Intervista ad Alessandro Bastasi autore de: “Morte a San Siro” Fratelli Frilli Editori

Intervista ad Alessandro Bastasi autore de: “Morte a San Siro” Fratelli Frilli Editori

D Ciao, possiamo darci del tu?

Certamente!

D Morte a San Siro fa pensare subito al calcio: milan o inter?

Non sono un grande tifoso, ma direi Inter (purtroppo… )

D Le forze dell’ordine hanno un ruolo marginale nel libro, e anche uno dei personaggi preferisce, dovendo parlare, la diretta tv alla questura. Credi che dopo i vari “casi Cucchi” ci sia un calo della fiducia nei loro confronti ?

Dai sondaggi che si leggono sui giornali direi di no, i “casi Cucchi” nonostante la loro sempre maggiore frequenza sono dai più ancora considerati dei casi isolati. L’episodio del romanzo cui ti riferisci ha piuttosto origine dal fondato timore del mio personaggio che il potere dei soldi, con l’aiuto di media compiacenti, possa mettere a tacere o distorcere la verità, per questo preferisce parlare direttamente davanti a una telecamera, per comunicare senza filtri il senso profondo delle sue rivelazioni. Di contro, a un livello più generale, ho voluto con questo episodio sottolineare il ruolo sempre più invasivo dei media anche e soprattutto nei casi giudiziari.

D Mentre leggevo il libro avevo sempre in mente la canzone “Valentina” di Stefano Rosso. La conosci ? Se sì, ti ha in qualche modo ispirato per il personaggio di Angela?

Non la conosceva, una veloce ricerca su Youtube me l’ha fatta scoprire e in effetti ci sono delle interessanti assonanze con il personaggio di Angela, anche se a lei purtroppo l’agognata libertà è stata negata.

D Visto che lo citi più volte nel tuo libro, tu c’eri al concerto dei Beatles al Vigorelli del 1965?

Purtroppo no, mi sarebbe molto piaciuto ma nel 1965 abitavo ancora a Treviso, la mia città natale, e all’epoca non c’era tutta quella libertà di spostamento per un sedicenne qual ero. Ma mi sono documentato e ho raccolto informazioni da un’amica milanese che invece c’era stata e ancora ricorda le emozioni che aveva provato.

D Il tuo romanzo è costruito sui ricordi, che però il protagonista vive con la tristezza del tempo che passa, hai in comune questo stato d’animo con il tuo personaggio o sono altre le cose che vi legano?

Il mio protagonista, Guido Barbieri, professore in pensione, è un uomo che vive ancorato a un passato che non esiste più, a modelli interpretativi incapaci di rappresentare una realtà agli antipodi di quella nella quale era cresciuto, dibattuto tra la paura della vecchiaia e lo sforzo di ritrovare un senso alla propria esistenza. Sotto questo aspetto il personaggio è molto diverso da me, quello che forse ci lega è aver vissuto con grande intensità gli eventi della seconda metà del secolo scorso e lo sconcerto di fronte a ciò che è diventata la nostra società, da tutti i punti di vista, culturale, sociale e politico. Ma l’analogia finisce qui. Io mi sento molto più combattivo e calato nel presente.

D C’è stata una parte del libro che hai scritto con maggior difficoltà?

Qualcuno ha detto e scritto che “Morte a San Siro” è anche un romanzo d’amore. E penso che abbia colto nel segno. La difficoltà maggiore per me è stato raccontare l’amore, nelle sue variegate declinazioni, senza cedere a stereotipi, facendo mio il suggerimento di Erri De Luca tratto dal suo “L’ospite incallito” che cito all’inizio del libro: “Fai come il lanciatore di coltelli, che tira intorno al corpo. Scrivi di amore senza nominarlo, la precisione sta nell’evitare. Distraiti dal vocabolo solenne, già abbuffato, punta al bordo, costeggia, il lanciatore di coltelli tocca da lontano, l’errore è di raggiungere il bersaglio, la grazia è di mancarlo”. Ecco, la mia intenzione era che alla fine, guardando il romanzo nel suo complesso, nelle sue sfumature, attraverso i suoi contorni, il lettore sentisse dentro di sé che “Morte a San Siro” non è solo un noir, non è solo un romanzo “sociale”, ma è anche, e forse soprattutto, un romanzo d’amore.

D E per finire c’è un libro poco noto al pubblico che a te è piaciuto molto?

Ce n’è più d’uno, tra i tanti mi fa piacere citare un romanzo di Luigi Romolo Carrino “Esercizi sulla madre”, edito nel 2012 da Perdisa Pop, che secondo me non ha (ancora) avuto la rilevanza che merita.

Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per il tuo romanzo Morte a San Siro.

Grazie a te per l’attenzione.

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