Il materiale venne, in effetti, trovato il 7 agosto e fatto brillare impedendo il raffronto con quello usato nell’attentato. Inspiegabilmente i carabinieri, comandati dal colonnello piduista Domenico Tumminello, non fecero partire nessuna indagine.

Deluso dal qualunquismo riscontrato, Del Dottore ne parlò anche al maresciallo Proietti che riportò la confidenza alla Questura di Arezzo.

Si saprà in seguito che Franci, che lavorava come carrellista del servizio postale alla stazione di Firenze, quel giorno chiese un cambio turno ad un collega, e la sera dell’attentato era presente proprio sul marciapiede dove fece la sosta il treno espresso Italicus.

Tra il 31 dicembre 1974 e il 7 gennaio 1975 ci furono altri tre attentati sulla linea ferroviaria, ma senza grosse conseguenze.

La polizia, il 22 gennaio, durante un controllo trovò 15 chili di esplosivo vicino Castiglione Fiorentino e in un appostamento venne fermata una macchina con a bordo Luciano Franci e Piero Malentacchi. Durante la perquisizione, fu trovato un foglio, scritto da Franci, dove si rivendicava un attentato programmato per il 22 gennaio alla Camera di Commercio di Arezzo. Dopo l’arresto, la polizia mise sotto controllo il telefono della compagna di Franci, Margherita Luddi. Da una telefonata intercettata con un fantomatico “Mario” (Tuti), si venne a conoscenza di un deposito dove era nascosto dell’esplosivo.

Tuti era, un geometra impiegato all’ufficio tecnico del Comune di Empoli e fondatore del Fronte nazionale rivoluzionario, da tempo noto alla polizia, sebbene fosse praticamente sconosciuto dall’opinione pubblica.

Il 24 gennaio tre poliziotti si presentarono davanti alla casa di Tuti per un controllo, ma vennero accolti con delle raffiche di un fucile mitragliatore. Il brigadiere Leonardo Falco e l’appuntato Giovanni Ceravolo furono colpiti mortalmente, mentre l’appuntato Arturo Rocca rimase ferito gravemente. Tuti riusci a scappare in Francia, abbandonando l’arsenale che custodiva in casa. Rimase nascosto fino a luglio 1975, quando venne fermato ed arrestato dai gendarmi francesi. Estradato in Italia, non fu mai processato per la strage dell’Italicus ma solamente per omicidio dei due poliziotti.

In carcere Franci confidò, al compagno di cella, Aurelio Fianchini che fu Piero Malentacchi a mettere sotto il sedile dello scompartimento del treno la valigetta con l’esplosivo, procurato da Mario Tuti, il vero capo ed ideatore della strage.

Nel mese di aprile del 1981, Tuti e Concutelli nel cortile del carcere di Brescia, uccisero Ermanno Buzzi in attesa del processo di appello per la strage di Piazza della Loggia. Ucciso per impedire che potesse rivelare i veri autori dell’attentato in quanto considerato “infame.” All’omicidio assistette anche Franci, che interpretò il gesto come un tacito avvertimento per il processo per la strage dell’Italicus che ci sarebbe stato in novembre.

Il giorno dell’attentato Aldo Moro avrebbe dovuto prender il treno Italicus, ma all’ultimo momento fu raggiunto dai Funzionari del Ministero per fargli firmare dei documenti urgenti e quindi dovette rinunciare a partire.

Gli obiettivi ferroviari furono una precisa caratteristica degli attentati fascisti di quegli anni. Anche la strage della stazione di Bologna rientrava in quel preciso disegno sovversivo. Ormai è assodato che dietro agli attentati c’era una strategia della tensione finalizzata ad una presa di potere della destra, le connivenze tra la Cia, la massoneria deviata e i servizi segreti sono una certezza. Tutto secondo un progetto esteso alle democrazie occidentali per impedire che il comunismo potesse prendere il potere.

Agli inquirenti fu chiaro il collegamento tra i vari gruppi estremisti di destra toscani, che furono anche finanziati economicamente da Licio Gelli tramite Augusto Cauchi.

