Cesare Lombroso – Rapido excursus di Teresa Breviglieri

lombrosoCesare Lombroso, nacque a Verona il 6 novembre 1835 da una famiglia ebraica benestante e molto numerosa. Fu chiamato Ezechiah Marco e nel tempo cambiò il suo nome in Cesare.Sofferente di angina pectoris morì il 19 ottobre 1909 nella sua casa di Torino

Lombroso fu un medico, antropologo, sociologo, filosofo e giurista italiano, nonché padre della moderna criminologia. Esponente del positivismo, è stato uno dei pionieri degli studi sulla criminalità e fondatore dell’antropologia criminale. Sulla sua prima formazione ebbe una notevole influenza il cugino David Levi, un pensatore illuminista e un patriota che visse il Risorgimento.

Levi, indirizza il cugino, ancora ragazzo, verso il distacco dall’ortodossia religiosa. Ma sul giovane Cesare, influisce molto anche il medico Paolo Marzolo, che lo introduce allo studio dell’antropologia e della linguistica.

Sotto la guida di Marzolo, nel 1850 abbandonò la scuola pubblica per studiare privatamente.

Nel 1852, si iscrisse alla facoltà di medicina dell’Università di Pavia e seguì i corsi di Giuseppe Balsamo Crivelli e Bartolomeo Panizza e per motivi di studio si recò anche a Padova e a Vienna.

