Ermes – Worst Case Scenario – recensione musica

Ermes – Worst Case Scenario

 ermes-worst-case-scenario-2016

Anno: 2016

Provenienza: Italia

Genere: post hardcore

Membri: Robert Bardi – voce; Emanuele Ravalli – chitarra; Andrea Guasti – basso; Fabio Groppi – batteria

Casa discografica: Santa Valvola Records e Frammenti Di Un Cuore Esploso

 

  1. Title Track
  2. Two Headed Ego
  3. Mindfuck: The Musical!
  4. American Pizza
  5. No Sleep Till Trevozzo
  6. Radical Shit (cover Headbangers)
  7. Bleeding Heart Adderall
  8. Angel Warrior
  9. Hypnagogia

 

Gli Ermes sono un gruppo formatosi nel 2015 sul Penice. Fabio, alla batteria, ha suonato in precedenza nel combo stoner Stake – Off The Witch e negli Hijackers On The Hip, dediti al garage. Gli altri componenti sono toscani. Dopo un EP di debutto dell’anno scorso, già molto promettente, i nostri arrivano al grande traguardo del disco sulla lunga distanza, aiutati dalle etichette Santa Valvola Records e Frammenti Di Un Cuore Esploso, due garanzie dell’underground. Worst Case Scenario mette in scena tutto ciò che già si era intuito degli Ermes: post hardcore potente e violento, eseguito con personalità e gran tiro. La copertina inoltre, realizzata da Odio Design, incuriosisce.

L’apertura, affidata a Title Track, è un saggio della proposta del gruppo: tortuoso e serpeggianti chitarre, incidono con violenza il tempo scandito da una sezione ritmica impazzita come una strada piena di tornanti. Davvero un bell’inizio! Il lavoro alla batteria di Fabio è di spessore e lo si nota nuovamente in Two Headed Ego, pezzo che si stampa nel cervello grazie anche all’incisivo riff di chitarra in partenza. Uno dei momenti migliori del disco. Alla traccia va riconosciuto il grande pregio di non abbassare minimamente la tensione anche quando rallenta. Seguendo alcuni passaggi della musica degli Ermes viene in mente qualcosa che esula dal post hardcore più tipico, come ad esempio certe assonanze coi Mastodon, senza comunque risultare altrettanto radicali. L’impressione che si sia persa un po’ di creatività arriva con il pezzo successivo, Mindfuck: The Musical!, un esercizio standard, senza grandi acuti. In questa sede si può sentire di meglio, come ad esempio le interessanti trame di chitarra che si agitano sotto la voce incazzata ed isterica di Robert in American Pizza. Non ci speravo nemmeno in un ritornello quasi melodico, considerata la proposta dei nostri, e invece ecco che arriva a sorprendermi. E che ritornello! Potente e rabbioso ma allo stesso tempo orecchiabile. In due parole esaltante e liberatorio. Sotto sembra agitarsi una rabbia sentita e sincera. Per me è super si!

No Sleep Till Trevozzo è un breve momento di pausa in cui si percepiscono solo rumori che sembrano un cellulare è una sonora russata. Questo intermezzo pare voler dare un’aria scanzonata e autoironica al gruppo, anche se sarebbe bello conoscerne la genealogia e il perché. Un attacco classicamente hardcore, nella sua forma più pura ed incontaminata, da’ il via a Radical Shit, cover del gruppo toscano The Headbangers. A giudicare dal titolo la critica qui si fa’ palese, ma a sorprendere è soprattutto il primo assolo di chitarra dell’album. Ottimo! Pezzo breve ma intenso!
Il riff psicotico di Bleeding Heart Adderall è da capogiro, una vera e propria scheggia impazzita. Procedendo con la scaletta mi rendo conto di quanto la voce di Robert mi ricordi quella di Greg Puciato dei Dillinger Escape Plan. Il cantante toscano ha migliorato notevolmente le sue urla bestiali e insieme agli altri componenti dimostra grande coesione di gruppo. Particolare che si evidenzia molto bene in Angel Warrior, dove l’adrenalinico lavoro di chitarra gode anche di una certa varietà.

Il culmine di Hypnagogia ha toni dimessi, quasi malinconici ma sempre convincenti. La musica degli Ermes nella conclusione quindi stupisce un po’ arricchendo di una nuova sfumatura il proprio impasto. Un buon lavoro per gli Ermes, che si attestano come bella realtà post hardcore del nostro Paese. Consiglio vivamente di seguirli quando suonano in giro perché dal vivo sono ancora più coinvolgenti e il loro cantante ci mette un bel po’ di simpatia. Traendo giudizi finali, un risultato qualitativamente in linea con l’EP di un anno fa’. Gli Ermes ci sanno fare, sono professionali e si era capito subito. Miglioramenti a mio parere andrebbero fatti nello sviluppo creativo dei pezzi, per la ricerca di una maggiore varietà, evitando la possibilità di essere ripetitivi.

Voto: 8

Zanini Marco

Lascia un commento

*