Fin dalla strage di Piazza Fontana, del 12 dicembre 1969, i servizi segreti, manovrati dalla P2, hanno provveduto a numerosi depistaggi per impedire che la verità venisse a galla. Servizi segreti che hanno sempre negato ai magistrati bolognesi l’accesso alle notizie riguardanti Licio Gelli.

Il 23 settembre 1982 e il 28 marzo 1985 si fece ricorso due volte al segreto di Stato per impedire che scomode verità venissero a galla.

Il 20 luglio 1983 la Corte d’Assise di Bologna assolse Tuti, Franci, Malentacchi e la Luddi per insufficienza di prove.

Il 18 dicembre 1986 la Corte d’Assise di Appello di Bologna condannò Tuti e Franci all’ergastolo come esecutori della strage. Malentacchi e Luddi vennero assolti.

Il 16 dicembre 1987, la prima sezione della Cassazione presieduta dal giudice Corrado Carnevali, (chiamato: “L’ammazzasentenze”) annullò la precedente sentenza.

Il 4 aprile 1991 Tuti e Franci vennero assolti dalla Corte d’Appello di Bologna, e il 24 marzo 1992 la Corte di Cassazione assolse definitivamente Tuti e Franci.

Malgrado l’assoluzione la seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sentenziò: “la strage dell’Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale.”

Nessuno ha mai avuto la volontà o la possibilità di trovare i colpevoli. Depistaggi, bugie e connivenze hanno sempre impedito che la mano, vigliacca e assassina delle dodici vittime avesse un nome.

8 agosto 1974 Dimissioni di Richard Nixon

La storia ha inizio nel 1972.

Nell’Hotel di Washington risiedeva, al sesto piano dell’edificio, il Comitato Nazionale Democratico, e la notte del 17 giugno 1972, Frank Wills, una guardia di sicurezza del Watergate Hotel, notò qualcosa di strano durante il suo giro notturno, insospettito chiamò la polizia. Cinque persone furono trovate all’interno del complesso e fermate.

Bernard Barker (ex partecipante alla invasione della Baia dei Porci a Cuba nel 1961), James W. McCord jr. (ex agente della Cia e Capo della sicurezza del Comitato per rieleggere Richard Nixon), James W. McCord jr. Eugenio Martinez, Frank Sturgiss, furono arrestati.

Negli uffici del Comitato Democratico vennero trovate delle microspie (in funzione fin dal gennaio del 1972) tramite le quali venivano intercettate le telefonate in partenza ed in arrivo. La polizia trovò anche un collegamento tra McCord e Howard Hunt, che aveva lavorato in precedenza per la Casa Bianca.

L’Ufficio del Procuratore Distrettuale di Washington fece partire una indagine e scoprì che McCord era sul libro paga del Comitato per la rielezione di Nixon.

Anche la stampa incominciò ad interessarsi del caso, e Bob Woodward e Carl Bernstein, del Washington Post, aiutati da una fonte segreta, chiamata “Gola profonda”, iniziarono ad investigare.

Nixon aveva al proprio servizio una squadra, (chiamata in gergo: gli idraulici), che operava per screditare i democratici, e per impedire che certe notizie fossero rese pubbliche.

President Richard M. Nixon

Mentre in Vietnam la guerra era in pieno svolgimento, l’analista militare Daniel Ellsberg venne screditato dagli uomini di Nixon per evitare che trapelassero notizie compromettenti sulle operazioni militari nel paese asiatico.

Ci furono reiterati tentativi da parte di Nixon di ostacolare il corso delle indagini per appurare le illegalità.

Il presidente cercò di defilarsi dichiarandosi estraneo alla vicenda, ma un suo collaboratore, John Dean, ammise la partecipazione attiva di Nixon nella trama illecita.

Il rapporto con la stampa fu tutt’altro che idilliaco. Il governo manovrava anche le concessioni cercando di paralizzare i quotidiani e le catene televisive, esercitando pressioni anche sulla borsa per far crollare le azioni dei giornali invisi.

