Gli anni 70 – Tra attentati, golpe e la guerra in Medio Oriente (1973)

Gli anni 70 – Tra attentati, golpe e la guerra in Medio Oriente (1973)

1973

Il primo gennaio del 1973 la Gran Bretagna, l’Irlanda e la Danimarca entrarono a far parte della Comunità Europea.

Il 17 maggio 1973 nel cortile della Questura di Milano in via Fatebenefratelli, si commemorava il primo anniversario della morte del commissario Calabresi. Presente, oltre al sindaco Aniasi, il ministro degli Interni Mariano Rumor. Alla fine della cerimonia, quando il ministro era appena andato via, una bomba ananas (una Mark-2 di fabbricazione israeliana) s’infranse contro il muro accanto al portone della Questura deflagrando.

17 maggio 1973. attentato via Fatebenefratelli
17 maggio 1973. attentato via Fatebenefratelli

 

Morirono quattro persone (Gabriella Bortolon, Felicia Bortolozzi, Giuseppe Panzino e l’appuntato Masarin) e quarantacinque rimasero ferite. L’attentatore, Gianfranco Bertoli, che venne prontamente bloccato ed arrestato, ammise che il suo obiettivo fosse il ministro Rumor, colpevole, a suo dire, di non aver proclamato lo stato di assedio dopo la strage di piazza Fontana. Bertoli, anarchico di destra fu, secondo la dichiarazione dell’ex direttore del SISMI generale Nicolò Pollari, informatore del Sifar e in seguito del Sid.

L’anarchico era considerato facilmente influenzabile, e la destra lo impiegava abitualmente per il lavoro sporco. Alcolizzato ed eroinomane tentò il suicidio e negò sempre il suo coinvolgimento con i neofascisti rivendicando la sua fede anarchica. Nel 1975 venne condannato all’ergastolo. Gli apparenti mandanti, neofascisti ed appartenenti ai servizi segreti deviati, dopo la condanna all’ergastolo in primo grado vennero tutti assolti in appello. Il 17 dicembre 2000 Bertoli morì a Livorno, e portò i suoi segreti nella tomba.

Il 7 luglio Mariano Rumor forma un governo di centro sinistra con i socialisti.

Nel 1954 Alfredo Stroessner prende il potere in Paraguay con un colpo di Stato.

Nel 1964 in Brasile, le forze armate rovesciano il governo di Joao Goulart.

Nel 1971 Ugo Banzer assume il comando in Bolivia con un colpo di Stato.

La lunga onda nera aveva già cominciato ad infrangersi sulle coste del Cono Sud. E continuerà con la regia segreta della Cia e dell’Amministrazione Nixon.

In vista delle elezioni del 1970 in Cile, aumentò notevolmente la preoccupazione del governo Americano. Durante una riunione alla Casa Bianca, Presidente Nixon, il Segretario di Stato Henry Kissinger e il direttore della Cia Richard Helms insieme concordarono che: Un governo di Allende fosse del tutto inaccettabile per gli Stati Uniti, e che l’amministrazione metteva a disposizione della Cia la somma di dieci milioni di dollari per impedire che il Cile cadesse in mano ai comunisti e in caso contrario per destabilizzarlo anche avvalendosi di un golpe.

Gli Stati Uniti sponsorizzarono fortemente il candidato del Partito Liberal Conservatore Jorge Alassandri Rodriguez per evitare che il Cile potesse avere una guida di sinistra, ma il marxista Salvador Allende (medico di professione), venne democraticamente eletto Presidente con il 36% dei voti, e succedette al democristiano Eduardo Frei Montalva. Allende pronunciò la battuta che risuona oggi come un triste epitaffio: “Qui giace Salvador Allende, futuro presidente del Cile”.

