Le streghe di Atripalda – Intervista con Teodoro Lorenzo

Teodoro Lorenzo, nasce il 4 marzo 1962 a Torino. La sua gioventù è stata occupata dal calcio. Ha giocato fino ai 27 anni. Poi laureato in Giurisprudenza diventa avvocato, professione che esercita tutt’ora. Le sue due vite, si intersecano con la scrittura. Teodoro Lorenzo, oggi scrive di sport, rievocando esperienze ed emozioni del suo passato. Nel 2009, la casa editrice Bradipolibri, pubblica il suo primo romanzo intitolato “Saluti da Buenos Aires”, composta da 14 racconti per 14 diverse discipline sportive. E nel 2017, pubblica “Le streghe di Atripalda” che comprende altre 14 discipline sportive. In tutto diventano 28; una sorta di summa sportiva. Una Olimpiade a livello letterario.

Teodoro

Ma ora andiamo a conoscerlo meglio con una breve chiacchierata.

D. Ciao Lorenzo e grazie per aver accettato di partecipare a questa intervista. Inizio subito, chiedendoti da cosa nasce la tua passione per la scrittura?

Non ho scritto per passione. La scrittura è stata una introspezione psicologica, uno scavare dentro me stesso. Mi è servita per capirmi di più. Ho ancora lati oscuri, credo che scriverò ancora qualcosa, ma quando l’istanza si farà pressante.

D. Ora parliamo del tuo libro, “Le Streghe di Atripalda”che è composto da 14 racconti incentrati sullo sport. Ci spieghi l’origine del titolo che dà anche il nome ad uno dei racconti?

Dare il titolo ad un libro è una faccenda complicata. Insieme alla copertina è il suo biglietto da visita. Deve essere quindi accattivante e suggestivo, dire qualcosa ma non troppo, evocare più che spiegare. Tra i miei ultimi 14 racconti, “Le streghe di Atripalda”, mi è sembrato quello che si addicesse di più a questa descrizione.

D. Il tuo libro è un prosieguo di “Saluti da Buenos Aires”. Cosa ti ha spinto a continuare a scrivere racconti incentrati sullo sport?

Avevo ancora qualcosa di inespresso, qualcosa ancora da spiegarmi. Aggiungo anche una sorta di sfida intellettuale, volevo mettermi alla prova, scrivendo di quegli sport che non avevo preso in considerazione in “Saluti da Buenos Aires”.

D. Leggendo “Le Streghe di Atripalda”, sono rimasta molto colpita dalle vicende che prendono il cuore: secondo te, lo sport può cambiare l’esistenza di una persona?

Per i campioni sì. Vincere una competizione importante ti cambia la vita; pensiamo ad una Olimpiade. Per le persone normali, che praticano lo sport ad un livello più basso sicuramente no. Non la cambiano ma la plasmano, la indirizzano, la regolano ed è questo alla fine ciò che conta.

D. So che sei un ex calciatore; al momento ti dedichi a qualche sport nonostante i tuoi attuali impegni di lavoro?

Rimango affezionato al calcio. Non mi piace più guardarlo ma mi piace sempre giocarlo, mi fa sentire bambino. Certo le ginocchia fanno male, mi ricordano che bambino non lo sono più da molto, ma quando vedo rimbalzare un pallone, continua a prendermi una gioia infantile.

D. I tuoi racconti sono molto “sentiti. Quanto c’è di te nel tuo libro?

C’è tutto di me, ogni racconto è un pezzo di me, ma ce n’è uno a cui sono particolarmente legato, che mi emoziona sempre quando lo leggo. E lo rileggo spesso. È “Lettera a Maria”. Si parla di mia figlia e di mia madre, che ho perso di recente.

D. Al momento attuale, stai scrivendo un altro libro?

No, per adesso no ma sto ascoltando il mio cuore e sento che sta salendo qualcosa che devo scoprire e quindi raccontare.

D. Ed ora la domanda che facciamo a tutti i nostri autori. Hai un libro da consigliarci?

Leggete Primo Levi, un maestro della penna. Sicuramente “Se questo è un uomo”, ma il libro che vi consiglio è “Il sistema periodico. Vi stupirà.

Grazie a Teodoro Lorenzo per le sue risposte e la sua disponibilità

Teresa Breviglieri

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