Il 13 luglio il vice assistente del presidente Nixon, Alexander Butterfield, fu costretto ad ammettere l’esistenza di un sistema di registrazione che si attivava automaticamente con la voce alla Casa Bianca, Studio Ovale compreso.

Vennero chiesti dalla Commissione d’inchiesta i nastri di registrazione, ricevendo un netto rifiuto da parte di Nixon che si appellò al principio “del privilegio dell’esecutivo”. Il presidente acconsentì solamente a far vedere la trascrizione di parte di essi.

Ma il 24 luglio la Corte Suprema negò il diritto di ricorrere al “privilegio dell’esecutivo” e Nixon, il 30 luglio, fu costretto a consegnare i nastri.

Nel famoso nastro, chiamato “pistola fumante”, con le conversazioni del 23 giugno, Nixon e il capo dello staff della Casa Bianca, H.R.Haldeman, concordavano su come la Cia potesse aiutarli per ostacolare le indagini in corso, e sempre nello stesso nastro furono cancellati ben 18 minuti di conversazione sempre tra Nixon e H.R.Haldeman.

Venne accusata la segretaria, Rose Marie Woods, che ammise di aver cancellato accidentalmente schiacciando il pedale sbagliato mentre rispondeva ad una telefonata. Ma l’inchiesta determinò che la registrazione fu cancellata ripetutamente per nove volte escludendo la cancellazione involontaria.

Dopo aver consegnato i nastri Nixon, per evitare l’impeachment, diede le dimissioni l’8 agosto 1974.

Solamente nel 2005 si venne a saper che la “gola profonda” era Mark Felt, ex vicedirettore dell’FBI.

8 settembre 1974

Arresto di Curcio e Franceschini

Silvano Girotto è un torinese dal passato controverso e burrascoso. All’epoca dei fatti aveva trentaquattro anni, la fedina non propriamente immacolata, ma quando sentì la voce del Signore accettò la vocazione francescana e decise di emigrare.

Dopo una esperienza in Bolivia fece ritorno in Italia, preceduto dalla fama di rivoluzionario tanto da meritarsi l’appellativo di “frate mitra”.

In Italia, grazie all’opera di convincimento dei carabinieri, entrò in contatto con le Br infiltrandosi con discrezione.

Grazie al suo operato, l’8 settembre 1974, ad un passaggio a livello sulla strada per Orbassano, alle porte di Pinerolo in Piemonte, il nucleo speciale dei carabinieri, al comando di Carlo Alberto Dalla Chiesa, arrestò i brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini a bordo di una 128 targata Bologna.

All’arresto riuscì a sfuggire Mario Moretti, avvisato preventivamente da qualcuno.

All’epoca le Br si fecero conoscere dall’opinione pubblica per sequestri lampo, tranne quello del giudice Sossi, per piccoli attentati e per l’assassinio di due militanti dell’MSI a Padova. Un’azione che verrà considerata un errore strategico dai vertici brigatisti.

In seguito all’arresto Franceschini e Curcio, sebbene non avessero mai ucciso nessuno, furono condannati per concorso morale nell’omicidio di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola durante l’assalto di un commando alla sede dell’MSI di Padova il 17 giugno 1974.

Renato Curcio e Alberto Franceschini

Franceschini scontò la pena di 18 anni fino al 1992, mentre Renato Curcio nel 1975 evase dal carcere, aiutato dalla moglie Mara Cagol, ma l’anno dopo fu nuovamente arrestato a Milano e rimase in carcere fino al 1998.