Il nuovo Presidente formò un governo con socialisti, comunisti, radicali e cattolici di sinistra. Il sogno di Allende era quello di un socialismo democratico diverso dagli altri. Lui la chiamò: “Una rivoluzione che sa di empanada e vino rosso”.Tra le varie riforme, vi fu quella agraria. Vennero nazionalizzate le banche e le miniere di rame. Gli USA avevano molteplici interessi economici in Cile. Due compagnie americane, la Kennecott e la Anaconda, controllavano praticamente tutta la produzione del rame, che rappresentava una notevole fonte di ricchezza del paese, in quanto il Cile è uno dei maggiori produttori del mondo. Tra le politiche sociali vi furono gli aumenti dei salari, la garanzia per ogni bambino di mezzo litro di latte, il prezzo fisso del pane, riduzione degli affitti ed altre tutele sociali come aumenti delle pensioni minime e distribuzione gratuita del cibo per i poveri. Il Governo sospese anche il pagamento del debito estero. Nel paese, in seguito alla nuova politica del governo, si creò una situazione di forte attrito con la media e alta borghesia latifondista.

Theodore Elliot Junior, membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) Americano elaborò un “Documento di opzione sul Cile”dove venivano riportati i pericoli che sarebbero sorti con l’insediamento di Allende alla guida del paese. Tra le proposte di Elliot vi era “l’Opzione C”: impedire la rinegoziazione del debito cileno, il veto alla concessione di prestiti da parte delle banche, ed altre manovre per affossare l’economia cilena definitivamente. Gli Stati Uniti, incominciarono a boicottare economicamente il Cile facendo crollare il prezzo del rame e applicando l’embargo, subito affiancati dai paesi latino-americani retti da giunte fasciste. Dalla sede della Cia in Paraguay prese la strada del Cile il denaro che servì a finanziare il famoso sciopero dei camionisti che mise definitivamente in ginocchio lo Stato sudamericano. Quando si dimise Carlos Prats, Capo di Stato Maggiore, Allende lo sostituì con il generale Augusto Pinochet Ugarte manifestandogli la sua totale fiducia. Ma il generale stava ordendo il piano che sarebbe stato fatale al Presidente ed al Cile.

L’11 settembre alle otto di mattina carri armati e aerei iniziarono “L’Operazione silenzio”bombardando le sedi radio e tv di Santiago. Solo Radio Magallanes riuscì, miracolosamente, a continuare a trasmettere, ed infatti, fu attraverso i suoi microfoni che il Presidente parlò per l’ultima volta alla Nazione:

“Lavoratori della mia Patria, ho fede nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro in cui il tradimento pretende di imporsi. Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!

Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento”

Alle otto e trenta il traditore Augusto Pinochet aveva il totale controllo della nazione. Pinochet telefonò ad Allende, asserragliato nel Palazzo della Moneda, intimandogli di arrendersi e promettendogli un lasciapassare per l’estero. Allende preferì morire con estrema dignità. La tesi ufficiale fu che si sparò con il fucile AK-47 regalatogli da Fidel Castro, ma i dubbi rimangono ancora adesso. Il suo corpo fu portato fuori dai vigili del fuoco coperto con un poncho. Con il suo sacrificio divenne un grande libertadores come Bolivar e Che Guevara.

Il corpo senza vita di Salvador Allende
Il corpo senza vita di Salvador Allende

 

El pueblo unido jamàs serà vencido composta nel 1970 da Sergio Ortega venne ripresa dagli Inti Illimani che la fecero diventare un inno della lotta per la democrazia nel mondo contro le dittature.

Y ahora el pueblo
que se alza en la lucha
con voz de gigante
gritando: ¡adelante!

El pueblo unido, jamás será vencido
el pueblo unido jamás será vencido…”.

E ora il popolo che si alza nella lotta
con voce di gigante grida: avanti!

Il popolo unito non sarà mai vinto
il popolo unito non sarà mai vinto…”.

