Cristo velato e Raimondo di Sangro massone e alchimista

Una scultura inimitabile, un capolavoro che sbalordisce ogni volta che lo si osserva, creato dall’immensa destrezza di Giuseppe San Martino: il Cristo velato.

Nel cuore del centro storico di Napoli si nasconde un gioiello del patrimonio artistico, una delle opere più suggestive e misteriose dell’arte scultorea di tutta Europa: il Cristo velato realizzato nel 1753. Stupefacente perla dell’arte barocca.

La scultura viene commissionata da Raimondo di Sangro, settimo principe di San Severo per il mausoleo di famiglia. La cappella San Severo, nota anche con il nome di “Santa Maria della Pietà del Sangro” o ancora “Pietatella”, che oggi si trova in via Francesco de Sanctis al numero 19.

Poco lontano si trova la casa del Principe ossia palazzo Sangro.

Raimondo de Sangro frequenta le scuole dei gesuiti, si appassiona allo studio in particolare diviene inventore e alchimista. si dice che possa esser stato maestro di Cagliostro. Il principe era anche massone, ma una volta scoperta la sua appartenenza all’Ordine, di cui fu anche Gran Maestro, il papa lo condanna. Lui allora decide di abiurare la massoneria, attirando su di se le ire dei confratelli.

La cappella San Severo è costituita da un’unica navata centrale, a base rettangolare con otto cappelle laterali (simmetricamente quattro per lato). Sul lato destro c’è una porta che permette di accedere ai sotterranei in cui in una stanza ellittica troviamo la tomba del principe Raimondo. Il pavimento della stanza è realizzato con un mosaico in bianco e nero raffigurante un labirinto.
Croci gammate si alternano a quadrati concentrici, il tutto fatto da un unica linea bianca continua senza interruzioni. Nel 1889 ci fu un crollo che danneggiò irrimediabilmente il pavimento, lasciando a noi solo poche tracce.

Come abbiamo detto il Principe era un massone e il labirinto sul pavimento che ospita la sua tomba ne è la conferma. Il labirinto è infatti il simbolo per eccellenza del percorso iniziatico.

La cappella di San Severo è ricca di opere d’arte, di cui noi, per ora, approfondiremo solo l’opera del Cristo velato, ma tutte le quelle presenti unitamente alle pitture meriterebbero la nostra attenzione.

L’opera di cui parliamo si trova attualmente al centro della cappella tra due altari quello di Santo Odorisio e di Santa Rosalia.

Nonostante sembri impossibile, è realizzata unicamente di marmo, ma la mano dell’artista è stata così abile da farla apparire liquida allo sguardo dei visitatori. E’ un’opera di bellezza inestimabile che non ha eguali nel territorio mondiale.

L’opera venne eseguita da Giuseppe San Martino, un artigiano di Napoli conosciuto dai più come costruttore di statuine per il presepe. Come abbiamo detto l’incarico gli viene affidato direttamente dal Principe di Sangro.

Un documento del 16 dicembre 1752 salvato nell’archivio del Banco di Napoli recita:

“Realizzerete una statua di marmo scolpita a grandezza naturale rappresentante Nostro Signore Gesù Cristo morto, coperto da un sudario trasparente realizzato dallo stesso blocco di marmo della statua.” Veniva dato in acconto all’artista un assegno da 50 ducati.

Il corpo poggia su un materasso delle fattezze dell’epoca, dove l’artista non trascura di far apparire la compressione data dal peso del Cristo morto.

La testa è appena reclinata da un lato ed è appoggiata su due cuscini di gusto neoclassico, permettendo a tutta la figura una leggera inclinazione.Ai piedi del Cristo troviamo la corona di spine e i chiodi.

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I bordi del sudario sono ricamati minuziosamente, al punto da sembrare stoffa.

Il tutto è poggiato su un drappo di porfido che scende ai lati raccordato da una fascia frangiata verso il pavimento.

La struttura può ricordare il Cristo morto dipinto da Andrea Mantegna ma è un parallelismo inutile perché sono due stili assolutamente non confrontabili trattandosi uno di scultura e l’altro di pittura.

Se vogliamo cimentarci in un parallelismo tra le stesse arti, possiamo pensare all’Estasi mistica del Bernini.

La magia dell’opera sta tutta nel velo che in trasparenza copre il corpo.

Il sudario che avvolge Cristo con le sue increspature non richiama minimamente al marmo con la sua freddezza e rigidità, anche se è il marmo il solo materiale di cui è costituita l’opera.

L’effetto che da il velo appare ancor oggi impossibile in quanto il velo di marmo dovrebbe coprire la figura sottostante, impedendoci di vederla, invece il velo di marmo mette in risalto l’immagine che ricopre.

Ogni dettaglio viene esaltato dal tessuto impalpabile.

Il velo separa Cristo dal mondo dei vivi ma se guardiamo con attenzione le narici vediamo che il velo è respirato, segno che sta per avvenire la resurrezione.

La perfezione formale del velo ha alimentato nei secoli la leggenda secondo la quale sia stato Raimondo di Sangro, grazie alle sue doti di alchimista, a pietrificare un vero drappo di seta, così da dar vita ad un’opera straordinaria. Al punto che lo scrittore argentino

Héctor Bianciotti, dopo esser stato in visita alla cappella di San Severo, dichiarò di esser stato vittima della sindrome di Sthendal una volta visto Il Cristo velato.

Il mistero di quest’opera e l’alone esoterico che avvolge il Principe Raimondo di Sangro massone ed alchimista hanno fatto nascere attorno alla cappella e alle sue statue molte leggende.

Si dice che la chiesa riproduca un percorso iniziatico dove ogni scultura rappresenti le diverse tappe di un cammino dalle tenebre alla luce, ma per spiegarlo meglio bisognerebbe prendere in esame ogni minimo dettaglio di ogni singola statua.

Al momento vi invitiamo ad andare a vedere di persona questa assoluta meraviglia dell’arte che è stupefacente anche così, senza voler ricercare oltre a ciò che appare agli occhi. Successivamente, per i più curiosi, sarà utile avvicinarsi alla figura del Principe Raimondo, per poi iniziare il viaggio verso tutti i significati più nascosti del suo mausoleo di famiglia.

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Sandra Pauletto

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