Fiaba: Bibì e Bibò seconda classificata premio letterario Angeli di San Giuliano

Fiaba: Bibì e Bibò seconda classificata premio letterario Angeli di San Giuliano

Bibì e Bibò

Bibì e Bibò erano due api molto curiose. In un pomeriggio d’estate cercando cibo, arrivarono in un giardino dove dei bambini stavano facendo una festa ricca di dolci e palloncini colorati. Le due api mangiarono e bevvero in gran quantità, una volta sazie cercarono un posto dove dormire un po’. Sfortuna volle che andarono a nascondersi dentro uno dei tanti palloncini ancora da gonfiare, scambiandolo per un fiore. Si addormentarono. Un po’ di tempo dopo, vennero svegliate da un vento improvviso. Bibò si gettò per prima verso l’uscita, ma un forte vento caldo la ributtava indietro. I bambini avevano gonfiato il palloncino! Le due api all’interno venivano sbattute di qua e di là, mentre piene di paura si abbracciavano strette. Quando il palloncino fu gonfio venne liberato nel cielo, in balia del vento, e salì in alto, e ancora in alto, e in alto ancora, mentre all’interno le due api abbracciate non sapevano che fare. Passò almeno un giorno, in cui le poverette restarono prigioniere del palloncino. Il silenzio attorno a loro era perfetto. Non si sentiva alcun rumore. Poi, uno scoppio improvviso le svegliò di soprassalto, erano libere! Il palloncino aveva finalmente finito di volare e a contatto con il suolo pietroso era scoppiato. Le due api ebbero poco tempo per riprendersi, infatti una creatura enorme, che loro non avevano mai visto, le prese e le mise in barattolo. Loro gridarono e si lamentarono ma la creatura disse: “State sprecando il fiato, ora vi porto al cospetto del nostro principe, lui deciderà sul vostro destino. Io non posso fare nulla, ho il compito di consegnargli tutto quello che atterra sul nostro pianeta”. Le bestioline durante il tragitto si guardarono intorno. Era il posto più bianco che avessero mai visto. Non c’erano fiori, solo montagne e crateri, e per quanto cercassero disperatamente, non videro nessun altra ape volare nell’aria. Furono portate in un grande palazzo. File di guardiani proteggevano il trono su cui sedeva il principe. Una voce alle loro spalle disse: “Fate silenzio! Parla il futuro re”. Tutti si zittirono. “Allora, minuscole bestioline, come avete osato venire sulla mia terra senza esser state invitate? Per punirvi diventerete cibo per la mia futura sposa”. Bibì piangendo cercò di spiegare che non era stato per volontà loro se si erano trovate là, ma inutilmente. Infatti, stava ancora parlando, quando lui disse: “Consegnate alla mia futura moglie queste piccole creature, affinché ella decida la loro sorte”. Così il gigante riprese il barattolo con le povere api e le portò in un’altra sala. Al cospetto della principessa, il gigante si inchinò, ma lei che era affacciata alla finestra non si voltò neanche guardarlo, e sentito che gli aveva portato qualcosa, si limitò a dire: “ Appoggia pure sul tavolo e vattene”. Il gigante fece come gli era stato detto e se ne andò. Le due sorelle, chiuse nel barattolo, stavano immobili guardando la schiena della principessa. Già tremavano al pensiero che appena si fosse voltata per loro sarebbe stata la fine. Ma la principessa, invece che voltarsi, cominciò a singhiozzare: “Povera me, povera me” ripeteva fra le lacrime. Bibò commossa nel vedere la principessa piangere a quel modo le parlò: “principessa perché piangete? Ben più triste destino il nostro visto che il suo sposo ci ha condannato a morte, di che potrà mai piangere una principessa che può avere tutto ciò che desidera?” La principessa sentendo quella vocina, finalmente si voltò e scorse le due api, non aveva mai visto creature così piccole! Prese il barattolo e se lo girò fra le mani, “Siete state voi a parlare?” chiese. Bibò sentì che il tono della voce era dolce, e si fece coraggio: “Sì” disse inchinandosi. La principessa era affascinata. Si asciugò prontamente le lacrime: “Cosa siete?” chiese incuriosita, “dovete venire da molto lontano. Sul mio pianeta non ho mai visto nulla che vi assomigli, come siete arrivate fino a qui?”

E’ una lunga storia, principessa, non vorremmo annoiarla.” rispose l’animaletto titubante.