Alla morte di Allende partì immediatamente la durissima e sanguinaria repressione del regime fascista. Lo Stadio Nazionale di Santiago divenne un enorme campo di concentramento e i suoi sotterranei furono testimoni silenziosi di torture e uccisioni e stupri perpetrati dagli uomini di Pinochet. Nel 1998, mentre si trovava a Londra, Pinochet venne fermato dalla polizia inglese per un mandato di arresto emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzon per crimini contro l’umanità. Pinochet rivendicò l’immunità diplomatica in quanto ex capo di Stato. Il ricorso non fu accettato e l’ex dittatore rimase due anni agli arresti domiciliari a Londra, quando riuscì ad ottenere la liberazione per tornare in Cile venne nuovamente arrestato. Fu comunque liberato per problemi di salute e visse nella sua villa di Santiago finché non morì il 10 dicembre del 2006, a 91 anni, nell’ ospedale militare per scompenso cardiaco.

La lunga onda nera fu inarrestabile.

Nel 1973 Il generale Augusto Pinochet con un colpo di Stato instaura la dittatura in Cile

Nel 1973 in Uruguay il Presidente Juan Maria Bordaberry si allea con i militari, chiude il Parlamento e trasloca la democrazia nella dittatura.

Nel 1976, il 24 marzo, In Argentina il generale Jorge Rafael Videla con un colpo di Stato sospese la Costituzione e divenne Presidente della Repubblica Argentina.

Il “Condor”volava in alto e placido controllava. Nixon, Kissinger e la Cia sorridevano.

Durante la velocissima “Guerra dei sei giorni” del 1967, Israele attaccò e sconfisse gli eserciti di Giordania, Egitto e Siria, annettendosi il Sinai, l’altopiano montuoso del Golan, la Cisgiordania e la striscia di Gaza (regione costiera confinante con l’Egitto e Israele).

guerra del Yom Kippur

 

Nel 1973 Anwar Sadat, presidente egiziano, e Basher al-Assad, presidente siriano, consapevoli della grave situazione economica i cui versavano i loro paesi, e in seguito anche alle pressioni subite dai nazionalisti, decisero di riprendersi i territori occupati da Israele durante “La guerra dei sei giorni”.

Il 6 ottobre, giorno dello Yom Kippur, (la festività più solenne della religione ebraica), Egitto e Siria attaccarono Israele che fu colta di sorpresa sebbene il primo ministro Golda Meir fosse stata avvertita di un probabile attacco, ma decise inspiegabilmente di temporeggiare. Il Sinai e le alture del Golan furono occupate con un blitz dagli eserciti di Sadat e Assad. Nei primi giorni, grazie alla moderne armi di produzione sovietica, gli egiziani inflissero grosse perdite all’esercito israeliano. Gli Stati Uniti intervennero fornendo armi altrettanto sofisticate e il generale Ariel Sharon, alla guida dell’esercito israeliano, guidò il contrattacco e in pochi giorni riprese il controllo delle Alture del Golan e quindi riuscì ad entrare in Egitto attraverso il canale di Suez.

Kissinger e Breznev cercarono di raggiungere un accordo per chiudere il conflitto e dopo qualche tensione, il 28 ottobre, Egitto e Israele firmarono il cessate il fuoco. In quei 22 giorni morirono 15mila soldati, di cui 2500 israeliani, e ci furono più di 40mila feriti.

I produttori di petrolio imposero l’embargo nei confronti di alcuni paesi occidentale e degli Stati Uniti, colpevoli di aver aiutato Israele. Anche l’Italia fu vittima della crisi energetica.

Questa è la cronaca riportata da tutti i mezzi di informazione dell’epoca. La storia viene scritta, di solito, da chi ha qualche interesse in merito, ma a volte non corrisponde alla verità. Della guerra dello Yom Kippur esiste anche un’altra versione segreta e leggermente diversa, non tanto nell’epilogo, ma quanto nel prologo.

Israel Shamir è uno scrittore e libero pensatore israeliano di origine russa, che visse in prima persona la Guerra dei sei giorni, essendo stato un paracadutista dell’esercito israeliano. Shamir molti anni dopo entrò in possesso di un documento segreto intitolato “I giochi mediorientali” scritto da Vladimir Vinogradov che fu ambasciatore sovietico al Cairo tra il 1970 e il 1974, e fu anche vice ministro degli Affari Esteri dell’URSS e in seguito Ministro degli Esteri della Federazione Russa. Uomo politico capace non stupido né superficiale, Vinogradov nel documento sosteneva che la guerra del 1973 fu decisa ed architettata a tavolino da Kissinger con l’appoggio, naturalmente, incondizionato degli Stati Uniti, ma anche dell’Egitto e di Israele.