15 settembre 1974

Alle otto di mattina del 15 settembre, nei pressi di Borgo San Lorenzo in provincia di Firenze, il contadino Pietro Landi vide una 127 blu in un campo vicino alla sua vigna. Attirato dalla musica dell’autoradio accesa si avvicinò alla vettura e notò lo sportello di destra aperto e il finestrino anteriore sinistro frantumato. I carabinieri giunti sul luogo trovarono all’interno dell’auto un ragazzo, al posto di guida, privo di vita, con il viso appoggiato al finestrino e con indosso solo gli slip e le calze. Al polso l’orologio era fermo alle tre e quindici. Fuori, dietro l’auto, giaceva nuda e in posizione supina, una ragazza con le braccia e le gambe allargate.

I due ragazzi erano il diciannovenne Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini di diciotto anni.

Indumenti e oggetti personali sparsi dentro e fuori la vettura, mentre la borsa della ragazza venne trovata nel pomeriggio in un campo, distante trecento metri dal luogo dell’assassinio, grazie ad una telefonata anonima.

La perizia accertò che mentre erano in un momento di estrema intimità, venne aperta la portiera laterale di sinistra e vennero sparati almeno una decina di colpi, marca Winchester, con una Beretta calibro 22 e il ragazzo, prono, fu colpito alla schiena, al cuore e ad un polmone. Un colpo, andato a vuoto, infranse il finestrino anteriore di sinistra.

Pasquale ricevette anche due colpi con un’arma bianca al torace.

Anche la ragazza venne colpita violentemente, sempre con un’arma bianca al torace, all’interno dell’auto, quindi trascinata fuori. Alla fine furono novantasei coltellate. L’assassino insistette sul seno, sul ventre e sul pube, e quindi concluse lo scempio oltraggioso con l’inserimento di un tralcio di vite nella vagina. Le ferite sul cadavere di Stefania furono inferte da un arma molto tagliente ed “adoperata con estrema precisione, capacità, manualità”. La perizia stabilì anche che le note comportamentali dell’assassino sembravano dettate da seri disturbi maniacali di sfera sessuale.

Le indagini in base alle testimonianze raccolte si indirizzarono prima verso Guido Giovannini, poi verso Bruno Mocali ma entrambi vennero riconosciuti estranei alla vicenda e prosciolti. Giuseppe Francini invece fu accertato che era un mitomane e quindi rilasciato.

5 ottobre 1974

In un pub di Guildford esplosero due bombe in seguito ad un attentato della Provisional dell’IRA. Morirono cinque persone e ne rimasero ferite settantacinque.

i quattro accusati ingiustamente dell’attentato a Guidford

Il parlamento inglese approvò immediatamente il Prevention of Terrorism Acts che conferiva ampi poteri discrezionali alla polizia, non garantendo i fondamentali diritti agli arrestati.

Vennero fermati Gerry Conlon, Paul Hill, Paddy Armstrong, Carol Richardson e Giuseppe Conlon, padre di Gerry.

Arrestati e torturati, confessarono di essere gli autori dell’attentato.

Il padre di Gerry in seguito ad una crisi respiratoria morì in carcere.

Nell’ottobre del 1975 furono condannati all’ergastolo. Due anni dopo furono scagionati dalla testimonianza di un barbone, ma la polizia tenne nascosta la notizia. La avvocatessa Gareth Peirce scoprì casualmente la notizia, e nel nuovo processo i quattro irlandesi furono rimessi in libertà. Era il 1989.

Nel 1993 Jim Sheridan diresse il film “Nel nome del padre” tratto dal romanzo autobiografico di Gerry Conlon. Daniel Day-Lewis intepretò il ruolo di Gerry e il film vinse l’Orso d’Oro al festival di Berlino del 1994.

21 novembre 1974

Alle 20.14 e alle 20.27 avvennero due esplosioni in due pub di Birmingham. Morirono ventuno persone. Anche in questo frangente la polizia arrestò sei persone innocenti alterando le prove. Rimasero in prigione per lunghissimi sedici anni.

Nel 1974 sono stati consegnati i premi Nobel per la Medicina a: George Emil Palade e Albert Claude

Per la letteratura a: Eyvind Johnson e Harry Martinson

Per la Pace a: Eisaku Sato e Sean MacBride

Sono morti: Pietro Germi, Vittorio De Sica, Gino Cervi, Oskar Schindler, Aldo Palazzeschi, Charles Lindberg, Duke Ellington, James J. Braddok, Julius Evola e Junio Valerio Borghese.

