La lobotomia – Rapido Excursus di Teresa Breviglieri

LOBOTOMIAIl significato esatto della parola “Lobotomia” è chiaro. Si tratta di una procedura chirurgica detta anche leucotomia prefrontale, che consiste nel sezionare le connessioni nervose della corteccia prefrontale, la parte anteriore dei lobi frontali del cervello, ritenuta l’area che è coinvolta nel comportamento emozionale, nella motivazione, e nell’attribuzione di valore alle cose, persone, eventi, nella valutazione del rischio e nel comportamento sociale. Questa procedura, fu inventata a seguito di un lavoro di un team di medici internazionali, nel periodo che partiva da fine 1800 sino alla metà degli anni ’30. La lobotomia, era una pratica che era utilizzata proprio per curare moltissimi disturbi della psiche come la schizofrenia, o l’epilessia, ma anche la depressione o gli istinti suicidi. Quando il paziente veniva “lobotomizzato”, si assisteva ad un cambiamento radicale dello stesso che diventava però una sorta di vegetale dato che non era più in grado di reagire agli stimoli. La scoperta di questa pratica, avvenne in modo casuale da Friereich Golz, che alla fine del 1800, danneggiò in modo casuale i lobi temporali dei suoi cani per scoprire subito dopo che diventavano molto docili e perdevano la loro naturale aggressività. Nel 1895, Gottlieb Burkhardt, allora direttore di un ospedale psichiatrico in Svizzera, operò sei pazienti giudicati incurabili con il primo intervento di PsicoChirurgia della storia. I pazienti erano quattro uomini e due donne, ma uno di loro morì nel corso dell’intervento e un altro dieci giorni dopo in un fiume, ma i quattro che sopravvissero, cambiarono radicalmente carattere, diventando più docili e calmi. Nel 1889, il dottore in questione, durante la presentazione del suo lavoro a Berlino, sostenne che la percentuale di successo degli interventi era del 50%, ma venne molto criticato dagli altri luminari partecipanti al congresso e fu accusati di utilizzare metodi barbari per curare le malattie mentali. Da quel momento fino ad arrivare al 1936, ci furono molti altri tentativi di interventi al cervello per combattere alcune malattie gravi della psiche e fu il dottor Antònio Egas Moniz dell’Università di Lisbona ad operare per primo con uno strumento da lui creato per dividere la materia bianca nel cervello. Questo dopo aver assistito al congresso di chirurgia del 1936 appunto, dove venivano effettuati esperimenti di lobotomia su dei poveri scimpanzè che venivano trasformati nei primi casi di zombie animali. La procedura, consisteva nel praticare dei fori nel cranio del paziente per accedere al cervello, dove venivano tagliate le fibre nervose che collegavano la corteccia frontale e prefrontale del talamo. E il dottor Moniz appunto, già dal giorno dopo aver assistito a questi eventi, senza avere alcun permesso, iniziò la procedura su uomini e donne del manicomio di Lisbona, senza chiedere alcun permesso. A quei tempi, la procedura ebbe un grandissimo successo soprattutto sulle donne ricoverate che diventavano improvvisamente tranquille, anche se in realtà diventavano dei vegetali. Il dottor Moniz, nel 1949, ricevette il premio Noberl della medicina per aver scoperto questo sistema atto a gestire tutte le persone difficili o aggressive che poi in realtà riduceva a zombie. Nel frattempo, ed esattamente nel 1945, il successore di Moniz, tale Walter Freeman, con l’aiuto del collega Watts, inventò una tecnica che permetteva di effettuare la lobotomia senza devastare l’intero cranio passando attraverso le orbite degli occhi con una sorta di punteruoli chiamati “rompighiaccio”. Una tecnica rapida e veloce che veniva effettuata in ambulatorio senza bisogno di ricovero. E questa scoperta fece in modo che Freeman girasse per tutti gli States, su un’auto detta “Lobotomobile”, spiegando e raccontando a tutti come operava e secondo lui guariva i cervelli malati. Il sedicente dottore, guariva tutti, donne, uomini, bambini che avevano comportamenti anomali, trasformandoli a detta sua in persone normali; ma la verità è che queste persone diventavano dei veri e propri vegetali e nella maggioranza dei casi, restavano per sempre allettati, o costretti a vivere su una sedia a rotelle. Questa amara sorte, toccò anche alla sorella del presidente J.F Kennedy che si chiamava Rosemary; all’epoca aveva ventitrè anni ed era la classica ragazza ribelle, ma anche con una condotta sessuale discutibile e tutto questo aveva una scusante. La ragazza era considerata ritardata, ma in realtà era solamente dislessica; vero è che con quella scusa, fu portata da Freeman e sottoposta a lobotomia. Ma per forza di cose, dopo l’operazione, fu ridotta a vivere su una sedia a rotelle, completamente in stato vegetativo ed incapace di capire quello che accadeva intorno a lei. Considerata una vergogna prima e dopo l’operazione, fu nascosta per il resto dei suoi giorni in un ospedale sconosciuto, perchè nessuno sapesse quali erano le sue condizioni. La pratica della lobotomia, in poco tempo, venne esportata in tutto il mondo. Basti pensare che nel 1951 solo negli States, vennero praticate oltre 20.000 lobotomie. Fortunatamente, alla fine degli anni ’50, la lobotomia iniziò ad essere considerata una operazione barbara dalla comunità scientifica e negli anni ’70, cadde totalmente in disuso. Per fare un sunto della situazione vi darò un po’ di numeri. Negli Stati Uniti, furono operate circa 40.000 persone. In Inghilterra circa 17.000. in Norvegia, Finlandia e Svezia, furono operate circa 9.300 persone. Molte voci, si sono inalberate per tentare di rescindere il premio Nobel assegnato a Moniz, ma la Fondazione del premio, ha rifiutato di agire e ha continuato a diffondere un articolo che difende i risultati della macabra procedura. Ma nel frattempo, il dottor Moniz, fu ucciso da un suo paziente probabilmente non lobotomizzato a dovere, che gli sparò nella schiena, e Freeman perse la licenza di operare quando uccise un paziente con un colpo di “scalpello” troppo potente. A tutt’oggi, esistono farmaci inibitori che sono una sorta di lobotomia, ma fortunatamente non irreversibile. Questi farmaci, calmano la psiche di pazienti mentalmente instabili, rendendoli apatici e senza forze, ma fortunatamente vengono utilizzati in casi estremi e anche non di frequente, in quanto i medici, cercano sempre altri modi meno destabilizzanti per aiutare un paziente con evidenti problemi psichici.

Teresa Breviglieri

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