Caserme rosse. Il dimenticato lager di Bologna

05Lager e campi di concentramento: Caserme Rosse di Bologna

Tra il 10 giugno del 1940 e il 2 maggio del 1945, in Italia vennero istituiti e operarono campi di concentramento, di confino, di smistamento per i prigionieri e i rastrellati e di lavoro coatto.

La Seconda guerra mondiale era iniziata il 1° Settembre del 1939. Il regime fascista, già fallito ancor prima di fallire, dopo una sequenza di nefandezze ed orrori, ricorse a questi strumenti di morte e annientamento della persona. In combutta con gli alleati tedeschi, se ne servì per internarvi uomini, donne e bambini, italiani civili e militari, più o meno pericolosi per il regime ed anche ebrei, come quelli rastrellati nel ghetto di Roma.

Questi campi non vennero costituiti dal fascismo solo sul territorio della penisola. Lo furono anche su quello del regno di Jugoslavia, che il regime aveva invaso, a Fiume come in altre località della Dalmazia e della Slovenia, nelle quali anche qui, internò civili, uomini, donne e bambini, non solo oppositori del regime, croati, slavi ed ebrei.

Lo storico Carlo Spartaco Capogreco, afferma che furono 25.000 gli slavi e i croati che furono internati in questi campi. Il più terribile dei quali fu quello allestito sull’isola di Arbe/Rab: su 7.500 internati, i morti accertati furono almeno 1.435, fra cui oltre 100 bambini con meno di 10 anni.

Ma i campi di concentramento erano già stati impiegati e sperimentati dal fascismo in Libia.

Nel giugno del 1930, dopo marce forzate , per un totale di circa 1000 Km nel deserto, quasi 100.000 beduini, in massima parte donne, bambini e anziani vi vennero rinchiusi. Lungo questo impervio e drammatico tragitto, molti gli episodi di crudeltà: chi non reggeva il passo veniva abbandonato senz’acqua, oppure fucilato, sia che fosse donna, bambino o anziano.

Risiera di San Sabba – Trieste

 

In Italia, alcuni di questi campi allestiti sul territorio della penisola sono tristemente assai noti, come quello della Risiera di San Sabba di Trieste. Un campo che vide l’internamento di circa 25.000 persone, dal 20 ottobre del 1943 al 29 aprile del 1945.

Altri invece lo sono molto meno, fino ad essere quasi del tutto sconosciuti, come quello di cui vogliamo parlarvi: Caserme Rosse.

Vogliamo contribuire a togliere la polvere che si è sedimentata su questo luogo, complice chi ha fatto persino carte false per giungere ad una pacificazione fasulla e vergognosa, che ha, a nostro avviso, aiutato a spianare la strada a coloro che hanno poi persino falsificano la storia e che continuano ancora a farlo.

Caserme Rosse iniziò ad operare dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 a Bologna, in quelli che prima di allora furono i locali della Scuola di allievi ufficiali della Sanità. Un complesso di edifici, costruiti in aperta campagna, prima della guerra, in via Corticella, al civico 147, proprio nella periferia della città.

La sua funzione specifica fu quella di campo di raccolta e di smistamento di italiani volontari per il servizio del lavoro in Germania, ma quando nell’estate del 1944 il reclutamento su base volontaria fallì, i nazisti cominciarono a rinchiudere a Caserme Rosse civili italiani razziati nel corso di rastrellamenti, da obbligare al lavoro in Italia e nel Reich. Tra i civili, i partigiani e persino dei sacerdoti rastrellati sopratutto nelle città e nell’appennino tosco-emiliano.

Secondo la testimonianza di Don Giulio Salmi, che fu il cappellano dei prigionieri di questo lager, nel solo periodo che va dal maggio all’ottobre del 1944 vi transitarono almeno 36.000 prigionieri.

caserme rosse
Caserme rosse – foto di Claudio Trabucchi

Caserme Rosse era sorvegliato da soldati tedeschi e da militari repubblichini.

I prigionieri di Caserme Rosse venivano sottoposti ad una visita medica in seguito alla quale furono, per lo più, destinati al lavoro nel Reich, sovente nei lager, dai quali pochi ebbero la fortuna di tornare. Oppure impiegati come schiavi nelle industrie chimiche ad alto rischio o nelle industrie di armamenti.

Altri vennero destinati al lavoro coatto sul fronte della Linea Gotica.

Come pure pochi furono quelli che, per età o per infermità, ebbero la possibilità di essere dichiarati inabili e che scamparono a queste fatali destinazioni.