La notorietà di questo personaggio è legata soprattutto alla teoria dell’uomo delinquente nato o atavico, individuo che reca nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall’uomo normale o socialmente inserito. Cesare Lombroso fu uno studente a dir poco eccellente ed eclettico. Oltre alla medicina si interessava di lettere, storia e scienze naturali. Rientrato a Pavia, si lauerò con successo nel 1859 con una tesi sul Cretinismo in Lombardia. Dopo l’unità d’Italia, superò una lunga serie di esami a Genova e si laureò di nuovo nel Regno di Sardegna, per poi arruolarsi come volontario nel corpo sanitario dell’esercito regio. Nel 1862, venne inviato come medico, qualche mese in Calabria e partecipò con questa veste alla guerra contro il brigantaggio. Un’esperienza che lo segnò profondamente, sia nelle sue riflessioni antropologiche ed etnologiche che nelle conoscenze sanitarie ed epidemiologiche. Rientrò in ambiente accademico nel 1863. Nel 1864, pubblicò il libro “Genio e Follia”, che ebbe molte edizioni a partire dalla quarta e nel 1882, cambiò titolo in “L’Uomo di genio”. In questo libro, Lombroso, sostenne che le caratteristiche degli uomini di genio, vanno ricercate nella loro anormalità psichica. Quest’opera, fu considerata un classico della scienza positivistica ed ebbe moltissima fortuna. Tra le sue opere più importanti, ricordiamo, “La medicina legale dell’alienazione” (1873), “L’uomo criminale” (1875), “L’uomo delinquente” (1876), “L’antisemitismo e le scienze moderne”, (1894) e “Il crimine, causa e rimedi” (1899), che è una sintesi dei lavori precedenti. Dal 1864 al 1876, fu nominato direttore del manicomio di Pavia e insegnò psichiatria presso l’università pavese. In quel periodo, organizzò un gabinetto speciale per le ricerche sulle malattie mentali e per le dimostrazioni didattiche, lavorando al confine tra psichiatria e medicina legale. Dopo il 1875 si spostò a Torino dove iniziò ad insegnare medicina legale ed igiene pubblica e nel frattempo diventò membro della Società Freniatrica Italiana da poco fondata. Arricchì i laboratori dell’Università con nuove strumentazioni e fondò quel Laboratorio di medicina legale e di psichiatria sperimentale che in pochissimo tempo lo rese celebre in tutto il mondo. A Torino, Lombroso fondò una nuova disciplina, l’antropologia criminale, sostenendo che i delinquenti sono portatori di tratti somatici distintivi. Dopo aver pubblicato nel 1876 “l’uomo delinquente” citato poc’anzi, arriviamo al 1880, anno in cui fondò con Enrico Ferri e Raffaele Garofalo l’Archivio di psichiatria, scienze penali e antropologia criminale. Nel 1893, pubblicò, “La donna delinquente” e infine nel 1895 “Grafologia”. Nel 1898 fondò a Torino un museo di psichiatria e criminologia. Nel corso della sua vita professionale, Lobroso viaggiò moltissimo, recandosi a Parigi, Budapest, Mosca e Amsterdam. Nel 1907, arrivò a Roma, per insegnare proprio l’antropologia criminale, per la quale è a tutt’oggi famoso. Ma la sua attività di ricerca è decisamente molto vasta. Da giovane, svolse una serie di indagini epidemiologiche con metodo statistico, incrociando i dati sanitari con quelli geografici e climatici, dimostrando il rapporto tra l’uomo, l’ambiente e la sua salute. Durante queste ricerche, la sua attenzione, si concentrò su alcune malattie come cretinismo, il gozzo e la pellagra, dimostrando come una cattiva alimentazione possa favorirle e possa farle proliferare. Proprio grazie ai risultati delle sue ricerche, venne imposto il divieto di vendere mais avariato. Ma i suoi interessi arrivavano oltre a questo perchè si interessò anche allo studio dei fenomeni medianici nel tentativo di ricondurli in ambito scientifico. Ma ovviamente, sono le ricerche nel campo dell’antropologia e della psichiatri applicate alla medicina legale a renderlo famoso. Difatti, egli, studiò le caratteristiche anatomiche e psicologiche di diverse etnie e con una serie di validissimi collaboratori dell’Università di Pavia, diede un alto contributo alla nascita della psichiatria scientifica. La sua attenzione si concentrò particolarmente al rapporto tra genio, follia, alienazione e crimine, descrivendo due tipi di follia: la follia morale, che ritenne un gravissimo disturbo di origine sociale e la follia naturale che secondo la sua teoria, era dovuta alla natura del delinquente che si manifesta nella fisionomia del criminale. A tutt’oggi, però i suoi studi sono del tutto screditati. Ben noto, il suo “Museo di antropologia criminale Cesare Lombroso”, citato poc’anzi, che egli stesso fondò nel 1876 a Torino, ma fu inaugurato ufficialmente nel 1892. Unico al mondo per il suo genere, il Museo, tratta i temi della devianza, con particolare riguardo alla criminalità e alla pazzia. Per come è allestito, si evince il concetto utile a capire come e perchè Cesare Lombroso formulò la teoria dell’atavismo criminale e quali furono gli errori che lo portarono a fondare una scienza che risultò poi errata nel tempo. Le collezioni comprendono preparati anatomici, disegni, fotografie, corpi di reato, scritti e produzioni artigianali e artistiche realizzate da internati nei manicomi e carcerati della seconda metà dell’Ottocento e i primi del Novecento. Il restauro del museo, interessò gli oggetti delle collezioni principali, fra cui quelle dei corpi di reato, delle maschere in cera e gesso, dei manufatti in carta, legno e tessuto. Inoltre, sono stati anche recuperati gli intonaci e gli stucchi, con la tinteggiatura originaria, i pavimenti in seminato veneziano e le vetrine espositive. Queste operazioni di restauro si sono svolte tra il 2006 e il 2009 in collaborazione con le Sopritendenze competenti. Ed esattamente nel 2009 che il museo venne riaperto al pubblico. Composto di nove sale, il Museo conserva un ricchissimo archivio storico consultabile online e in parte su appuntamento. Inoltre, il Museo, propone visite guidate per le scuole, eventi nazionali ed europei, concerti, conferenze, spettacoli teatrali e presentazione di libri. Ci sono notizie attendibili che ipotizzano un ampliamento ulteriore del museo a partire dal 2020 e questo ampliamento tende a portare nel Museo, una parte della collezione che allo stato attuale è ubicata nel museo naturale di scienze regionali.

Gli orari di visita sono dal lunedì al sabato dalle 10.00 del mattino alle 18.00. La domenica è chiuso al pubblico.

Il costo del biglietto è di € 5,00 se intero. € 3,00 ridotto (età tra i 12 e 18 anni, over 65 e tesserati FAI). L’ingresso è gratuito tutti i mercoledì dell’anno per i possessori della carta Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino+Piemonte Card (www.abbonamentomusei.it) L’accesso ai disabili con accompagnatore è gratuito.

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