Revolution: Records and Rebels 1966-1970 dai Beatles a Woodstock.

Revolution: Records and Rebels 1966-1970 dai Beatles a Woodstock.

Alla Fabbrica del Vapore di Milano dal 2 dicembre al 4 aprile 2018

 

Revolution. Musica e ribelli 1966-1970
Dalla Londra dei Beatles a Woodstock è una mostra sulle storie, i protagonisti e gli oggetti di quel breve, densissimo periodo tra il 1966 e il 1970 che cambia per sempre le vite di quella generazione e, a cascata, quelle di tutti noi.

Il clima sociale e culturale dell’epoca viene qui rappresentato da oltre 500 fra oggetti di moda, design, film e canzoni, in un percorso esperienziale dove il visitatore viene travolto dall’atmosfera e dalla musica del momento anche grazie a un innovativo e sofisticato sistema audioguide Sennheiser.

Rivoluzione è l’idea che scoprire le gambe sia il punto di partenza per scoprire le nostre ipocrisie, e lasciare che ognuno possa vivere la vita che vuole nel segno del sesso che desidera; che il colore della pelle sia meno importante delle parole che offendono la nostra dignità, di qualunque colore siano; che la tecnologia ha senso solamente se fa rima con democrazia; che la musica sia una voce, un grido, un manifesto e infine un mezzo per cambiare quello che non va bene perché non fa del bene al nostro vivere collettivo. Che un disco che gira sia in realtà un ufo che trasporta la coscienza e la conoscenza tra le persone e persino tra le generazioni. Revolution è un’idea che nasce quasi contemporaneamente in differenti parti del mondo, ma che certamente trova i suoi poli generativi nella Londra che presto diventa Swinging London, e nella West Coast libertaria e pacifista di San Francisco, passando anche attraverso un’Italia liberata e ricostruita che finalmente pensa al futuro.

I TEMI

L’itinerario della Mostra ripercorre gli ambiti in cui le rivoluzioni di quegli anni ebbero luogo: la moda, la musica, le droghe, i locali e la controcultura; i diritti umani e le proteste di strada; il consumismo; i festival; le comunità alternative. Da Carnaby Street a Londra agli hippy di Haight-Ashbury, dall’innovazione tecnologica della Bay Area alle proteste del maggio francese, dalle comuni sparse in tutta l’America ai festival di Woodstock e dell’Isola di Wight.

SWINGING LONDON 1966

We all want to change the world

Immagina di arrivare a Londra e diventare un altro.

Un “terremoto giovanile” nel mondo della musica, della moda, dei media e dell’arte crea una rivoluzione nell’identità delle nuove generazioni. L’incremento demografico dovuto al baby-boom e il concomitante aumento dei redditi apre nuove destinazioni per i giovani, comprese boutique e centri d’arte. Londra è l’epicentro dello stile, che per la prima volta non è riservato soltanto ai ricchi e alle ragazze. Musica e moda sono strettamente collegate, perché l’abbigliamento è trasformato dalle nuove idee che emergono nella scena pop londinese.

Sulla scia della Beatlemania, la musica si evolve: il pop rompe con il vecchio mondo dell’intrattenimento e, in un fertile scambio di influenze con gli Stati Uniti, riflette le trasformazioni in atto. Dalla produzione dei singoli, l’interesse si sposta sulle maggiori possibilità creative dell’LP.

Il clima di quegli anni è evocato fedelmente in Blow-Up, film realizzato nel 1966 da Michelangelo Antonioni che oppone il fascino e il successo alle angosce esistenziali del protagonista, alla ricerca di un senso più profondo.

CLUB E CONTROCULTURA

You better free your mind instead

Immagina che tutti siano in contatto e vedano il mondo in modo diverso.

L’LSD ha un ruolo centrale nel creare una “rivoluzione della mente” perché apre la testa a nuove esperienze e trasforma la visione delle cose. Insieme agli “head shops” che vendono articoli legati alle droghe, locali come il celebre UFO Club in Tottenham Court Road a Londra facilitano la diffusione di idee, musica, pubblicazioni radicali e sostanze stupefacenti. L’uso dell’LSD fu legale fino alla fine del 1966.