Dal 12 agosto del 1944 fu istituito un collegamento notturno mediante autobus fra Caserme Rosse e il lager di Fossoli, nei pressi di Carpi, in provincia di Modena, passato dalla gestione delle SS, che dall’inizio del 1944 a luglio di quell’anno lo avevano usato come anticamera della deportazione di politici ed ebrei (tra loro Primo Levi deportato ad Auscwitz il 22 febbraio 1944) all’organizzazione facente capo al plenipotenziario generale per la manodaopera. Era da li che partivano i convogli di lavoratori destinati alle fabbriche in Germania.

Caserme rosse – foto di Claudio Trabucchi

All’interno del campo, esponendosi fino a rischio della propria incolumità, prestarono attività a favore dei rastrellati e dei deportati persone come il dottor Arturo De Biase e Don Giulio Salmi, “il prete del lager”. Tentarono di evitare a non pochi di loro di finire deportati e riuscirono eroicamente a sottrarre migliaia di uomini alla furia nazista.

Entrambi furono colpiti e cacciati con la minaccia di morte ma non arretrarono dal loro intento.

Mentre alcune organizzazioni caritative, come la Croce Rossa si impegnarono ad alleviare le sofferenze dei rastrellati e a rifugiare quelli che riuscivano a scappare.

Ai giorni nostri, ben poco si può vedere di questo Caserme Rosse.

Il 12 ottobre 1944, Bologna subì un violentissimo bombardamento aereo. Si trattò del secondo più grave bombardamento di Bologna di tutta la seconda guerra mondiale, dopo quello del 25 settembre del 1943. Infatti provocò oltre 400 morti e 600 feriti.

L’aviazione americana, con l’impiego delle fortezze volanti, credendolo un obiettivo militare, distrusse il 90% della cubatura dei fabbricati di cui era costituito, dove, per altro, erano rinchiusi moltissimi rastrellati in attesa di deportazione.

Nell’attacco aereo, come si è appreso dall’apertura degli archivi americani, vennero sganciati 750 ordigni da 100 libbre, dalle 12 alle 14 di quel giorno, dal 47° Bomb Wing dell’Air Force americana.

Il bombardamento provocò l’eclissarsi e la fuga dei tedeschi e dei fascisti. Contemporaneamente provocò anche la morte di numerosi prigionieri. Altri, fortunatamente, riuscirono a fuggire dal campo e trovarono la possibilità di nascondersi in città: nelle chiese, nei conventi, negli ospedali e presso privati cittadini.

Caserme Rosse finì in questo modo di svolgere il suo triste e raccapricciante compito proprio il giorno in cui fu bombardato: il 12 ottobre 1944.

Quel che è certo è che vi è ancora molto da scoprire su questo campo. Ed è auspicabile che chi indaga riesca a farlo.

Armando Sarti, che è stato Segretario del Comitato Unitario Democratico Antifascista della Bolognina e per anni si è impegnato a ricostruire la storia di Caserme Rosse e a divulgarla, sostiene che in questo luogo furono rinchiusi i carabinieri di stanza a Roma che, per ordine del re, avevano eseguito l’arresto di Benito Mussolini, il 25 luglio del 1943.

Gli stessi che successivamente si erano rifiutati di partecipare al rastrellamento nel ghetto ebraico di Roma, fatto eseguire da Herbert Kappler, comandante delle SS e della Gestapo.

Fu proprio per ordine del maresciallo fascista Rodolfo Graziani, ministro delle difesa nazionale della repubblica di Salò, che questi carabinieri furono fatti disarmare e avviati alla deportazione in Germania.

Inoltre, Sarti ha scoperto un muro crivellato di proiettili, all’altezza di 1 metro e 20, 1 metro e 50. Un muro di cinta, proprio di fronte all’abbeveratoio e alle dune, che forse rimanda a pagine dolorosissime e fa trapelare l’ipotesi di omicidi avvenuti in quel periodo.

Targa sulla parete – Foto di Massimo Fagnoni (scrittore)

Oggi, in via Corticella al civico 147, che non è più in aperta campagna, c’è un circolo Arci dall’omonimo nome. E la sua entrata è quel che resta del portone d’ingresso del Lager.

C’è anche una lapide, che è stata affissa nel febbraio del 2007 e che racconta della selezione nazista a Bologna.

A conferma che quel che è avvenuto in quegli anni e che abbiamo contrIbuito a ricordare è ancora abbondantemente sconosciuto, qualcuno ha scritto che per molti Caserme Rosse è solo una fermata dell’autobus.

Gianfranco Salluzzo

Si ringrazia per la supervisione la PhD Roberta Mira del  Dip. Storia Culture Civiltà  presso                   l’ Università di Bologna, ed il fotografo Claudio Trabucchi che assieme allo scrittore Massimo Fagnoni autore del libro noir “Caserme Rosse” edito dalla Fratelli Frilli editore, ci hanno fornito le foto.

 

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