Gli anni 70- Tra sommosse, stragi ed attentati (1972)

Gli anni 70

1972

Si ascoltavano belle canzoni popolari che sarebbero rimaste nella nostra memoria ed ottima musica progressive, ma l’album dei ricordi ci riporta indietro anche ai tristi avvenimenti di quegli anni. Le foto sono lì a testimoniarlo. Attentati, stragi e sommosse popolari spesso soppresse con il sangue degli innocenti.

“And the battle’s just begun 
There’s many lost, but tell me who has won? 

The trench is dug within our hearts

And mothers, children, brothers, sisters  
Torn apart ”

“E la battaglia è appena cominciata
 Ci sono molte perdite, ma dimmi chi  ha vinto?

Le trincee scavate nei nostri cuori
E madri, figli, fratelli, sorelle separati.”

Così gli U2 nella canzone “Sunday Bloody Sunday raccontarono della domenica di sangue del 30 gennaio 1972 a Derry nell’Irlanda del nord quando i paracadutisti dell’esercito britannico uccisero 14 manifestanti cattolici.

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Alla fine degli anni 60 in Irlanda del Nord si acuì notevolmente la rivalità tra gli “unionisti”, i protestanti, per intenderci, detentori del potere politico ed economico, e i repubblicani (cattolici) da sempre emarginati dalle decisioni che contavano. Nel 1970 erano incominciati gli scontri tra l’Ira (Irish Republican Army) e la polizia nord irlandese (conservatrice e schierata con i protestanti) e l’esercito britannico a dar man forte. In questi scontri a fuoco contro i militanti dell’Ira spesso venivano colpiti indiscriminatamente anche i cattolici inerti. Il Parlamento Nord irlandese diede l’autorizzazione alla polizia di poter arrestare a tempo indeterminato senza processo chiunque fosse sospettato e centinaia di cattolici finirono in galera. Furono organizzate manifestazioni di protesta , e fra le tante se ne tenne una a Derry il 30 gennaio 1972. Un squadra di paracadutisti dell’esercito britannico con l’ordine di disperdere i partecipanti alla manifestazione non autorizzata fece fuoco sui cittadini disarmati, molti di loro colpiti alle spalle. Rimasero per terra 13 morti, un altro si aggiunse a loro giorni dopo in seguito alle ferite. Nel 2010 Cameron ammise che “il giorno di Bloody Sunday fu ingiusto ed ingiustificabile”.

Il 15 marzo 1972, a Segrate, in provincia di Milano, venne trovato un corpo dilaniato da una esplosione ai piedi di un traliccio dell’alta tensione. Il corpo, dopo il riconoscimento della moglie in obitorio, era quello di Giangiacomo Feltrinelli, proprietario dell’omonima casa editrice.

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Figlio di una delle più facoltose famiglie meneghine, durante la guerra, diventò partigiano e nel 1945 aderì al Partito comunista. Nel 1954 fondò la casa editrice e tre anni dopo pubblicò uno dei più famosi romanzi russi: Il dottor Zivago di Boris Pasternak. Alla fine degli anni 60 incominciò a finanziare gruppi dell’estrema sinistra e dopo l’attentato di Piazza Fontana, temendo un golpe della destra, entrò in clandestinità. Molti dubbi rimangono ancora oggi sulla dinamica della sua morte. Ufficialmente sembrerebbe che Feltrinelli fosse rimasto vittima di un errore nella preparazione dell’ordigno che avrebbe dovuto lasciare senza elettricità Milano, molti invece parlarono di “omicidio politico”, ed in effetti la Magistratura ignorò completamente la “relazione di consulenza medico-legale”, dove due luminari, Marrubini e Fornari, sottolineavano che il corpo presentava delle lesioni che non erano state provocate dall’esplosione. In pratica Feltrinelli sarebbe stato colpito prima che l’ordigno esplodesse. Da notare che l’editore era, come si usa dire ultimamente, attenzionato continuamente dai servizi segreti, per la sua simpatia nei confronti dell’estrema sinistra. Infatti il maggiore dei Carabinieri, Pietro Rossi, che condusse l’indagine, era l’anello di congiunzione tra il Sid e l’Arma dei Carabinieri, e faceva anche parte di un servizio segreto chiamato “L’Anello”. Inoltre il primo magistrato chiamato ad indagare sul decesso di Feltrinelli, Antonio Bevere, venne rimosso perché “troppo di sinistra”,dal procuratore generale di Milano Enrico De Peppo, sollecitato dal generale dei Carabinieri Palumbo, il cui nome verrà trovato negli elenchi della P2 di Licio Gelli. Al posto di Bevere venne messo Guido Viola magistrato di appena trent’ anni, che, come ammise lui stesso, tempo dopo, ebbe continue pressioni.