Il campionato di calcio vide la Lazio vincere il primo scudetto della sua storia. Diretta dall’ottimo Maestrelli e trascinata dal suo attaccante principe Giorgio Chinaglia, la squadra romana precedette la Juventus di due punti, il Napoli giunse terzo, l’Inter e il Torino completarono il lotto delle squadre qualificate per la Coppa Uefa. Il Bologna vinse la Coppa Italia. La Lazio, in seguito alla squalifica rimediata dopo gli incidenti avvenuti durante la partita di coppa Uefa contro l’Ipswich Town, non poté partecipare alla Coppa dei campioni del 1974-75.

Lazio campione d’Italia 1973-74

Giorgio Chinaglia vinse la classifica dei marcatori con 24 reti, seguito da Roberto Boninsegna dell’Inter con 23 reti.

Dalla serie cadetta furono promosse Varese, Ascoli e Ternana che presero il posto delle retrocesse Foggia, Genoa e Verona.

La coppa dei Campioni venne vinta dal Bayern di Monaco che sconfisse l’Atletico di Madrid dopo due partite, perché la prima, giocata il 15 maggio allo stadio Heysel di Bruxelles, finì 1-1 e le squadre si dovettero affrontare nuovamente due giorni dopo. Prevalse il Bayern nettamente per 4-0 con le doppiette di Hoeness e Muller. Il centravanti tedesco alla fine del torneo fu anche il miglior realizzatore con 8 reti.

Nella coppa Uefa arrivarono in finale il Feyenord di Rotterdam e il Tottenham. La partita d’andata giocata a Londra si concluse 2-2. Per gli inglesi segnarono England e una autorete di Van Daele, gli olandesi risposero con Van Hanegen e De Jong.

Il Feyenord fece sua la partita di ritorno per 2-0 aggiudicandosi la coppa, con le reti di Rijsbergen e Ressel. L’olandese Lex Schoenneker risultò il miglior marcatore con 9 reti.

Nella coppa delle Coppe i tedeschi del Magdeburgo sconfissero, nella finale di Rotterdam, il Milan

2-0 con l’autorete di Lanzi e con la rete di Seguin.

Heynckes del Borussia M’gladback vinse la classica dei cannonieri con 8 reti.

Nel 1974 si svolse il campionato del mondo di calcio in Germania.

L’Italia di Valcareggi, sebbene fosse stata inserita, come testa di serie, nel gruppo 4, con la modesta squadra di Haiti, Argentina e Polonia, fu sconfitta da quest’ultima e non riuscì a qualificarsi per la seconda fase arrivando terza preceduta dai sudamericani che prevalsero per una migliore differenza reti.

I tedeschi batterono in finale l’Olanda per 2-1. Dopo l’iniziale vantaggio dei tulipani con Neeskens su rigore, i tedeschi rimontarono con Holzenbein e Breitner ancora su rigore.

Germania Campione del Mondo 1974

Nella finalina per il terzo posto la Polonia sconfisse sorprendentemente il più accreditao Brasile per 1-0, e il polacco Grzegorz Lato vinse il titolo di miglior realizzatore del torneo con 7 reti.

Nel ciclismo Eddy Merckx continuò imperterrito a mietere vittorie su vittorie.

Nel giro d’Italia il belga giunse davanti a Baronchelli e a Gimondi.

Nel Tour de France Raymond Poulidor si dovette accontentare della piazza d’onore, mentre terzo si classificò lo spagnolo Vicente Lopez Carril.

Il belga, insaziabile, mise la sua firma anche al Campionato del mondo su strada, che si svolse a Montreal in Canada. Eddy Merckx vinse l’ennesimo trofeo davanti al francese Raymond Poulidor.