Israel Shamir
Israel Shamir
Vladimir Vinogradov
Vladimir Vinogradov

 

Quando Nasser morì, gli succedette Sadat, che avverso alla dottrina socialista del suo precedessore, imprigionò ed eliminò tutti i politici legati al vecchio presidente. Sadat, figura di scarso rilievo politico, aveva raggiunto il punto più basso della suo prestigio, e una guerra con Israele avrebbe potuto risollevarlo politicamente.

Una guerra che non conducesse essenzialmente ad una vittoria, ma neanche ad una sconfitta. Infatti la strategia sarebbe stata attraversare il Canale ed aspettare l’intervento dell’esercito americano. Gli Stati Uniti approvarono il piano in quanto auspicavano il distacco dell’Egitto dalla protezione dell’Unione Sovietica, ed inoltre vedevano l’opportunità di riconquistare la considerazione politica e strategica persa in Medio Oriente. Il rapporto con Israele sarebbe rimasto immutato, ma la politica aggressiva e violenta di Tel Aviv andava in qualche modo ammorbidita.

Gli Stati Uniti sarebbero intervenuti per sostenere Israele ma in un secondo tempo. Israele avrebbe accettato di subire qualche perdita iniziale, lasciando a Sadat l’iniziativa.

La Siria, ignara dell’accordo, fu la vittima designata del complotto. Damasco fu bombardata, e gli israeliani occuparono massicciamente i confini siriani.

Golda Meir sacrificò gran parte del proprio esercito mandato sul Canale contro l’esercito egiziano.

Il piano ebbe qualche intoppo e non filò liscio. Sadat sottovalutò l’equipaggiamento più moderno sovietico nelle mani del proprio esercito, che poteva contare sul mitragliatore Kalashnikov AK-47, oltre ai missili anticarro Sagger, che superavano in qualità quello in dotazione degli israeliani. Solo l’intervento degli Americani riequilibrò il conflitto. Nel frattempo l’esercito siriano si trovò in difficoltà e Basher al-Assad, chiese il sostegno agli egiziani che rifiutarono. Il presidente siriano si rese conto del tradimento di Sadat.

La mancata avanzata degli egiziani non permise di conquistare l’intero Sinai e non procurò ulteriori perdite agli Israeliani, e l’intervento degli Stati Uniti mise fine al conflitto pilotato. Con il senno di poi si intuisce anche il temporeggiare di Golda Meir quando fu avvertita del probabile attacco di Egitto e Siria.

Gli Stati Uniti tornarono in Medio Oriente e diventarono unici mediatori. Una campagna virulenta fu architettata da Sadat nei confronti dell’Unione Sovietica che venne fortemente screditata. Sadat ottenne il riconoscimento che cercava aumentando decisamente la sua popolarità. Ma non passarono che due anni che Sadat venne ucciso in un attentato. L’embargo petrolifero dei paesi produttori durò fino al 1974.

L’Egitto si avvicinò politicamente ad Israele normalizzando i rapporti. Nel 1979 l’Egitto fu espulsa dalla Lega Araba in seguito al trattato di pace sottoscritto con Israele.

Una strage dimenticata.

Il 17 dicembre 1973. Era una giornata fredda ed umida di pioggia, quella che ti sembra che entri nelle ossa. Alle 12.50 all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, un gruppo di giovani palestinesi provenienti da Madrid, tra i cinque e gli otto, ma non si seppe mai il numero esatto, al controllo dei passaporti estrassero i mitra dai borsoni. (Questo è uno dei punti oscuri del piano terroristico. Come avessero superato il controllo in Spagna, e presentarsi al transito di Fiumicino con le armi.