Janis Joplin

La diffusione di eventi legati alla controcultura si accompagna allo sviluppo della stampa alternativa: nascono numerose riviste, tra cui “IT” (International Times), “Black Dwarf” e “OZ”. La BBC finisce per cedere alle richieste del pubblico e affida a DJ di radio pirata come John Peel la conduzione di alcuni programmi.

Insieme a New York, la California diventa il centro della controcultura americana, dando avvio a quella che sarebbe diventata la Summer of Love.

VOCI DI DISSENSO 1968

But when you talk about destruction

Immagina studenti così arrabbiati da voler rovesciare il governo.

Raggiunta la maggiore età, i baby boomer si rendono conto che molte delle cose che danno per scontate, come il benessere, la libertà e l’uguaglianza, ad altri sono negate. Soprattutto gli studenti, in parte stimolati dal movimento per i diritti civili, esprimono solidarietà per cause da un continente all’altro. L’opposizione al crescente coinvolgimento delle forze armate statunitensi in Vietnam diventa un fronte comune.

In Occidente i giovani si mobilitano contro l’ingiustizia e la guerra, balzando agli onori delle cronache e conquistando il sostegno di più ampi strati di popolazione. Le tattiche non violente adottate in una prima fase – come manifestazioni, conferenze, boicottaggi economici e “happening” – sfociano sempre più spesso in atti di protesta più estremi.

‘Harlem Peace March (New York City, 1967)’, 1967 Builder Levy © Victoria and Albert Museum

Sentendosi minacciata da questa forza di mobilitazione composta perlopiù da giovani bianchi della classe media, la polizia reagisce spesso con forza e brutalità, esacerbando le tensioni e aizzando l’opinione pubblica. Sul finire del decennio, altri movimenti come il femminismo, l’ambientalismo e la battaglia per i diritti degli omosessuali, diventeranno mainstream.

ESPOSIZIONI UNIVERSALI E CONSUMISMO

You asked me for a contribution

Immagina dei giovani in grado di acquistare una casa che i genitori si sarebbero sognati e di scegliere contenuti originali e non di seconda mano.

Il rapido aumento della ricchezza personale, la disponibilità di credito e il lancio della prima credit card nel Regno Unito nel 1966 determinano una rivoluzione nei consumi. Il design e la tecnologia prosperano e sono oggetto di esposizioni universali che accolgono un incredibile numero di visitatori: 50 milioni a Montreal nel 1967 e 64 milioni a Osaka nel 1970. La TV con le sue cronache in tempo reale di eventi come la guerra del Vietnam e lo sbarco sulla Luna portano temi di rilevanza mondiale nelle case della gente, mentre sempre più persone hanno la possibilità di viaggiare per piacere.

L’industria della pubblicità esplode e i detrattori del consumismo si chiedono se il potere dei consumatori non sia in realtà uno strumento di potere politico e un contentino per le masse.

RADUNI E FESTIVAL

Don’t you know it’s gonna be alright

Immagina di scappare da una cittadina di provincia e unirti ad altri 400.000 giovani per un weekend di musica e sballo.

Alla fine degli anni sessanta, i festival diventano un modo rivoluzionario di riunirsi e offrono la possibilità di sperimentare un progetto di società permissiva, comunitaria e liberale. Il pubblico, essenzialmente composto di bianchi della classe media, vive in prima persona aspetti della controcultura, dal cibo vegetariano alla lettura dei tarocchi e al naturismo (spogliarsi è considerato un atto politico di libertà e accettazione).

Il Festival di Woodstock del 1969, a cui partecipano inaspettatamente ben 450.000 persone, è entrato nel mito come uno degli eventi clou degli anni sessanta. L’acceso dibattito sull’opportunità di rendere questi festival a pagamento spinge a chiedersi se il mondo degli affari non stia mettendo le mani su alcuni aspetti della controcultura.

Che si tratti di forme di utopia o di evasione, i festival restano una delle eredità della cultura anni sessanta, dal Burning Man in Nevada a Glastonbury, nato 46 anni fa.