5 maggio. La strage dimenticata di Montagna Longa

Era una bella serata quella del 5 maggio quando da Roma Fiumicino decollò il volo Alitalia AZ112 con 115 persone tra passeggeri ed equipaggio. Due giorni dopo ci sarebbero state le elezioni, e molti tornavano in Sicilia per votare. Il comandante Roberto Bartoli dopo aver comunicato alla Torre di Controllo di Punta Raisi di trovarsi a sessantaquattro miglia dalla pista, alle 22.18 entrò nel CTR dell’aeroporto dove ottenne l’autorizzazione a scendere a cinquemila piedi, circa millecinquecento metri. Sopra Palermo vi era una leggera foschia a millesettecento piedi di altezza, circa seicento metri, ma su Punta Raisi il cielo era pulito. Alle 22.21 l’ultima comunicazione di Bartoli che riferì di essere sulla verticale della pista, ma pochi minuti dopo, esattamente alle 22.23 un enorme boato infranse il silenzio della sera. Il DC-8 si schiantò con il motore a pieno regime, contro il crinale di Montagna Longa scivolando e spezzandosi sul pianoro accidentato della montagna, mentre il kerosene dei serbatoi prendeva fuoco. I soccorritori, dopo aver percorso faticosi sentieri sterrati, trovarono alcuni corpi integri, altri smembrati, mentre altri corpi ancora furono trovati addirittura sull’altro versante della montagna, quello verso la località di Carini. Delle 115 persone dell’equipaggio non si salvò nessuno.

Quella sera ai comandi del Dc 8 vi era il 1° ufficiale Bruno Dini, il comandante Bartoli era alle comunicazioni radio e agli strumenti, mentre il tecnico di volo Gino Di Fiore si occupava degli impianti di bordo.

Le procedure standard di avvicinamento ed ingresso avrebbero dovuto essere con una direzione sud ovest, in realtà la direzione del relitto fece intendere che l’aereo provenisse dal versante di Carini, con rotta verso est. Qualcuno sostenne che i piloti fossero ubriachi, ma l’esame autoptico, smentì decisamente questa ipotesi. La commissione d’inchiesta presieduta dal generale Lino, con una velocità sorprendente, dopo appena nove giorni concluse che la responsabilità dell’incidente era dei piloti. I pezzi dell’aereo furono rimossi velocemente senza essere analizzati per verificare eventuali tracce di esplosivo a bordo. La scatola nera aveva il nastro di registrazione strappato e non venne mai trovato il registro dove vengono segnalate eventuali anomalie. Nessun dubbio per la commissione d’Inchiesta, ma in realtà molti furono gli interrogativi rimasti senza risposte.

Riesce difficile capire come i due piloti e il tecnico di volo, esperti e con migliaia di ore di volo all’attivo sbagliarono sostenendo di trovarsi sulla verticale della pista illuminata, quando in realtà si trovavano a sette chilometri di distanza al buio della montagna Longa.