Molti inquirenti sospettarono una base logistica in Italia, e qualcuno fece anche il nome delle Brigate Rosse. Ciro Strino, un poliziotto, accennò una reazione, ma fu subito ferito da due colpi. Il commando sparò in aria e contro le vetrate e fece prigionieri sei agenti di polizia, quindi uscirono direttamente sulla pista. Due terroristi si diressero verso un aereo della Pan Am diretto a Teheran pronto per il decollo. Raggiunsero la scala poggiata sul fianco dell’aereo e salirono a bordo, e lanciarono due micidiali granate al fosforo. Ventinove passeggeri più una hostess morirono bruciati, diciassette rimasero sfigurati per le ustioni. Il Capitano, i membri dell’equipaggio e gran parte dei passeggeri riuscirono a salvarsi grazie all’uscita di emergenza.

 

Aereo dell Pan Am dopo l'incursione di due terroristi palestinesi
Aereo dell Pan Am dopo l’incursione di due terroristi palestinesi

 

Nel frattempo gli altri terroristi con i sei agenti in ostaggio si diressero verso un Boeing 737 della Lufthansa con solo l’equipaggio a bordo, ma prima di salire sull’aereo fecero fuoco sull’agente di Finanza Antonio Zara di vent’anni uccidendolo. Raggiunti dal resto del commando intimarono al capitano di decollare e di fare rotta per Atene. Erano le 13.30.

L’attacco durò quaranta minuti. Giunti nella capitale greca i palestinesi lasciarono libero l’agente Strino, ferito a Roma, e ormai allo stremo delle forze. Il commando pretese la liberazione di due membri di Settembre Nero, ricevendo un netto rifiuto dalle autorità greche. Venne intavolata una trattativa che durò tutta la notte, e l’irritazione dei terroristi crebbe talmente che decisero di uccidere per rivalsa un ostaggio italiano, Domenico Ippoliti, scaricandolo sulla pista.

L’aereo riprese il volo con destinazione Beirut, ma il governo libanese negò il permesso di atterraggio. I terroristi ebbero la medesima risposta anche dal governo cipriota. Damasco concesse l’atterraggio solo ed esclusivamente per il rifornimento di carburante. L’aereo si diresse verso Kuwait City atterrando ugualmente sebbene il governo kuwaitiano avesse negato il permesso. Iniziò una trattativa che si concluse con la liberazione di tutti i passeggeri in cambio della garanzia della libertà per i palestinesi che furono accolti come eroi. (sic) La richiesta di estradizione dei terroristi inoltrata dal governo italiano venne rigettata.

L’attacco terroristico si concluse con la morte di trentadue persone di cui sei italiani. I terroristi furono trasferiti in Egitto, dove Sadat si limitò a consegnarli all’Olp. Di loro si persero completamente le tracce. A Fiumicino si compì il più grave attacco terroristico d’Europa. Soltanto sette anni dopo, nel 1980 a Bologna sarebbe avvenuto una strage ancora più terribile.

Forti polemiche accesero il dibattito in Parlamento, perché in quegli anni ci furono grandi sospetti per un presunto accordo tra il governo italiano e i terroristi arabi, secondo il quale avrebbero potuto circolare liberamente con tutte le armi in cambio di una promessa di non effettuare attacchi in Italia. Era il così detto “Lodo Moro”. Lo stesso politico, caduto sotto i colpi dei brigatisti, in una delle sue lettere dalla prigionia ammise la liberazione di parecchi palestinesi detenuti pur di evitare le rappresaglie. Sembra anche il lodo escludesse gli obiettivi sia americani che israeliani presenti in Italia. Quindi spiegherebbe l’attacco a Fiumicino.

Esiste anche un’altra ipotesi che chiama in causa la Libia. La stampa inglese e in seguito anche il colonnello del Sid, Stefano Giovannone, avanzarono forti sospetti sulla responsabilità di Gheddafi che all’epoca finanziava il terrorismo internazionale. In Italia, ma non solo, si stava vivendo una crisi energetica dovuta anche in seguito alla guerra del Kippur. Erano i giorni delle targhe alterne e le domeniche a piedi. L’ENI trattava in segreto un accordo per il petrolio con l’Arabia escludendo quello libico. Questo avrebbe spinto Gheddafi a compiere l’attacco come rappresaglia nei confronti dell’Italia.