Annoiarmi?” rise, “Come potrei mai annoiarmi più di così? Sono sempre da sola, non avete sentito i miei singhiozzi poco fa? Era la solitudine che mi faceva piangere, ma il cielo vi ha mandato da me, e ora mi sento più serena.”

Quindi non ci ucciderete?” chiese Bibò con voce tremante. “Fossi matta! Siete il più bel regalo che il mio re avesse mai potuto farmi.” e le fece uscire dal barattolo.

Le due bestiole, finalmente libere dopo tanto tempo che erano state imprigionate, fecero qualche piccolo volo per sgranchirsi le ali. La principessa le guardò meravigliata: “Ma voi volate!” disse con un sorriso. “Sì!” rispose Bibò “ Siamo due api, sappiamo volare e non solo, essendo operaie sappiamo anche fare il miele.”

La principessa rimase in silenzio : “Che cos’è il miele? Me lo potete mostrare?”

Purtroppo no, non è una cosa semplice da fare, ma forse ne abbiamo ancora un po’ con noi.” La principessa batté le mani eccitata: “Lo spero tanto!”

Bibò frugò nelle tasche, ma non aveva nulla, allora Bibì, che fino a quel momento era rimansta in disparte, si fece avanti tenendo un barattolino tra le mani.

Ecco principessa, questo è il miele, è poco, me ne rendo conto, ma al momento è tutto quello che abbiamo da offrirle.” La principessa prese dalle zampette dell’ape il minuscolo barattolo, l’aprì con l’aiuto di un paio di pinzette e ci intinse uno stuzzicadenti, pescando una goccia color giallo dorato. Se la portò alla bocca un po’ titubante, ma appena ne ebbe sentito il sapore, sorrise di gioia: “Ma è buonissimo!” Le due api felici che il loro miele fosse stato apprezzato, fecero un volo attorno alla principessa, ridendo per la soddisfazione.

Intanto sul pianeta delle api era giunta la sera, e l’ape regina faceva l’appello prima di chiudere l’alveare. Fu in quel momento che si accorse che i favi di Bibì e Bibò erano vuoti. La regina fece suonare l’allarme e chiamò a raduno tutto il suo popolo.

Vi ho chiamato qui, perché due delle mie figlie più piccole non sono rientrate. Temo si trovino in pericolo. Dobbiamo trovarle.”

Le squadre di ricerca si misero al lavoro, chiesero a tutti gli insetti che incontravano se le avessero viste, ma nessuno era in grado di fornire informazioni utili per ritrovarle.

La regina non si dava pace, e ogni giorno chiedeva a chi rientrava dalla perlustrazione se avessero trovato qualcosa, ma le due piccole sembravano scomparse nel nulla. I giorni passavano, la regina diventava sempre più triste, e pensava a tutti i modi possibili per ritrovare le sue bambine, finché una notte non riuscendo a dormire per l’impazienza di ritrovarle, le venne un’idea…

Le piccole api intanto, ignare che tutti le stessero cercando, stavano aiutando la principessa nei preparativi del matrimonio.

Voi reggerete lo strascico, sarete le mie speciali damigelle d’onore”

Sarà un piacere per noi!” risposero.

Quella sera, come quelle precedenti, le api andarono a dormire nel barattolo, che era stato sistemato dal principe per renderlo il più confortevole possibile.

Dormivano già da un po’, quando si sentirono degli scoppi. Tutti si alzarono e si affacciarono alla finestra per vedere quale fosse la causa delle esplosioni.

Nel cielo, con dei razzi luminosi, erano apparse le seguenti parole:

Bibì e Bibò dove siete?”

Le due api si guardarono incredule: “La regina madre ci sta cercando!” dissero mettendosi a piangere dall’emozione, “potremo finalmente tornare a casa! Ma come possiamo risponderle?”

La principessa disse: “Ci pensiamo noi ad avvisare la regina vostra madre, useremo il suo stesso metodo.”

L’ape regina dall’alveare guardava la scritta che aveva fatto sparare nel cielo con il cuore pieno di speranza. “Se sono vive la vedranno, ovunque si trovino, fosse anche sulla Luna!” Mentre così pensava proprio dalla Luna che splendeva piena nel cielo, la regina vide partire dei razzi luminosi, che dopo qualche secondo esplosero illuminando il cielo con le seguenti parole:

Bibì e Bibò sono nostre ospiti, e stanno bene. Domani notte torneranno a casa.”

