Dark – Prima Stagione – Tempo e destino. Omicidi ed intrighi di Winden.

Dark – Prima Stagione

Anno: 2017

Titolo originale: Dark

Paese di produzione: Germania

Genere: drammatico, fantascienza, thriller

Ideatore: Baran Bo Odar, Jantje Friese

Cast: Sebastian Rudolph, Maja Schöne, Louis Hofmann, Angela Winkler, Oliver Masucci, Ella Lee, Andreas Pietschmann, Christian Iansante, Anne – Ratte – Polle, Lena Urzendowsky, Ludger Bökelmann, Jördis Triebel, Nele Trebs, Moritz Jahn, Lisa Vicari, Daan Lennard Liebrenz, Antje Traue, Wlater Kreye, Felix Kramer, Joshio Marlon, Tatja Seibt, Anne Lebinsky, Rike Sindler, Stephan Kampwirt, Karoline Eichhorn, Stephanie Amarell, Gina Stiebitz, Carlotta Von Falkenhayn, Hermann Beyer, Peter Schneider, Tom Philip, Michael Mendl, Anatole Taubman, Cordelia Wege, Deborah Kaufmann, Lydia Maria Makrides, Peter Benedict, Bèla Gabor Lenz, Paul Lux, Lisa Kreuzer, Julika Jenkins, Luise Heyer

Episodi:

  1. Segreti
  2. Bugie
  3. Passato E Presente
  4. Doppie Vite
  5. Verità
  6. Sic Mundus Creatus Est
  7. Svolte
  8. Ciascuno Raccoglierà Quello Che Avrà Seminato
  9. Tutto E’ Adesso
  10. L’Alfa E L’Omega

Nel 2019, nella cittadina tedesca di Winden, scompare un ragazzo di nome Erik Obendorf. La polizia sta già indagando da giorni. Cominciano a verificarsi strani fenomeni: uccelli morti cadono dal cielo, delle pecore vengono ritrovate morte con i timpani esplosi e la corrente elettrica subisce continui sbalzi. Alcuni ricordano episodi simili successi trentatre anni prima quando scomparve anche il giovane Mads Nielsen. Non c’è più traccia anche di Mikkel Nielsen e simultaneamente viene ritrovato in mezzo al bosco il cadavere di un altro ragazzo, non identificabile per via degli occhi coperti da quella che sembra una bruciatura. I recenti avvenimenti si fanno sempre più insoliti, fino a che non si scopre che alcuni abitanti di Winden nascondono segreti legati alla storia della città.

Sebastian Rudolph interpreta Jonas Kahnwald. Nonostante sembri poco coinvolto nella storia in realtà è uno dei personaggi più importanti.

Fin da subito si capisce quanto Dark (produzione tedesca di Netflix) abbia in comune con la sorella americana di piattaforma Stranger Things. Anche qui sono protagoniste le famiglie di un piccolo sobborgo rurale, una parte della serie è ambientata negli anni ’80 e c’è qualcosa di sovrannaturale e fantascientifico. Stavolta però il sottosopra non è una dimensione parallela e più tetra della nostra, ma semplicemente i diversi continuum temporali. Il punto di riferimento maligno non è un laboratorio ma una centrale nucleare sotto la quale appunto si snoda un passaggio sotterraneo per viaggiare nel tempo. Scordatevi un tono familiare e quasi mai pericoloso come quello della serie dei fratelli Duffer; qui l’atmosfera è pesante, non si sorride mai e il senso di timore ed angoscia è reale. La provenienza europea si fa’ sentire in ogni antro di Dark e questo è un bene; il pregio fondamentale della serie è proprio quello di essere il negativo di Stranger Things, una versione molto più complessa, oscura e seria.

La regia, molto curata, si fa’ notare per la capacità di sottolineare la tensione narrativa e i colori grigi e seppia dei boschi immersi nella nebbia e dei campi desolati da villaggio nucleare. Oltretutto l’opera di Baran Bo Odar e Jantje Friese è la conferma di quanto le serie abbiano, anche grazie a Netflix, alzato l’asticella della qualità avvicinandosi a quella del grande schermo. Parlando sempre di stile, Dark, che ha anche qualcosa di Twin Peaks, conquista e meraviglia per il livello del suo linguaggio narrativo, che svia più volte alla banalità e si fa’ portatore di grande suspense ed inquietudine e ha il grande merito di non ricorrere quasi mai alle trovate più abusate del cinema di genere. Nel suo complesso è una visione molto originale ed imprevedibile, così come i personaggi non risultano stereotipati o patetici. Dall’inizio alla fine c’è grande serietà e coerenza e il labirinto di misteri impostato è di alta classe creativa, questo anche perchè il viaggio nel tempo viene da una parte chiarito e spiegato dalla scienza e dall’altra intorbidito e annebbiato dalla religione (questa ultima caratteristica vista solamente come pretesto per rendere il tutto più criptico). Per quanto questa bella creazione tedesca colpisca positivamente ci sono anche diversi difetti.

La sceneggiatura in primis, nella sua intricata ideazione, a tratti sembra perdersi un po’ cadendo nelle rituali pecche delle serie tv, ad esempio quella di porre molte domande ritardando le risposte o a volte non dandole mai. Una narrazione implicita che a tratti diventa troppo ostica considerato il contesto tutt’altro che facile da seguire. Come succedeva in Lost ad esempio, alla fine della stagione ci si trova con molti quesiti a cui Bo Odar e Friese hanno deciso di non rispondere esplicitamente (a quel punto ci si chiede se serva un livello di intuizione superiore o si è stati bellamente presi in giro perchè nemmeno gli ideatori sapevano cosa stavano facendo). Ciò non toglie comunque che fino a che il gioco è bello vale la pena stare a seguirlo incantati. A rendere ancora più difficile la fruizione di Dark sono i personaggi, veramente troppi. Con un cast così numeroso ed importante allo stesso tempo, per aiutare la memoria a focalizzarlo, sarebbero state necessarie interpretazioni equamente soddisfacenti, cosa che non avviene. Quelli che si ricordano facilmente grazie a performance di buon livello saranno cinque, in una rosa di una ventina di personaggi che incidono tutti in maniera pregnante nella storia. In questo aggiungiamoci pure che il finale forse delude un po’, spostandosi sul post apocalittico che potrebbe ricordare I Viaggiatori (serie dimenticata degli anni ’90 con protagonista il Jerry O’Connell di Stand By Me).

Erik Obendorf legato ad una sedia. Strumento di tortura o qualcos’altro?

Dark rovescia la cultura pop di fantascienza al suo malvagio volere, come quando cita esplicitamente Ritorno Al Futuro ma non segue le sue dinamiche temporali secondo le quali intervenendo nel passato si può sempre ed immediatamente cambiare il corso degli eventi. Ripetizione, eterno ritorno e destino sembrano piuttosto le coordinate su cui si snoda Dark. Un sentiero concentrico, un cerchio temporale che si ripete ogni trentatre anni che se da una parte confonde, dall’altra non può non affascinare e rapire. Dark non è perfetto ma funziona molto bene grazie alla sua straripante personalità e alla sua trama misterica che avvolge lo spettatore e lo mette in guardia in ogni istante.

Zanini Marco

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