Un aeroporto che si trova dove non avrebbe mai dovuto esserci. Montagne e scirocco creano vortici micidiali venendo meno le condizioni di sicurezza, inoltre la strana conformità dei rilievi distorcevano il segnale del radiofaro dell’aeroporto. Infatti spesso i voli venivano dirottati verso Catania o Trapani quando le situazioni ambientali erano problematiche. Ma la politica, e la mafia, non volle sentire ragioni, e l’aeroporto fu ugualmente costruito. Sommiamo anche le carenze tecniche e le strumentazioni obsolete o addirittura mancanti e il gioco parrebbe fatto. Il 26 gennaio 1972 avvenne anche lo spostamento del radiofaro PAL dall’aeroporto di Punta Raisi verso il monte Gradara a sedici chilometri di distanza e non tutti i piloti ne erano a conoscenza. Il precedente volo di Bartoli verso Palermo avvenne nel febbraio del 1971, mentre quello di Dini risaliva ad agosto 1969, quindi è ipotizzabile che entrambi non conoscessero la nuova posizione del radiofaro. Probabile quindi che Bartoli si riferisse alla posizione del radiofaro ritenendo ancora in funzione quello di Punta Raisi.

La moglie di Dini ricevette l’offerta da parte di un funzionario dell’Alitalia di una somma di denaro in cambio della rinuncia a procedere nella richiesta di ulteriori indagini che riabilitassero il marito dalla accusa di colpevolezza.

Il processo iniziò nel dicembre del 1981 e dopo i tre gradi di appello, la Cassazione il 4 aprile 1984 confermò la sentenza di colpevolezza nei confronti dei piloti morti nello schianto. Nessuna responsabilità invece venne riconosciuta né al direttore Carignani né alle carenze tecniche dell’aeroporto.

La Procura di Catania si rifiutò sempre di riaprire le indagini richieste negli anni dai parenti delle vittime.

Varie tesi complottiste sono state espresse sulla vicenda. Come quella del vicequestore Giuseppe Pera che sostenne di un attentato organizzato dalla mafia in collaborazione con le frange eversive della destra e i servizi segreti.

Rimane lo sconcerto per la dimenticanza delle istituzioni nei confronti del più grave incidente aereo dell’aviazione civile in Italia con la morte di centoquindici persone.

Sulla montagna rimane solo una croce a ricordo della tragedia.

Le elezioni politiche del 7 maggio videro una riconferma dei rapporti di forza. Crebbe invece l’Msi di Almirante.

Ma il 17 maggio un altro fatto sanguinoso riempì le cronache italiane. Il commissario Luigi Calabresi venne ucciso per strada, mentre si accingeva a salire in macchina, raggiunto dai colpi sparati alla schiena e alla testa. Calabresi era il commissario della Questura di Milano quando, il 12 dicembre 1969, ci fu l’attentato di Piazza Fontana. Uno dei primi fermati fu l’anarchico Giuseppe Pinelli che venne trattenuto illegalmente, senza mandato di arresto, per tre giorni. Pinelli la sera del 15 dicembre precipitò misteriosamente dalla finestra dell’ufficio di Calabresi al terzo piano del palazzo della Questura.

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Sebbene il commissario sostenne di non essere stato presente al momento della tragedia, la testimonianza dei cinque agenti presenti all’interrogatorio, in merito ad un malessere dell’anarchico che si trovava vicino alla finestra, lasciò molte perplessità e dubbi. Lotta Continua e il settimanale Espresso attaccarono pesantemente Calabresi ritenendolo indirettamente responsabile della morte di Pinelli. Sedici anni dopo l’omicidio di Calabresi, il pentito Leonardo Marino, ex operaio della Fiat ed ex militante di Lotta Continua, accusò Ovidio Bompressi di essere stato l’assassino del commissario su ordine di Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani. Marino ammise in un interrogatorio di essere stato l’autista di Bompressi il giorno dell’omicidio. Ma molti dubbi rimangono sulla sua testimonianza. Accusato da molti come mitomane la sua deposizione al processo venne giudicata attendibile e i tre accusati furono condannati a 22 anni. Pietrostefani prima della conferma della condanna riuscì a fuggire in Francia dove vive tutt’ora. Nel 2006 il Presidente Napolitano concesse la grazia a Bompressi, che la chiese esplicitamente. Adriano Sofri,che non chiese mai la grazia, ebbe la condanna ridotta a 15 anni e finì di scontarla nel 2012, mentre per il pentito Marino nel 1995 la corte d’Assise d’Appello dichiarò il reato prescritto.