Eddy Merckx il “cannibale”

Nello sci di Coppa del mondo, nella classifica generale giunse primo l’italiano Piero Gros tra gli uomini e Annemarie Moser-Proll fra le donne.

Nella discesa libera, tra gli uomini vinse Roland Colombin imitato da Annemarie Moser-Proll tra le donne.

Nello slalom gigante Piero Gros, e Hanni Wenzel tra le donne.

Nello slalom speciale Gustav Thoni, e Christa Zechmeister tra le donne.

Nel mitico torneo di tennis di Wimbledon, il singolare maschile venne vinto da Jimmy Connors tra gli uomini e da Chris Evert tra le donne.

Nel doppio maschile vinse la coppia John Newcomb/Tony Roche, mentre in quello femminile vinsero la Evonne Goolagong Cawley in coppia con Peggy Michel.

Nel doppio misto prevalsero Billi Jean King con Owen Davidson.

Al cinema uscirono molti film di successo.

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, di Lina Wertmuller con la straordinaria Mariangela Melato e Giancarlo Giannini, Il Padrino II di Francis Ford Coppola, Chinatown di Roman Polanski, Il portiere di notte di Liliana Cavani, Profumo di donna di Dino Risi con un grande Vittorio Gassman e Agostina Belli, Il grande Gatsby con Robert Redford e Mia Farrow, L’inferno di cristallo con un cast stellare: Paul Newman, Steve Mc Queen, William Holden, Faye Dunaway, Robert Vaughn e con la regia di John Guillermin, C’eravamo tanto amati di Ettore Scola con Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli, Nino Manfredi e Aldo Fabrizi, La conversazione di Francis Ford Coppola, Il fantasma della libertà di Luis Bunuel, Frankstein junior e Mezzogiorno e mazzo di fuoco del grandissimo Mel Brooks, Il fantasma del palcoscenico di Brian De Palma e Romanzo popolare di Mario Monicelli per citarne solo alcuni.

Grandi consensi di pubblico per i soliti beniamini della canzone italiana. Claudio Baglioni con E tu, Mina con E poi, Non gioco più, I cugini di campagna con la celeberrima Anima mia e con Innamorata, Riccardo Cocciante con Bella senz’anima, Drupi con Piccola e fragile e Rimani, Adriano “il molleggiato” con Bellissima e Prisencolinensinainciusol, Gianni Bella con Più ci penso, alcuni tormentoni come Soleado del gruppo vocale: Daniel Sentacruz Ensemble, e Dune Buggy degli Oliver Onions, I Nomadi con Voglio ridere e Tutto a posto.

Nel panorama prettamente italiano riuscirono a ritagliarsi uno spazio anche alcune canzoni straniere: la bella Angie dei Rolling Stones, Mind Games di John Lennon, Knockin’ on heaven’s door di Bob Dylan e la rockettara Suzi Quatro con 2 hit di successo: 48 crash e Devil gate drive in.

Tra gli Lp doveroso citare tre colonne sonore di grandissimo successo: Jesus Christ Superstar, American Graffit e Pat Garred e Billy the Kid.

Nel mondo Progr, mi piace ricordare tra i gruppi stranieri: il grandissimo Rock Bottom di Robert Wyatt, l’ottimo album omonimo degli Hatfield e The North, Genesis con The lamb lies down on Brodway (album doppio), King Crimson con Starless and bible black, i Camel con Mirage, I Magma con Kohntarkosz e Yes con Relayer.

In Italia abbiamo eccellenti gruppi che, purtroppo, rimangono relegati nei nostri confini, tranne rarissime eccezioni.

Gli ottimi Sensations’fix con il bel Portable Madness, PFM con L’isola di niente, Acqua Fragile con Mass-media stars, Aktuala con La terra, Albero motore con Il grande gioco, Arti+Mestieri con Tilt, Franco Battiato con Sulle corde di Aries, Biglietto per l’inferno con l’album omonimo, Opus Avantra con Introspezione, Pierrot Lunaire con l’album omonimo e Saint Just con La casa del lago.

Alberto Zanini

 

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