Detroit – Tremendo e disturbante. Pagina nera americana da conoscere.

Detroit

Anno: 2017

Titolo originale: Detroit

Paese di produzione: USA

Genere: storico, drammatico, poliziesco

Regia: Kathryn Bigelow

Produttore: Kathryn Bigelow, Mark Boal, Matthew Budman, Megan Ellison, Colin Wilson

Cast: John Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Hannah Murray, Jack Reynor, Kaitlyn Dever, Ben O’Toole, John Krasinski, Anthony Mackie, Nathan Davis Jr., Peyton Alex Smith, Malcolm David Kelley, Joseph David – Jones, Laz Alonso, Ephraim Sykes, Leon Thomas III, Gbenga Akinnagbe, Jeremy Strong, Tyler James Williams, Chris Chalk, Glenn Fitzgerald

Detroit. Anni ’60. In seguito alla grande migrazione afroamericana dalle piantagioni di cotone degli stati del sud verso il nord, la segregazione razziale è ancora forte. Gli episodi di razzismo nei confronti dei neri si ripetono ormai da anni e Detroit diventa un vero e proprio ghetto in cui questi vengono abbandonati dal governo americano. La famosa legge del “uguali ma diversi”. La notte del 23 Luglio 1967 però la polizia fa’ irruzione in un ufficio della Lega Unita Comunitaria per l’Azione Civica perchè si sta svolgendo una festa tra afroamericani non autorizzata in onore di alcuni reduci del Vietnam. Tutti i presenti vengono fatti uscire e caricati su delle camionette. L’episodio fa’ scoppiare i disordini tra gli abitanti di Detroit che iniziano a saccheggiare e bruciare i negozi. Il Governatore George W. Romney ritiene sia necessario interpellare la Guardia Nazionale, mentre il Presidente Lyndon B. Johnson chiama l’Esercito per porre fine alla rivolta. Detroit si trasforma nel nuovo Vietnam. La disperazione è nelle strade e la minaccia più grande non sono gli afroamericani scontenti ma bensì i poliziotti di ronda, fomentati dall’odio razziale, che iniziano a sparare senza cognizione di causa.

Kathryn Bigelow fino al 2015 non conosceva l’episodio più sconcertante e significativo dell’Algiers Motel, finchè Mark Boal (qui sceneggiatore) glielo raccontò e lei ne rimase così scioccata ed arrabbiata da sentirsi in dovere di raccontarlo a tutto il mondo. Sensibilizzazione giustissima quella della regista americana, considerato che questi fatti sono stati dimenticati troppo facilmente e reperire informazioni al riguardo in rete è quasi impossibile. Dimostrazione di come questo scandalo sia stato malignamente nascosto ai più. Nonostante nel finale i sottotitoli chiariscano che parte del film è stato romanzato proprio per la mancanza di documentazione, da parte di Boal e Bigelow è stato fatto un lavoro di indagine attraverso le dichiarazioni di chi è sopravvissuto a quell’inferno. Detroit si sviluppa su un bell’antefatto artistico ad opera dell’afroamericano Jacob Lawrence che lascia il posto alla parte cinematografica e a quella documentaristica, costituita da un largo uso di filmati autentici. La Bigelow piomba nelle strade sporche ed incendiate come se fosse uno di noi, con la sua camera a mano che segue con realismo i movimenti concitati dell’azione. Di fatto questa tecnica è la migliore per trasmettere ancora più angoscia nello spettatore.

Dismukes è un’agente della sicurezza di Detroit. John Boyega in questo ruolo si è espresso in maniera naturale e convincente.

Nell’occhio del ciclone, come dice la storia, ci finiscono Larry Reed dei Dramatics con l’amico/ guardia del corpo Fred, costretti a sospendere l’esibizione del gruppo proprio a causa dei tafferugli cittadini e finiti per nascondersi all’Algiers Motel, posto in cui si consumerà la tragedia. La missione civile di Detroit è chiara: denunciare gli atti di violenza della polizia e prendere le difese del popolo afroamericano, troppo a lungo discriminato e maltrattato. Per farlo la Bigelow non usa mezze misure, perchè questa barbarie l’ha fatta davvero incazzare e perciò Detroit deve essere un film rabbioso. La sequenza più lunga e centrale, quella dell’Algiers Motel, è tremenda, devastante, disturbante. Un viaggio malsano nella ottusa e razzista mentalità americana. Momenti di cinema che difficilmente si dimenticheranno. Era da tanto che non si sentivano pugni così assestati allo stomaco. Un’attenta e obbligatoria riflessione sull’abuso di potere e sulla brutalità poliziesca infusa nel terrificante volto attoriale di William Poulter, attore inglese che si presta nei panni dello sbirro dal grilletto facile. La regista tra l’altro torna su questi caratteri dopo Strange Days che aveva già messo in luce due poliziotti deviati, William Fichtner e un mefistofelico Vincent D’Onofrio. Insomma, Kathryn è una che ci sta attenta a certe cose e non si fa’ certo mancare l’occasione per attaccare le autorità. Il suo linguaggio cinematografico è tremendamente efficace, potente ed intenso. Il tono più adatto per far capire al pubblico il livello di brutalità insito nell’uomo quando si sente investito di un certo potere e nutrito da una mentalità distorta.

Ci sono anche dei momenti struggenti ed emozionanti, come quando Algee Smith canta nella persona di Larry Reed, semplicemente fantastico. Ma forse basterebbe l’espressione adombrata e distrutta di John Boyega, di fronte alla sua prima vera interpretazione convincente nel ruolo dell’agente della sicurezza di Detroit, sbirro minore e buono bersagliato dai concittadini per la sua autorità. Nella notte di fuoco, dove la tensione viene tenuta alta dai tre poliziotti malvagi, nessuno può o vuole fare niente. Tutti sono immobilizzati dal clima di puro terrore che si è creato. Così come lo spettatore. La fase conclusiva è quella processuale, in cui il verdetto già noto alla realtà, viene riproposto. I colpevoli vengono considerati innocenti tra cavilli burocratici e false testimonianze. L’unica rassicurazione al riguardo è che in seguito nessuno di questi è tornato in servizio. Il film che ne è scaturito è tutt’altro che rassicurante, pesante ed opprimente direi, ma da un punto di vista della fattura, registica e recitativa, è tanta roba. In realtà la dimostrazione di violenza di Detroit è una pagina nerissima della storia americana a cui tutti noi dovremmo opporci.

Zanini Marco

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