Faccio un passo indietro: nel 1967 Calabresi conobbe Pinelli, durante un campeggio a Colico organizzato dagli anarchici, e fra i due nacque una sorta di rapporto, forse, di amicizia che culminerà in uno libro regalato a Natale dal commissario a Pinelli, che lo ricambierà con L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Master.

La sera del 31 maggio 1972, da un bar di Monfalcone partì una telefonata per la caserma di Peteano di Sagrado in provincia di Gorizia. Venne registrata una voce che in dialetto diceva: “Senta, vorrei dirle che xè una machina che la gà due busi sul parabreza. La xè una cinquecento bianca, visin la ferovia, sula strada per Savogna.” Tre gazzelle giunsero sul posto. Il tenente Angelo Tagliari, dopo aver riscontrato i due buchi sul parabrezza, azionò la leva del bagagliaio che fece esplodere un ordigno.

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Il brigadiere Antonio Ferraro e i carabinieri Donato Poveruomo e Franco Dongiovanni morirono dilaniati, mentre il brigadiere Giuseppe Zazzaro e lo stesso Tagliari rimasero gravemente feriti. I carabinieri di Gorizia fecero partire immediatamente l’indagine, ma il generale Palumbo, giunto da Milano, tolse loro l’incarico per affidarlo al colonnello Dino Mingarelli. Palumbo era lo stesso depistatore dell’indagine per la morte di Feltrinelli. Dino Mingarelli, nel 1964 ricoprì un ruolo di grande rilievo nel tentativo di colpo di Stato, ideato dal capo dell’Arma dei Carabinieri il generale Giovanni De Lorenzo, passato alla storia come “Piano Solo.” Mingarelli, rifiutando la collaborazione della Questura, indirizzò l’indagine verso la pista della sinistra extraparlamentare, cercando di colpire prima Lotta Continua e in un secondo tempo la delinquenza comune, sempre fallendo gli obiettivi. Mingarelli si avvalse dell’aiuto di Marco Morin, ordinovista convinto e perito balistico di dubbia professionalità (lauree mai conseguite), che sostituì l’esplosivo con un altro di provenienza cecoslovacca per occultare e depistare l’indagine. Nel frattempo i veri colpevoli ripararono tranquillamente in Spagna, dove il regime Franco regalava asilo per tutti i fascisti in fuga. Nel 1984 Vincenzo Vinciguerra (in galera dove scontava una pena per il dirottamento di un Fokker, partito dall’aeroporto di Ronchi dei Legionari in Friuli il 6 ottobre del 1972) ammetterà di essere stato l’autore della strage di Peteano, assieme a Carlo Cicuttini che venne arrestato solo nel 1998 dopo ventisei anni di latitanza. La confessione di Vinciguerra fu motivata non tanto come pentimento, ma come una netta dissociazione nei confronti del rapporto che l’estrema destra aveva con alcuni apparati dello Stato. Vinciguerra e Cicuttini furono condannati all’ergastolo. Nel febbraio del 2010 Cicuttini morì per un male incurabile. Per la prima volta in Italia vennero anche condannati alti ufficiali. Dino Mingarelli e il colonnello Antonio Chirico a 10 anni e 6 mesi per favoreggiamento, falso, soppressione di atti e peculato. Quattro anni di condanna ebbe il colonnello Michele Santoro per falso e favoreggiamento. Il Presidente della Commissione Parlamentare sulla P2, Tina Anselmi, interrogando il Generale Palumbo, infastidita dalla continua reticenza del militare, censurerà aspramente, nella relazione conclusiva, il comportamento di Palumbo. Giorgio Almirante, segretario dell’Msi, fece pervenire, tramite l’avvocato Eno Pascoli, a Cicuttini , mentre si trovava in Spagna, trentacinquemila dollari per farsi operare alla corde vocali in modo che non potesse essere identificato con l’autore della telefonata fatta la sera dell’attentato di Peteano. Sia Pascoli che Almirante vennero incriminati per favoreggiamento, ma mentre l’avvocato fu condannato, Almirante, protetto dall’immunità parlamentare, riuscì ad avere tempo dopo un’amnistia ad personam in quanto ultrasettantenne. Nella strage di Peteano furono coinvolti i vertici dei Carabinieri, l’Msi, la P2, Gladio i servizi segreti e la Cia.