Nell’ alveare esplose la gioia, tutti abbracciarono la regina, e si prepararono a ricevere le due piccole viaggiatrici.

Anche le due api erano felici, e ballavano attorno alla principessa.

Su”, disse loro, “andiamo a nanna, domani sarà una lunga giornata.”

Il mattino dopo, quando si svegliarono uscirono all’aperto e furono accolte dal principe che disse loro: “Forza pigrone è ora di andare. Dovete entrare lì dentro.”

Le due sorelle guardarono quello che gli fu indicato, e iniziarono a tremare. “Ma è un serpente?” il principe sorrise. “No, è un enorme palloncino ancora sgonfio, vi rimandiamo a casa allo stesso modo in cui siete arrivate. Entrate, tenetevi forte e state lontane dall’entrata.” Le due api salutarono e ringraziarono tutti, si presero per mano ed entrarono facendo esattamente come gli era stato detto. Dopo un po’ anche questa volta un vento caldo soffiò e lo spazio attorno si dilatò a dismisura. L’entrata si chiuse e tutto si fece buio. Lo strano mezzo di trasporto iniziò a muoversi. “Tenetevi forte, non abbiate paura. Buon viaggio!” sentirono dire dalla principessa. Il pallone aumentò di velocità. Un piccolo forellino permetteva all’aria di uscire facendolo cadere verso il basso. Il viaggio fu lungo, ma tranquillo.

Intanto sul pianeta delle api tutte erano così intente a guardare la luna, che nessuno si accorse del palloncino ormai sgonfio, che come un petalo di rosa, andò ad appoggiarsi placidamente al centro della piazza.

C’è nessuno? Qualcuno può aiutarci ad uscire?” Iniziarono ad urlare le api quando si accorsero che il loro viaggio era terminato.

Sentendo le grida, tutti si buttarono sul palloncino, le liberarono e fecero una gran festa. La regina madre era felicissima di poter riabbracciare le sue piccole, e quando l’entusiasmo generale fu placato, si fece raccontare per filo e per segno tutto quello che era successo, e chi fossero le creature tanto cortesi che si erano prese cura di loro.

Bibì e Bibò si alternarono nel racconto piene di entusiasmo, stavano quasi per arrivare alla fine quando Bibò si mise a piangere dicendo: “Tra due giorni la principessa si sposerà, dovevamo farle da damigelle d’onore!”

L’ape regina accarezzandole la testa disse: “La principessa è stata molto buona con voi, non le rovineremo la festa.”

Sulla luna la principessa era presa dai preparativi, il principe aveva più volte invitato la futura moglie a scegliersi delle muove damigelle, ma lei era irremovibile. “Avevo dato quel ruolo alle mie due nuove amiche, se loro non possono esserci ne farò a meno, non darò il loro posto a nessun altro, pazienza.”

Finalmente arrivò il giorno del matrimonio.

La cerimonia stava per iniziare, quando si sentì un fortissimo ronzio.

Tutti si voltarono da dove proveniva il suono, e videro arrivare uno sciame di api capitanato dalla regina, seguita da Bibì e Bibò, e da tante altre.

La principessa iniziò a ridere dalla felicità.

Le due sorelle anticipate dalla madre si avvicinarono alla sposa, e la madre parlò: “Volevo ringraziarla per aver avuto cura delle mie due bambine, e per avermele fatte riabbracciare. Per questo ma anche per il suo matrimonio, vogliate gradire un omaggio che tutto il mio popolo ha fatto per lei e per il suo sposo.”

La giovane sposa si guardò attorno, ma non vide nulla.

Bibì intervenne dicendo: “Prima deve sposarsi” e assieme a Bibò volò a reggere lo strascico della principessa.

La cerimonia si svolse nel migliore dei modi, e la principessa era molto felice.

Quando tutto fu terminato Bibì e Bibò ronzarono nell’orecchio della nuova regina dicendole:

E ora il regalo, venite con noi.”

I due novelli sposi seguirono le due piccole api, e si trovarono davanti una luna tutta fatta di miele.

Ora potrete mangiarne a sazietà, e che la vita vi sia dolce come meritate” disse l’ ape regina, e i festeggiamenti ebbero inizio.

Targa premio letterario Gli angeli di San Giuliano
Targa premio letterario Gli angeli di San Giuliano

 La fiaba è contenuta nell’antologia del premio
sandra pauletto

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