Una strage dimenticata, e solo nel 2012 si pensò di dedicare una piazza di fronte all’aeroporto alle “Vittime della strage di Fiumicino”.

Premi Nobel nel 1973:

Per la medicina a Karl von Frisch, Konrad Lorenz, Nikolaas Timbergen

Per la pace: il vietnamita Le Duc Tho che rifiutò il premio asserendo che in Vietnam non c’era ancora la pace, e Henry Kissinger (sic)

Nel 1973 morirono:

Pablo Picasso, Pablo Neruda, Anna Magnani, John Ford, Bruce Lee e Abebe Bikila. L’atleta etiope vinse la maratona olimpica di Roma nel 1960, correndo senza scarpe, e la maratona di Tokio quattro anni dopo. E’ stato il primo atleta africano a vincere una medaglia d’oro ai giochi olimpici.

 

Olimpiadi di Roma 1960 Abebe Bikila
Olimpiadi di Roma 1960 Abebe Bikila

Il campionato di calcio venne vinto dalla Juventus che superò il Milan di un punto e la sorprendente neopromossa Lazio di due punti. I romani erano allenati da Tommaso Maestrelli e poterono contare per questa straordinaria impresa sui gol di Giorgio Chinaglia.

Juventus 1972-73
Juventus 1972-73

In serie B retrocessero: Atalanta, Palermo e Ternana.

La classifica dei goleador vide al primo posto tre giocatori a pari merito. Paolo Pulici del Torino, Gianni Rivera del Milan e Giuseppe Savoldi del Bologna con 17 reti.

La coppa dei Campioni venne vinta dagli olandesi dell’Ajax, che il 30 maggio a Belgrado sconfisse la Juventus con un gol di Rep. Il tedesco Gerd Muller, del Bayern Monaco, vinse la classifica dei cannonieri segnando 12 reti.

La seconda edizione della Coppa Uefa vide in finale affrontarsi Il Liverpool e il Borussia di Monchengladbach. Gli inglesi vinsero per 3-0 la gara di andata con una doppietta di Keegan e un gol di Lloyd. Al ritorno prevalsero i tedeschi per 2-0 con 2 gol di Japp Heynckes, ma il Liverpool si aggiudicò la Coppa per aver fatto un gol in più. Heynckes con l’olandese, del Twente, Jan Jeuring risultò il migliore realizzatore del torneo con 12 reti.

La Coppe delle Coppe fu vinta dal Milan, che il 16 maggio sul campo del Salonicco superò per 1-0, grazie ad un gol di Chiarugi, gli inglesi del Leeds Utd. La partita fu aspramente contestata dagli inglesi per l’arbitraggio del greco Christos Michas che favorì la squadra italiana con decisioni molto discutibili.

La quattordicesima edizione della Coppa Intercontinentale si giocò il 28 novembre. Gli olandesi dell’Ayax avrebbero dovuto affrontare gli argentini dell’Independiente, ma rinunciarono per motivi apparentemente economici. Fu la Juventus, finalista contro la squadra olandese a prenderne il posto. La partita si giocò in gara unica allo stadio Olimpico di Roma. Gli argentini subirono il gioco della squadra italiana per tutta la partita, difendendosi strenuamente. La fortuna non aiutò la Juventus che colpì due traverse e sbagliò anche un rigore con Cuccureddu. Nell’unica azione degna di nota, gli argentini, a dieci minuti dal termine, segnarono con un pallonetto di Bochini e si portarono a casa l’ambita Coppa.

Il giro d’Italia di ciclismo fu vinto, come al solito, da Eddy Merckx davanti all’eterno secondo Felice Gimondi, mentre Giovanni Battaglin arrivò terzo.

Nel Tour de France vinse lo spagnolo Luis Ocana davanti al francese Bernard Thevenet. Terzo si classificò lo spagnolo Josè Manuel Fuente.

La coppa del mondo di sci uomini vide l’italiano Gustav Thoni vincere la Coppa di Cristallo nella classifica generale e nello slalom speciale. Lo svizzero Roland Collombin s’impose nella discesa libera, e l’austriaco Hansi Hinterseen nello slalom gigante.