Una foto in bianconero, fatta con il teleobiettivo, congela l’immagine di un uomo con il volto coperto da un passamontagna sul balcone di una palazzina. Si capisce subito che è una foto drammatica che ci rimanda con la memoria alle Olimpiadi di Monaco del 1972.

Il 15 luglio del 1972 tre palestinesi si trovarono a Roma per organizzare un atto terroristico a Monaco durante le Olimpiadi. I tre erano: Abu Dawud e Salah Khalaf (dirigenti di Al Fatah) e Abu Muhammad appartenente all’organizzazione di Settembre Nero. L’atto avrebbe dovuto richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla causa palestinese. Si decise di formare un commando di 8 persone, che furono addestrate in Libia. Abu Dawud fece la prima ricognizione nel villaggio Olimpico, e vi ritornò qualche giorno dopo con Yusuf Nazzal (componente del commando) che faceva il cuoco nel villaggio medesimo. Gli appartamenti erano tutti uguali e fu facile per loro studiare ed organizzare l’operazione nei minimi dettagli. La sera precedente l’attacco, i componenti del commando, vennero messi a conoscenza del piano che prevedeva il rapimento degli atleti

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Alle 4 del mattino del 5 settembre, gli otto terroristi scavalcarono la recinzione ed entrarono nella palazzina e, dopo aver sfondato la porta, fecero irruzione nell’appartamento degli atleti. I primi tentativi di resistenza furono vanificati uccidendo subito Moshe Weinberg (allenatore di lotta greco-romana) e Yossef Romano (sollevamento pesi).Furono fatti prigionieri otto atleti, mentre uno (Gad Tsobari) riuscì a scappare dalla finestra. Ormai l’allarme era stato diffuso e la polizia attraverso un comunicato scritto lanciato dal balcone venne a conoscenza delle richieste dei terroristi, che consistevano nella liberazione di 234 detenuti in Israele, e di due famosi terroristi tedeschi: Andreas Baader e Ulrike Meinhof. Il Cancelliere tedesco Willy Brandt contattò il primo ministro israeliano Golda Meyer, che negò recisamente la possibilità di qualsiasi trattativa, anzi si offrì per l’invio di un corpo speciale israeliano, ma il Cancelliere rifiutò l’invito preferendo la trattativa ad un attacco nel villaggio Olimpico. Nel frattempo i terroristi continuarono a spostare sistematicamente l’orario dell’ultimatum per prolungare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’attentato. Malgrado la notizia dell’attacco fosse diventata di dominio pubblico, il programma olimpico non venne arrestato ed i giochi proseguirono, anche con la disapprovazione e lo sconcerto di qualcuno. I palestinesi, dopo un tentativo miseramente fallito della polizia tedesca di entrare nella palazzina, chiesero un aereo con destinazione Il Cairo. Il governo egiziano negò la possibilità di accogliere il commando e allora il governo tedesco decise un blitz per liberare gli ostaggi. Vennero messi a disposizione dei terroristi due elicotteri per poter raggiunger la base aerea di Furstenfeldbruck dove vi giunsero alle 22.30. Due terroristi andarono a controllare l’aereo e vedendolo vuoto intuirono la trappola tesa dai tedeschi, ritornarono velocemente verso gli elicotteri. La polizia dopo aver illuminato il piazzale fece fuoco sul commando. Dopo un’ora di fuoco incrociato, i terroristi capirono di non aver scampo e uccisero tutti gli ostaggi. Alla fine rimasero colpiti a morte anche cinque terroristi e un poliziotto tedesco. Tre palestinesi vennero arrestati, ma rimessi in libertà, quando in seguito ad un dirottamento di un aereo della Lufthansa furono scambiati con l’equipaggio tedesco dell’aereo. Cecchini scarsamente attrezzati e l’impreparazione del personale in operazione complesse determinarono il fallimento del blitz. Sulle Olimpiadi scese un velo di lutto e di dolore, ma i giochi dopo un giorno di sospensione proseguirono malgrado l’indignazione di molti. Israele volle vendicarsi e il Mossad mise in campo tutte le sue potenzialità. Il nome in codice “Comitato X” fu l’operazione che ebbe il compito di cercare ed eliminare tutti i responsabili della strage di Monaco. Mandanti, organizzatori ed esecutori materiali, verranno stanati ed uccisi. L’unico a salvarsi fu Abu Dawud.