COMUNI E WEST COAST 1970

You Say You’ll Change the Constitution

Immagina di rinunciare alla modernità e alla competizione per creare una nuova comunità in campagna.

Migliaia di americani lasciano le città per fondare comunità alternative. Oltre al desiderio di contatto con la natura, queste persone condividono i timori della controcultura per il consumismo, i fallimenti del governo, la guerra del Vietnam e le minacce ambientali.

Nel 1968 Stewart Brand crea il Whole Earth Catalog, che rispecchia perfettamente e contribuisce a diffondere lo spirito pionieristico di uno stile di vita in armonia con l’ambiente e improntato allo scambio. L’immagine di copertina della “‘Whole Earth” è un potente simbolo del destino comune dell’uomo.

L’idea evocata nel Catalog di un sistema di conoscenze generato dagli utenti e fondato sullo scambio è condivisa dai pionieri dell’informatica nella Silicon Valley. Anche loro cercano modi per mettere in relazione le persone di tutto il mondo attraverso la tecnologia. Mentre poche comuni sopravvivono alle recessioni degli anni settanta, nel 1976 Steve Jobs e Steve Wozniak lanciano una nuova impresa dal loro garage: la Apple Inc.

IMAGINE – IMMAGINA

Don’t you know that you can count me in/out

Gli anni sessanta suscitano ancora dibattiti infuocati. Per molti, quello che ebbe luogo tra il 1966 e il 1970 fu un cambio di atteggiamento, una “rivoluzione della mente”. La gente non si rimetteva più al giudizio delle autorità, ma ragionava sempre di più con la propria testa e credeva nelle possibilità del progresso.

Multiculturalismo, femminismo, diritti degli omosessuali, comuni e ambientalismo, derivano tutti dall’idealismo degli anni sessanta. L’informatica, che ha rivoluzionato l’epoca in cui viviamo, è nata dal desiderio di condividere conoscenze e creare comunità alternative che animava gli hippie, ma ha anche generato una cultura del controllo e il dark web. Allo stesso modo, l’ambientalismo ha forse affrontato i problemi degli anni sessanta, ma non ha risolto lo stato di precarietà del pianeta. Quanto alla libertà assoluta dell’individuo, ideale prioritario nell’Occidente di oggi, è vero che ha aperto la strada al crollo del comunismo, ma non ha anche segnato il passaggio inesorabile da una cultura del “noi” a quella dell”’io”? E intanto non abbiamo perso la fiducia nel nostro potere di plasmare il mondo?

Negli anni sessanta la gente non ha soltanto immaginato di creare un futuro migliore, ma si è assunta la responsabilità di costruirlo.

Immagina…

ORARI

  • Lunedì: 15:00 – 20:00
    Giovedì: 10:00 – 22:00
    Martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica: 10:00 – 20:00
    Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura
  • Aperture straordinarie
    7, 8, 26 dicembre: 10.00 – 20.00
    24 e 31 dicembre: 10.00 – 14.30
    25 dicembre e 1 gennaio: 15.00 – 20.00
    2 gennaio, 1 aprile: 10.00- 20.00
  • BIGLIETTI

    • Intero: € 16,00 (prevendita € 2,00)
    • Ridotto: € 14,00 (prevendita € 2,00)
      visitatori oltre i 65 anni, visitatori da 15 a 26 anni, portatori di handicap, insegnanti, accompagnatori dei dipendenti del Comune di Milano, giornalisti con tesserino dell’Ordine dei giornalisti in regola per l’anno in corso, possessori Carta Club Skira
    • Ridotto Bambino: € 10,00
      Visitatori dai 6 ai 13 anni.
    • Gratuito: € 0,00
      minori di 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, due accompagnatori per ogni gruppo scolastico, un accompagnatore per disabile che presenti necessità, giornalisti accreditati dall’Ufficio Stampa della Mostra.
    • SEDE

      FABBRICA DEL VAPORE
      Via Cesare Procaccini, 4 – 20154 Milano

FONTE www.mostrarevolution.it/

 

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