Blade Runner 2049 – Ricchezza di contenuti ed estetica straordinaria.

Blade Runner 2049

Anno: 2017

Titolo originale: Blade Runner 2049

Genere: fantascienza, thriller, drammatico

Regia: Denis Villeneuve

Produttore: Cynthia S. Yorkin, Bud Yorkin, Broderick Johnson, Andrew A. Kosove

Cast: Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana De Armas, Sylvia Hoeks, Jared Leto, Robin Wright, Mackenzie Davis, Carla Juri, Lennie James, Dave Bautista, Barkhad Abdi, David Dastmalchian, Hiam Abbass, Wood Harris, Edward James Olmos, Tòmas Lemarquis

Nel 2020 l’industria Tyrell Corporation dovette cessare la produzione di replicanti a causa delle rivolte scoppiate tra questi e gli umani. A queste tensioni seguirono un blackout mondiale che cancellò la maggior parte degli archivi digitali e cambiamenti climatici che causarono un periodo di grande carestia. Solo le colture sintetiche create da Neander Wallace permisero all’umanità di sopravvivere. I profitti ottenuti diedero la possibilità a questo creatore di acquistare la Tyrell per progettare nuovi replicanti ubbidienti agli umani e dalla longevità indefinita. Nonostante i grandi cambiamenti, i vecchi modelli sintetici Nexus sono ancora in circolazione allo stato di clandestini, inseguiti dalla polizia. Nel 2049 l’agente K, replicante di nuova generazione, si sta mettendo sulle tracce di un vecchio modello, quando fa’ una scoperta che, se rivelata, potrebbe sconvolgere l’equilibrio che si è creato fra macchine e umani.

Ryan Gosling è l’Agente K, poliziotto sulle tracce dei vecchi modelli Nexus.

Di tutta la magnificenza visiva di Blade Runner 2049, che rimarrà a lungo nell’immaginario collettivo, di sicuro si identifica come costante l’inquadratura insistita e ripetuta del veicolo di K, che attraversa l’abisso di sofferenza di un cielo nerissimo. Angoscia, timore, impotenza. E’ questo che si prova di fronte alla monumentale fotografia di Roger Deakins. Così come terrificante e maestoso è l’accompagnamento sonoro e rumoroso di Hans Zimmer. Il film di Villeneuve è un’opera composita che riprende con profondo rispetto e passione l’estetica del primo film di Ridley Scott. Ne amplia l’universo, costituendone un naturale proseguimento, nonostante i tanti anni di distanza. La malinconia, la disperazione in cui riversa il genere umano e quello dei replicanti costretti a vivere sotto un cielo perennemente nero e piovoso, la distanza che intercorre tra loro, sono di nuovo al servizio di un futuro distopico che ha molti punti in comune con il nostro presente.

Per quanto l’originale potesse già sconvolgere, stavolta Blade Runner fa’ veramente sul serio, mettendo in mostra un dramma cupo ed opprimente, dove gli spiragli di luce faticano a farsi strada tra le tenebre e ogni momento viene scandito con indicibile potenza dagli sguardi e dalle lunghe sequenze. Da un punto di vista emotivo il risultato strugge e sconquassa più del previsto. Ma con Villeneuve ci siamo abituati. Il suo ultimo film infatti possiede più tratti in comune con Arrival di quanto si possa pensare. Nonostante storia e soggetti siano differenti il regista canadese si avvale ancora di una sceneggiatura capace di toccare numerose tematiche che portano lo spettatore a continue riflessioni. E’ cinema di fantascienza piuttosto cerebrale. E’ un blockbuster che pensa e anche tanto. E’ un’istantanea futura in cui si fatica a riconoscere un bene e un male. L’umanità si serve dei replicanti e li sfrutta convincendoli che la loro mancanza di anima sia un bene, mentre i replicanti stessi cercano di valicare quel muro per essere più umani. Gli orfanotrofi sorgono nelle discariche ed esistono per far lavorare illegalmente i bambini. I replicanti sono alla ricerca di un modo per procreare. Nel frattempo c’è chi per sentirsi umano deve accontentarsi dell’amore di una donna ologramma. In fondo a tutta questa disillusione sopravvive il tema che sembra più caro a Villeneuve, la procreazione. L’atto del dare alla vita un essere vivente è importantissimo, così come la presa di coscienza di essere stato messo al mondo e non creato. Tutto Blade Runner 2049 è un film catartico, dove le lungaggini nascono per sottolineare l’intensità delle sue fasi e giustificare la narrazione a tratti prevedibile. Ovviamente l’interesse e la potenza complessiva fanno in modo che non ci si annoi mai, nonostante le due ore e mezza di film (o forse sarebbe meglio dire di estasi visiva e concettuale). Unico neo la stesura del racconto che, se diverse volte è comprensibile in anticipo, in altre occasioni è ostico da seguire; salvo poi colpire nel profondo con un saggio uso del colpo di scena. Ma per il resto Blade Runner 2049 è un film importante per la fantascienza moderna, per la sua estetica, per la poliedricità stilistica e per la sua capacità di veicolare molteplici messaggi importanti. Villeneuve si conferma uno dei migliori registi del momento e il suo cinema è di rara intensità.

Zanini Marco

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