Nella competizione femminile ci fu la vittoria dell’austriaca Annemarie Moser Proll nella classifica generale e nella discesa libera, l’altra austriaca Monika Kaserer nello slalom gigante, e la francese Patricia Emonet nello slalom speciale.

A Wimbledon s’impose il cecoslovacco Jan Kodes nel singolare maschile, e l’americana Billie Jean King in quello femminile. L’americana vinse anche nel doppio con l’altra americana Rosemary Casals e nel doppio misto con l’australiano Owen Davidson. Il doppio maschile fu vinto dall’americano Jimmy Connors con il rumeno Ilie Nastase.

Billie Jean King
Billie Jean King

L’8 dicembre andò in onda la prima puntata del programma sportivo “Dribbling”.

Al cinema uscirono:

L’esorcista di William Friedkin, Amarcord di Federico Fellini, Jesus Christ Superstar di Norma Jewison, La Stangata di George Roy Hill, American Graffiti di George Lucas, Mean Street di Martin Scorsese, Serpico di Sidney Lumet, Ludwig di Luchino Visconti, Pat Garrett e Billy The Kid di Sam Peckinpah, Scene da un matrimonio e Sussurri e grida di Ingmar Bergman, La grande abbuffata di Marco Ferreri.

 

Lucio Battisti fece uscire due Lp che occuparono i primi posti della classifica di vendita: Il mio canto libero e Il nostro caro angelo. Al terzo posto si piazzarono i Pink Floyd con The Dark Side of The Moon.

Tra i singoli, oltre al citato Battisti con:

La collina dei ciliegi, Il mio canto libero e Il nostro caro angelo,

Claudio Baglioni con: Amore bello e Questo piccolo grande amore,

Patti Pravo con Pazza idea, Gli alunni del sole con…e mi manchi tanto,

Massimo Ranieri con Erba di casa mia, I Pooh con Io e te per altri giorni e Infiniti noi, Mina con Eccomi, Marcella con Io domani e Un sorriso e poi perdonami, Mia Martini con Minuetto, i Camaleonti con Perché ti amo, Edoardo Bennato con un giorno credi e Francesco De Gregori con Alice. Fra gli hit stranieri Elton John con Crocodile rock e Daniel, i Pink Floyd con molti singoli tratti dal loro album, Artie Kaplan con Harmony, i Today’s People con He, Don McLean con Vincent,Timmy Thomas con Why can’t we live together, Carly Simon con You’re so vain, Stevie Wonder con Superstition, The Eagles con Tequila Sunrise, Lobo con I’do love you want me e Gilber O’Sullivan Get Down.

In ambito progressive nel 1973 i Pink Floyd fecero uscire “The Dark Side of The Moon”, gli Emerson Lake and Palmer “Brain Salad Surgery”, i Genesis “Selling England by The Pound”, i Gentle Giant “Octopus” e “In A Glass House”, i Jethro Tull “A Passion Play”, i King Crimson “Lark’s Tongues in Aspic”, gli Yes “Yessong”, Rick Wakeman (tastierista degli Yes) “The Six Wives of Henry VIII”.

Anche in Italia ormai il progressive incominciava a prendere piede e oltre ai precursori conosciuti nacquero numerose formazioni con la voglia di sperimentare e di comporre ottima musica reggendo benissimo il confronto con gli inglesi, anche componendo album concept.

Premiata forneria marconi con Photos of ghosts, Banco del mutuo soccorso con Io sono nato libero, Franco Battiato con Pollution e Sulle corde di Aries, i Garybaldi con Astrolabio, i Jumbo co Vietato ai minori di 18 anni?, le Orme con Felona e Sorona, gli Osanna con Palepoli, Perigeo con Abbiamo tutti un blues da piangere, Acqua fragile con il disco omonimo, Rovescio della medaglia con Contaminazione, Alan Sorrenti con Come un vecchio incensiere all’alba di un villaggio deserto.

Osanna
Osanna

 

Alberto Zanini

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