 

Disastro aereo sulle Ande del 13 ottobre 1972

La squadra uruguaiana di rugby Los Viejos Christianos partì il 12 ottobre 1972 dall’aeroporto Carrasco di Montevideo facendo scalo a Mendoza in argentina con destinazione Santiago del Cile.

Non giunse mai a destinazione, perché il Fairchild F-227 dell’aviazione uruguaiana alle 15.30 del 13 ottobre si schiantò contro una parete rocciosa, per poi adagiarsi su un ghiacciaio a 3700 metri circa di altezza, delle Ande Argentine. Probabilmente per un errore umano. Delle 45 persone dell’equipaggio ne morirono 12 nell’impatto e altre 17 nei due giorni seguenti in seguito alle ferite e per il freddo. Le 16 persone che sopravvissero dovettero affrontare i quaranta gradi sotto zero con abiti non idonei. Usarono il troncone della carlinga per cercare di ripararsi dal freddo. La radio dell’aereo funzionava solo in ricezione, e non potettero usarla per lanciare l’SOS. Dopo otto giorni sentirono che le ricerche erano state sospese perché ormai nessuno credeva che potessero esserci dei superstiti. Il dentifricio fu il primo alimento che venne consumato, mentre per bere venne sciolta la neve al sole sulla lamiera dell’aereo. Per proteggersi dal sole usarono la plastica dei finestrini. Venne il momento dell’estrema decisione di cibarsi con la carne dei morti congelata dalla temperatura estrema. Due mesi dopo un gruppo di superstiti decise di partire alla ricerca di soccorso. Credendo di trovarsi in Cile sbagliarono la direzione e si fermarono. Ma due indomiti, Roberto Canessa e Fernando Parredo ripresero il cammino e due settimane dopo di faticoso cammino giunsero in fondo ad una valle solcata da un corso d’acqua, dove incontrarono due contadini a cavallo che dall’altra parte del fiume appresero leggendo un biglietto lanciato con un sasso chi fossero. Due giorni dopo, il 23 dicembre 1972, due elicotteri raggiunsero il luogo del disastro e misero in salvo i superstiti del tragico volo. Erano passati 72 giorni dall’incidente. I sopravvissuti dovettero ammettere di aver fatto ricorso al cannibalismo, ma non si seppe mai chi furono i morti sacrificati in quanto tutti strinsero un patto per non rivelarlo mai. Nessuno dei famigliari delle vittime negò la comprensione per quel gesto estremo.

Il 7 novembre 1972 venne rieletto alla presidenza degli Stati uniti d’America Richard Nixon. Ma lo scandalo, che sarà conosciuto in tutto il mondo con il nome Watergate, lo travolgerà e lo costringerà a dimettersi, come vedremo, nel 1974.

Nel campionato di calcio la Juventus vinse dopo un testa a testa con il Milan e il Torino che giunsero ad un solo punto dai bianconeri.

In giugno si svolse in Belgio la fase finale del Campionato Europeo di calcio per nazioni. La Germania Ovest sconfisse in finale la Russia per 3-0.

Nella Coppa dei Campioni il grande Cruijff regalò, con una doppietta, la vittoria all’Ajax che nella finale di Rotterdam sconfisse L’Inter per 2 a 0.

Nella Coppa delle Coppe, disputata a Barcellona, i Rangers di Glasgow s’imposero sulla Dinamo di Mosca per 3-2.

Nella prima edizione della Coppa Uefa, in un derby tutto inglese, il Tottenham, squadra londinese del quartiere di Haringey, superò il Wolverhampton in due incontri di andata e ritorno.

Nel Campionato del mondo di ciclismo su strada, Marino Basso s’impose in volata sul connazionale Franco Bitossi vincendo la medaglia d’Oro.

Eddy Merckx vinse sia il giro d’Italia, davanti a Fuente, che il Tour de France davanti a Felice Gimondi.

A Wimbledon Stan Smith vinse il titolo singolare maschile, mentre Billie Jean King il singolare femminile.

Al cinema uscirono Il Padrino di Francis Ford Coppola, Corvo rosso non avrai il mio scalpo di Sydney Pollack, Provaci ancora Sam di Woody Allen, Un tranquillo weekend di paura di John Boorman, Il fascino discreto della borghesia di Luis Bunuel, Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, Aguirre furore di Dio di Werner Herzog, Il caso Mattei di Francesco Rosi, Sussurri e grida di Ingmar Bergman.

In Italia Lucio Battisti fece uscire 4 canzoni che diventarono famosissime: La canzone del sole, E penso a te, I giardini di marzo e Innocenti evasioni. Nei primissimi posti della Hit Parade trovarono spazio anche: Adriano Celentano con Un albero a 30 piani, Mia Martini (Donna sola, Piccolo uomo), Mina (Grande grande grande, Parole parole cantata in coppia con Alberto Lupo), Marcella (Montagne verdi), I Pooh (Noi due nel mondo e nell’anima), Lucio Dalla (Piazza grande), I Nomadi (Io vagabondo), Louis Armostrong (All the Time In the World).

In ambito Progressive nel 1972 videro la luce ottime produzioni. Emerson Lake and Palmer incisero Trilogy, i Genesis di Peter Gabriel (Foxtrot), i Gentle Giant (Three Friends), i Jethro Tull (Thick As A Brick), gli Yes (Fragile e Close to The Edge), i meno famosi Argent con All Together Now.

Dopo un timido inizio, anche in Italia si incominciò a comporre ottimi dischi. La Premiata Forneria Marconi con Storia di un minuto, dal quale venne tratto un singolo che divenne famosissimo: Impressione di settembre, e Storia di un minuto. Il Banco del Mutuo Soccorso con il disco omonimo e Darwin furono i due più famosi gruppi progressive con seguito anche all’estero. Ricordo anche Franco Battiato con Fetus, le Orme con Uomo di pezza, dal quale fu tratto un singolo che divenne famoso:Giochi di bimba. Ma altri ottimi gruppi produssero buonissima musica. Il Balletto di Bronzo (Ys), Garybaldi (Nuda), Jumbo (Jumbo e DNA), Reale Accademia di Musica con il disco omonimo, Trip (Atlantide). Una menzione a parte merita Alan Sorrenti che con la sua incredibile voce incise un disco molto bello intitolato Aria. purtroppo dopo pochi anni decise di abbandonare il discorso progressive per dedicarsi alla musica commerciale sfornando prodotti discutibili e mediocri vista l’enorme potenzialità.

Alberto Zanini

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